Atri, il San Liberatore ancora una volta paga il prezzo più alto nella pandemia

Situazione irreversibile per il San Liberatore di Atri. E non solo per la quarta ondata della diffusione virale, sia pure con altra denominazione, ma per le conseguenze attuali e future.Già prima che l’Omicron prendesse il sopravvento,  la Cardiologia era chiusa ed accorpata alla Medicina, contrariamente alle affermazioni del  direttore sanitario della Asl di Teramo, Maurizio Brucchi, il quale in più riprese aveva detto che il reparto diretto dal dottor Bruno Loffredo sarebbe ripartito. Promesse di pinocchio atteso che ciò non si è mai verificato. Ora la vittima predestinata è la Pediatria, il cui reparto, già ridotto all’osso, con pochi medici, funzionerà dalle 8.00  alle 15.00 come si trattasse di un sportello pubblico e non già di un importante riferimento per l’intero comprensorio a cui fa capo il San Liberatore.  Con l’assenza dei pediatri in Atri tutto si complica e, in caso di necessità, bisognerà rivolgersi a Teramo oppure a Pescara. Il primo cittadino era a conoscenza delle intenzioni della Asl teramana ma non ha mosso un dito per evitare l’ulteriore ridimensionamento che si tradurrà, a breve, nella soppressione del reparto. Idem per Medicina e Lungodegenza accorpati, sia pure per fronteggiare la variante virale, ma resta una domanda: possibile che a pagare il prezzo più alto, ora come allora, due anni fa, sia sempre e solo il nosocomio di Atri? Qualcuno ci deve delle spiegazioni.

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