Atri, il rito della Processione del Venerdì Santo compie 90 anni

Atri, il rito della Processione del Venerdì Santo compie 90 anni

La prima processione del Venerdì Santo, in Atri, dopo la riforma dell’Arcidiacono Raffaele Tini, quest’anno compie 90 anni. In precedenza, la processione più sentita di Atri, coinvolgeva quattro chiese intramurali: S. Spirito con il Cristo morto, S. Francesco con l’Addolorata, S. Giovanni con il Calvario, S. Maria con la croce di Passione. Ogni chiesa rappresentava un quarto di Atri. La città dei calanchi, all’inizio del XV sec. era stata, come Firenze, divisa in quarti, anche se i più caratteristici son rimasti Capo d’Atri e S. Giovanni. Il quarto S. Maria è un po’ neutrale, perché ha la Cattedrale, ovvero la Chiesa Madre di Atri, mentre S. Nicola, non coincidente con il territorio parrocchiale, è assorbito da Capo d’Atri.

Per garantire maggior compostezza ed evitare ritardi, Mons. Tini decise il coinvolgimento soltanto della Cattedrale, con eccezione di S. Giovanni, per la macchina processionale del Calvario. I contradaioli di S. Domenico non la vollero cedere, e la Cattedrale non si dotò del pesante simulacro. L’eccezione fu motivata, dalla particolarità del rione, un tempo periferia del centro storico. Nel XVII sec. fu associata al catasto di Mutignano e tale comunanza è sottolineata dall’architettura delle due torri campanarie. S. Giovanni e S. Ilario, hanno il tamburo non coperto da cuspide conica, come vediamo in tanti esempi del Medio-Adriatico, ma da calotta.

La processione del Cristo Morto, segue la celebrazione della Passione in Cattedrale. Non sempre, in questi 90 anni, è stata compiuta in Cattedrale, perché per diversi anni fu impraticabile. E’ aperta dalla croce di Passione, perché Atri, a differenza di altri luoghi (come Chieti), non dispone dei simboli o trofei. Prima del Cristo Morto, nella bara settecentesca di scuola napoletana (sulla quale venne esemplato il baldacchino di S. Rita), incedono i canonici, un tempo incappucciati, in abito paonazzo, bordati di ermellino. Con l’assottigliamento del capitolo e i sacerdoti impegnati nelle parrocchie, il numero è diminuito. Il sacerdote presidente, al centro, indossa sul camice, stola e piviale di colore rosso, affiancato da due caudatari.

Poco dopo arriva l’Addolorata, scortato un tempo dall’omonimo Terz’Ordine, operante nella Chiesa di S. Reparata, animato da Don Bruno Trubiani, con la solerte guida di P. Bernardino Piccinelli, O.S.M., poi eletto Vescovo. La processione imbocca Via Cicada e sul sagrato di S. Giovanni, vi è l’aggiunta delle Tre Croci o Calvario, ovvero la Croce del Cristo Redentore e quelle dei due ladroni, il pentito e l’impenitente. Il percorso è quello lungo, riguardante le principali piazze e vie del centro, soluzione ripetuta al Corpus Domini, e alle processioni di S. Reparata, S. Rita e della Madonna del Rosario.

Alla processione partecipavano le confraternite, e con la loro scomparsa, dai figuranti in abito confraternale. Fu Pier Giorgio Cipollini a riattivarli, perché S. Giovanni disponeva dei panni di due Confraternite: il SS. Rosario e il Nome di Gesù. La prima era direttamente legata all’Ordine dei Predicatori, presenti fino al 1809 in S. Giovanni, la seconda aveva una cappella all’interno della Chiesa ed era legata ai figli di S. Francesco, perché inclito cultore del Nome del Signore, fu S. Bernardino da Siena, raffigurato nel coro della Cattedrale atriana. I figuranti avevano la classica tunica bianca con cordiglio e mozzetta, e alcuni avevano il volto interamente coperto da un cappuccio, con i fori degli occhi.

I restauri della Chiesa di S. Giovanni, comportarono l’interruzione, per alcuni anni, dei figuranti, impegnati principalmente per il trasporto e il cambio del Calvario. In anni recenti, sono tornati, con mozzette di diverso colore.

L’amico Ettore Cicconi, fondatore e direttore del Museo Etnografico, pensò diversi anni fa di riportare la processione del Cristo Morto alla soluzione prima della riforma di Mons. Raffaele Tini. Sarebbe stato un ritemprante tuffo nel passato, perché la gente poteva vedere la processione del tempo dei nonni.

SANTINO VERNA.


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Marino Spada

Direttore Responsabile e Fondatore del Giornale " la Voce del Cerrano"

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