Sono passati cinquant’anni da quando, era il 1968, il Dottor Achille Apicella, giovane informatore farmaceutico della primaria casa di medicinali, la Angelini, decise di lasciare tutto il suo giro di clienti per l’Abruzzo e aprire, o meglio, rilevare una Farmacia nel pieno centro della città di Atri. Suo nonno, Giuseppe Filiani, anch’esso farmacista, nei primi anni del ‘900 aveva anch’egli una bottega in cui dispensava medicine in centro, insieme a quella di Vecchioni, Savini e Melchiorre, tutte nel centro storico della città ducale. La morte improvvisa del Dottor Giuseppe Filiani e l’assenza in famiglia di farmacisti ne fece conseguire la chiusura della saracinesca. Nel frattempo nei comuni come quello di Atri, il numero di farmacie attive passarono da quattro a due, tanto da rimanere in attività la storica farmacia della famiglia Vecchioni, il cui ultimo testimone è stato il Dottor Aristide, e quella di Melchiorre che fu ceduta alla famiglia Mazzoni di Notaresco. Da quest’ultimo il giovane Achille Apicella rilevò, dietro esborso di parecchi milioni di lire, la centralissima attività di Piazza Duchi d’Acquaviva, dove si trova tuttora. Il neo farmacista in attività condusse con energia la nobilissima  missione nel seno della civil società. Ben dicevano i nostri antenati quando affermavano che il farmacista rappresenta, per così dire, il potere esecutivo della scienza medica, e che egli è l’anello di congiunzione tra la scienza speculativa e la pratica, tra la medicina e la chimica. Nessuna professione ha tanto bisogno di essere circondata della pubblica stima quanto quella  del farmacista. E’ cosi che il Dottor Achille Apicella ha sempre ricevuto dai suoi clienti/pazienti la stima, la fiducia e il rispetto. Sentimenti che si guadagnano ogni giorno, in qualsiasi ora, anche di notte, quando andavano a casa e bussavano al suo portone per chiedere un consiglio, un farmaco, che fosse in grado alleviare il dolore dei denti o il mal di testa del congiunto o del figlio, la febbre che saliva e con essa la paura. Non c’erano i telefonini, non c’era il pc e la possibilità di interrogare Google per farsi spiegare, con la medicina fai da te, quale malattia fosse incombente, quali effetti procurasse. I più fortunati avevano il telefono a casa e gli atri si recavano al telefono pubblico del bar o del pizzicagnolo che però di notte era chiuso. Così facevano anche dalla lontana campagna i poveracci che in piena notte arrivavano ad Atri e chiedevano aiuto al farmacista per l’animale che soffriva, che era in fin di vita. Tanti, tantissimi anni dentro e fuori da quella farmacia,  non solo con il camice bianco, ma anche e soprattutto con la borsa tra le mani a fare da medico al bisogno, consapevole che un giorno sarebbe finito tutto, con il suo pensionamento, non avendo figli. Ma la divina provvidenza evitò ad Achille l’amara esperienza del nonno, senza eredi perché nessuno voleva continuare la professione.  Seppure senza prole, il giovanissimo nipote Luigi, appena laureato in farmacia, decise di frequentare dietro le quinte e la guida del suo amato zio, il laboratorio retrostante, ascoltando consigli, segreti e imparando le virtù necessarie per la buona riuscita nell’attività in futuro. Uomo dal fare garbato, di poche parole e molto attento a quello che sentiva e vedeva nella bottega, venne affiancato al fedelissimo e storico aiuto del titolare, Remo Alonzo, che dal 1965 con l’immancabile camice verde , ne sapeva quanto un medico. Non c’era armadio, farmaco, vetrina o nome di del medico che prescriveva la ricetta che Remo non sapesse. Nulla ignorava, tutto ordinava, metodicamente e scientificamente si potrebbe dire, garantendo al farmacista titolare una tranquillità operativa degna del miglior collaboratore che si potesse avere. Rimase dentro le mura dell’attività sino al 2008, e nel frattempo il giovane dottore Luigi Colleluori, era diventato padrone della situazione, ereditando l’esperienza dello zio di cui aveva fatto tesoro. Ad affiancarlo nella rinomata e storica Farmacia Apicella, la dottoressa Valentina Di Sante, anche lei con il sangue nelle vene da farmacista doc, nipote del titolare odierno, e l’uomo invisibile che ha preso il posto di Remo Alonzo, ovvero Massimo Colleluori, fratello di Luigi e figlio del mitico professore Cleto, di cui ricordo le “carezze” sulla faccia a scuola. Masimo è l’uomo che non vedi, come Remo allora, ma che conosce tutto e tutti, che ordina i  medicinali , che sistema i farmaci in arrivo, che pianifica e gestisce ogni cosa nel retro della rinnovata farmacia, che pur avendo cambiato look non ha preso l’aria e il sapore di un luogo dove non c’è solo chi dispensa farmaci ma soprattutto chi ti ascolta e consiglia all’occorrenza.

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