Ex vitalizi, la Regione approva all’unanimità l’indennità differita. Votano a favore anche le opposizioni

Ma quale vitalizio abolito, la casta è rimasta!  E’ passata in sordina prima dell’estate scorsa,  l’approvazione da parte dl Consiglio Regionale dell’Abruzzo,  la Legge Regionale numero 17- 2019, n.9, votata all’unanimità, che introduce l’indennità a carattere differito, a decorrere dal primo Ottobre 2019, ovvero l’ex assegno vitalizio per tutti i consiglieri dell’attuale legislatura, la undicesima,  e per quelli della precedente, la decima,  che “ ne facciano espressa richiesta al servizio competente , a pena di decadenza, entro trenta giorni dall’entrata in vigore della presente legge” Nella conferenza Stato Regioni del precedente governo giallo verde,(Cinque Stelle-Lega) con l’ex Ministro grillino Fraccaro, con delega ai rapporti con il Parlamento, è stata approvata la norma che introduce il beneficio, che si preoccupa anche di chi non è stato rieletto nell’assemblea dell’Emiciclo nell’ultima consultazione elettorale  e potrebbe rimanere a bocca asciutta. Ed ecco allora che i colleghi hanno pensato bene di non lasciare indietro nessuno, e “salvo espressa richiesta” ,  ma ti pare che se la fanno scappare, anche i “bocciati” dal voto degli abruzzesi ,  si beccano l’indennità a carattere differito che, badate bene, in questo caso è  a carattere retroattivo, altro che differito.  Sempre detta legge regionale, stabilisce all’articolo 8  che per avere diritto  all’indennità a carattere differito(ex vitalizio) occorra aver compiuto 65 anni e  aver ricoperto l’incarico di Consigliere Regionale per almeno 5 anni, anche non consecutivi. Tale norma mette al riparo anche chi, per una improvvisa crisi di nervi o di poltrone, decida di far cadere la Giunta regionale e tornare al voto senza aver  concluso il quinquennio.  E chi alla poltrona dell’Emiciclo siede , con grande fatica, da oltre cinque anni? Nessun problema.  Per ogni anno di mandato consiliare oltre il quinto anno, l’età richiesta per il conseguimento al diritto della indennità,  è diminuita di un anno, fino al limite di 60 anni di età. E se un poveraccio va a casa dopo due anni e mezzo? Anche qui la soluzione legislativa è stata trovata su misura del consigliere.  Il comma 3 dell’articolo 8 stabilisce infatti che “ ai fini del calcolo del mandato , la frazione di anno si computa come anno intero , purchè corrisponda ad almeno sei mesi ed un giorno….”  La norma in parola, che è stata approvata all’unanimità da tutti i consiglieri regionali, senza alcuna distinzione morale o di partito che dir si voglia,  offre anche altre opportunità ai consiglieri in carica, come recita l’articolo 15.  Si legge infatti che i consiglieri della undicesima legislatura, quella in corso , “ possono richiedere , entro 30 giorni dall’entrata in vigore della presente legge (1° Ottobre 2019) di effettuare i versamenti necessari per maturare l’indennità di cui all’articolo 6 (indennità differita) con versamenti delle quote contributive riferite al periodo antecedente all’entrata in vigore della presente legge pagando la differenza in un’unica soluzione o rateizzando il pagamento in sei mesi”  Sempre per non fare torto a nessuno, che non sia della stessa specie, ovvero ex consiglieri regionali della legislatura precedente,  a costoro è consentito, pur di avere il famigerato assegno mensile,  di versare quanto dovuto anche in comode rate da pagarsi in 24 mesi. In soldoni l’ammontare dell’assegno maturato , dopo appena cinque anni di presenza tra i banchi dell’Emiciclo non può essere inferiore al trattamento a due volte il trattamento minimo Inps, ovvero a quello di un comune cittadino.  Tanto per avere un’ idea del costo degli ex consiglieri regionali, nel solo anno 2019 le casse della Regione Abruzzo ha sborsato oltre quattro milioni di euro, tra assegni agli interessati e pensione di reversibilità ai congiunti. Con l’introduzione della nuova legge, a valere sull’attuale legislatura,  per il solo anno 2019,  con l’introduzione della Legge di “indennità differita” in vigore dal 1° Ottobre,  il costo è aumentato di 500 mila euro per l’esercizio finanziario 2019, di  600 mila euro nel 2020 e 2021. Le somme potranno essere comprese tra un minimo di 1500 euro e un massimo di 8 mila euro lordi , a seconda della permanenza tra i banchi del Capoluogo regionale.

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