Lettera aperta del Comitato Difesa Ospedale San Liberatore al Direttore del Presidio sull’utilizzo della vecchia sede come Covid 19

Carissimo Direttore, mi permetta, comprendo il recente passato, periodo certo difficile, che vi ha visto, assieme al dr Marini, ed altri medici, Fiorà, ed altri, senza dimenticare tutti gli operatori sanitari: Infermieri, Tecnici di Radiologia, di Laboratorio, OSS, operai ed altri, comunque coinvolti ed avvicendati in prima persona nella macchina organizzativa dell’Ospedale S. Liberatore di Atri, tutto COVID19. Direi  che funzionasse al meglio, e soprattutto, NON divenisse esso stesso “focolaio” di infezione incontrollato ed incontrollabile per tutto il territorio, nonchè per il centro abitato di Atri in primis, così come è stato per altri Comuni del Nord, ed anche, in parte a Teramo (Ospedale-reparti).

Ringraziando Iddio, tutto è andato per questo verso, a parte i decessi avuti, per i quali esprimo vivo rincrescimento ed esprimo le mie sentite condoglianze ai loro famigliari.

Ma OGGI si sta parlando di riapertura, alle attività usuali, normali, del Presidio Ospedaliero S. Liberatore, per i cittadini di un’ampia  AREA VASTA comprendente circa 15 Comuni, quasi 150-200 mila ab., e per l’Estate subentrante, quasi ad oltre 1 milione, sempre sperando in un turismo  dovuto e possibile, ed auspicabile.

Si parla di fare un mini reparto Covid19, presso l’ex UTIC e la ex Medicina, riportandoci anche la Pediatria Covid in quell’area. E, con un percorso di accesso dedicato dalla vecchia entrata della Medicina Nucleare, dotando il tutto di una TAC mobile al fine di evitare contaminazioni sul suo necessario uso in caso di necessità della Radiologia. Ovviamente il personale dovrà essere dedicato, sia Infermieristico, che OSS, che Tecnico di Radiologia e Medico, altrimenti sarebbe la fine per la promiscuità in essere, e del lavoro e dei ricoveri in atto in quell’area. (NB- UNA COSA E’ TUTTO L’OSPEDALE COVID19, UN’ALTRA E’ MEZZA MEZZA, CON AREE QUASI PROMISCUE).

Quindi, la Radiologia per gli esterni e per gli interni sarebbe salvaguardata? Così la TAC? E per la Cardiologia e relative attrezzature  elettro medicali di ausilio? Cardiografi, Ecocardiografi etc, dove andrebbero  espressi? In quale area del presidio, della parte nuova, dei due padiglioni? Direi A e B?

Così anche per il C. Trasfusionale, l’Allergologia, la Radiologia per gli esterni ed interni, il Laboratorio, l’Anatomia Patologica, la EEG, la Fisiopatologia Respiratoria, la Pediatria normale, (non COVID). Ed il CUP?

Ed il Pronto Soccorso, promiscuo o meno? Come si presenterebbe (posto estremamente delicato per le accettazioni degli astanti, degli urgenti, e quant’altro?).

Per non parlare del Servizio di Diabetologia, del Laboratorio, del Centro Prelievi, la Riabilitazione?

Si è sicuri di non incorrere in qualche rischio di contagio?  Fortuito o inevitabile? Io credo che il rischio è grosso, troppi passaggi promisqui, per il personale preposto, per parenti, per  astanti in attesa nei vari servizi di prestazioni ambulatoriali, di  diagnostica strumentale leggera e pesante, così per la Cucina ed il passaggio dei relativi pasti per i ricoverati.

Ed allora, detto e considerato tutto questo, perché non pensare altro?

Personalmente ho fatto al Sindaco, al Direttore Generale, ed a Lei Direttore, al Presidente dell’ ASP n°2 di Teramo, una proposta, su tre lettere ormai, quella del 16, del 18, e del 24 Aprile, oltre che la presente, (28-Aprile), per una “SCELTA  alternativa”. Ovviamente nessuna  risposta.

Ma incomincia a far breccia questa preoccupazione, anche  stante alcune “raccomandazioni poste a garanzia del non contagio intra-menia”, e questo ad alti livelli, di cui, forse, tenere conto.

 

Cioè dicevo, perché non utilizzare il Ricciconti, oggi sede del Sant-Stefar ed altri servizi, tutti questi, in alternativa, riconducibili, ad essere ospitati presso la palazzina del DSS di Via Finocchi?

Palazzo Ricciconti posto in Via della Repubblica, che potrebbe essere attrezzato nei suoi due piani, partendo da quello a raso, per  attività Covid, e i relativi impianti ed attrezzature forniti da Ditte, o dall’esercito, o dalla Protezione Civile, o dalla Croce Rossa.

Non è difficile, lo hanno già fatto ed attrezzato, anche in tende, nelle fiere,  in capannoni, figuratevi non possibile in una struttura muraria, con ampio parco per ricovero di mezzi e di attrezzature? E con dovuta discrezione anche, vicino all’Ospedale, 100 metri, e per la cucina, coinvolgere quella dell’Ospedale con attrezzature monouso, con tutti i servizi inerenti, come il Laboratorio Analisi?

 

Dopo il 4 Maggio, si potrebbe aver qualche impennata nei contagi, ed allora che si fa? Si ricoverano nel Presidio Ospedaliero, così com’è? Oppure si pensa diversamente?

Se, si seguisse il mio ragionamento, si SANIFICHEREBBE tutto l’Ospedale S. Liberatore, e  si ricomincia d’accapo, ALLA GRANDE, ED IMMEDIATAMENTE, a produrre sanità a dei cittadini di un ampio territorio, che ha dovuto sospendere ogni cosa, ogni accertamento, terapia, intervento, consulto, visita,  etc. e direi anche, con “grave nocumento agli equilibri della propria salute”, sicuramente resi visibili ad accurate valutazioni cliniche e strumentali nel proseguo dei vari mesi prossimi e venturi, non crede DIRETTORE?

Oppure, gli stessi, si sono dovuti raccomandare ed essere visitati, operati, fare accertamenti presso strutture private del territorio, direi NON aggratis, anche facendosi raccomandare per il loro gran numero, e questo a nocumento delle casse regionali e personali. Oppure, si potrebbe fare diversamente, e cioé pensare alla mia proposta, e con una “Conferenza di Servizio”, che vedesse in esso presenti: Il Sindaco di Atri, il Direttore Generale dell’ASL di Teramo M. Di Giosia, il Presidente dell’ASP n°2 di Te. (ex Ricciconti), e la Regione Abruzzo, nell’Assessore  alla Sanità, N. Verì, o Presidente Marsilio.

E sedersi, e discutere il da farsi, e programmare un’alternativa all’Ospedale, per le ragioni dette? E dare così anche la ragione dovuta, alle raccomandazioni del dr D’Amario Claudio, apposta nominato dalla Regione Abruzzo, nel Comitato Tecnico Scientifico, per verificare queste cose, questi passaggi, e che in una sua intervista afferma proprio questo, cioè: “ripristinare il Covid19”, non più presso, o all’interno di Ospedali, ma all’esterno, distanziati, direi appena lontani, al fine di renderli “entità autonome”, ed evitare contagi ed inquinamenti pericolosi per un Presidio Ospedaliero, come fatti e circostanze hanno pienamente dimostrato in altre Regioni.

 

Quindi, la proposta NON è campata per aria, anzi tutt’altro, a quanto pare quella espressa dal sottoscritto.

 

E, provvedere, alla rielezione del nostro Presidio a livelli pre-Covid, e poi, a CREDITO, riprendersi quanto  l’immonda gestione della sanità abruzzese, fatta  e portata avanti dai vari governi regionali, partendo da Del Turco prima con il famigerato PSR 2006-2010, passando per Chiodi, e per finire con  il duo D’Alfonso Paolucci.

 

E la scelta-proposta fatta per il Ricciconti, andare alla immediata sanificazione del Presidio, e provvedere a rimettere, piano piano,  l’attività del Presidio e porre il famoso “CREDITO vantato dal nostro Ospedale”,  dico, a voce alta, alla Politica Regionale ed anche all’ASL Teramana, e relative gestioni di: Varrassi, Fagnano, ed oggi Di Giosia, così come, per anni, dal 2006, questo COMITATO ha sostenuto e denunciato, ma mai ascoltato dalla politica nostrana e regionale, e che oggi, belli, belli, sembrano nessuno responsabili di simili misfatti e porcherie espresse contro il S. Liberatore da 14 anni a questa parte (basta leggere le loro dichiarazioni, da destra alla supposta sinistra).

 

E, la storia di questi mesi, ha dimostrato ancora una volta, la importanza degli Ospedali pubblici, della sanità pubblica, rispetto al Dio privato, che oggi, se non avessimo avuto quelle strutture pubbliche, nonostante il loro depauperamento, in ultimo, con i suoi operatori a tutti i livelli, HANNO RETTO  lo scontro con il virus, salvando il salvabile delle vite umani presenti nel nostro territorio.

 

Ma la guerra non è finita, e si potrebbe ripresentare sia in Estate, che in Autunno-Inverno, ed allora bisogna attrezzarsi bene, e nel qual caso, non saremmo stati presi alla sprovvista, ma saremmo definiti complici di questo disagio, disgrazia, genocidio, se non si fanno le cose bene e per tempo, così come mi sono permesso di suggerire.

 

Sono certo che ci si potrà intendere su quanto sopra, e nel suo giusto verso, e sempre per, e negli interessi, del cittadino. Pensateci Bene, caro Direttore. In attesa di riscontro, cordiali saluti,

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