La devozione a S. Rita da Cascia nella città di Atri, il cui erigendo Santuario è stato riaperto dopo il sisma, con il solerte impegno del Vescovo Lorenzo Leuzzi e del Parroco Canonico Don Matteo Baiocco D’Angelo, si articola in quattro fasi storiche: il secolo XVII sec. all’indomani della beatificazione, il XVIII sec. con il lavoro degli Agostiniani Scalzi, presenti nel Convento di S. Spirito, il secolo seguente con l’opera della Congrega del Suffragio subentrata all’Ordine osservante, presieduta dal Priore Antonino Gatti, e il XX secolo, con il breve dell’indulgenza, concessa da Leone XIII, nel 1901.

Il XVII secolo, quando Atri era dominata dagli Acquaviva, sembrerebbe poco fertile per la diffusione del culto alla Beata Rita, perché fu il periodo della vacanza degli Agostiniani, dal Convento di Capo d’Atri. La comunità fu rimpiazzata dai Minimi di S. Francesco di Paola, Ordine Mendicanti il cui fondatore era patrono del Regno delle Due Sicilie. I “Paolotti”, come vengono popolarmente chiamati i Minimi, nei pressi di S. Spirito costruirono una piscina, per l’allevamento di fauna ittica, avendo l’obbligo della Quaresima perpetua, non potendo quindi cibarsi di carne e derivati (uova e latticini), per tutta la vita.

Gli Agostiniani Calzati o Conventuali, erano comunque presenti nella città dei calanchi, presso la Chiesa di S. Caterina, per metonimia S. Agostino, nel Convento a destra dell’aula liturgica. La Chiesa ha la fisionomia di edificio sacro magistrale, per la monumentalità e l’aspetto architettonico-artistico. Non vi è il campanile a vela, come ci si aspetta in una chiesa povera, ma la torre campanaria, riecheggiante quella della Cattedrale, con il tamburo ottagonale e la cuspide conica. Pertanto anche loro potevano proporre il culto di S. Rita.

Rita aveva concluso la giornata terrena, nel Monastero di Cascia nel 1457 e subito venerata dal popolo come Santa. L’annuale festa venne inclusa nel calendario casciano e inserita nei festeggiamenti di Pentecoste. Ma dobbiamo aspettare il terzo decennio del XVII sec. per la beatificazione ufficiale. Non fu soltanto un atto formale, ma la trasformazione di un culto locale, confinato in un’area impervia dell’Italia appenninica, in devozione universale.

Principale promotore della beatificazione, il Cardinal Fausto Poli. Originario di Usigni, uno dei castelli di Cascia, entrò nel Seminario di Spoleto, e divenne amico del Vescovo, Maffeo Barberini, il quale comprese subito il talento del giovane prelato. Spoleto, capitale del ducato longobardo e fedele al Vescovo di Roma, fu non di rado trampolino di lancio per gli uomini della Chiesa. Se nel Seicento il Cardinal Barberini divenne Urbano VIII, nell’Ottocento il Cardinal Mastai Ferretti ascese al soglio di Pietro con il nome di Pio IX e in tempi recenti fu la prima sede di Ordinario di Mons. Ugo Poletti, discepolo del grande Gilla Vincenzo Gremigni, poi Vicario di San Paolo VI per la città di Roma e dei suoi successori, Ven. Giovanni Paolo I e S. Giovanni Paolo II.

Il Cardinal Fausto Poli, per meglio servire la città di Cascia e quindi promuovere il culto di S. Rita, vi acquistò una piccola casa. Eletto Arcivescovo “in partibus” di Amasea, antico luogo all’ombra del Patriarcato di Costantinopoli, un secolo dopo abbinato a Pavia, in rivalità con Milano, il porporato di Usigni, terminò il servizio episcopale in Orvieto

Nel XVII secolo furono scritte ventisei biografie sulla Beata Rita, anche se sulla beatificazione influì quella di Agostino Cavallucci di Foligno. La stampa era appena nata e molti hanno avuto la grazia di conoscere questa testimone della fede, legata agli Agostiniani, perché entrò miracolosamente nel Monastero di Cascia, grazie all’intercessione di S. Giovanni Battista, S. Agostino e S. Nicola da Tolentino.

Il passaggio in Abruzzo fu breve, per contiguità territoriale e rapporti commerciali tra le regioni. I mercanti fiorentini venivano in Abruzzo, per rifornirsi di lana e zafferano, e la meta era principalmente l’attuale provincia dell’Aquila. Gli Agostiniani dell’Aquila, presenti nel capoluogo abruzzese dal 1282, appartenevano alla stessa giurisdizione di quelli di Cascia, la cui fondazione è posteriore.

Atri, apparteneva alla giurisdizione abruzzese-molisana, con il convento coevo di quello di Città S. Angelo (il primo 1309, il secondo 1314) e con territorio corrispondente a parte dell’Abruzzo e del Molise di oggi.

I Vescovi di Atri e Penne, nella seconda metà del XVII sec., provenivano tutti dallo Stato Pontificio e questa soluzione favorì le relazioni tra Atri e le regioni “papaline”. Imago brevis di questa relazione, l’opera di Carlo Riccioni, della montagna di Roseto (il paese natale è forse Fano Adriano), allievo o comunque emulo di Gian Lorenzo Bernini. Dopo l’apprendistato in patria, si recò nella città eterna ed entrò a contatto con l’ambiente dove non di rado si parlava della Beata Rita.

L’ebanista aprutino è autore degli armadi per la sacrestia dei canonici, ora nel Museo Capitolare, immortalati dal poliedrico umanista Giuseppe Verdecchia e del baldacchino, in legno di noce (1677), destinato all’altar maggiore della Cattedrale, da sempre rivolto al popolo come nelle Basiliche romane, e poi traslato nella Chiesa di S. Reparata e in questi ultimi anni, oggetto di discussione tra studiosi e ambientalisti, per una collocazione più in sintonia con la monumentalità e le linee architettoniche.

  1. Rita, da quasi quattro secoli nella storia di Atri, è più venerata della protettrice, S. Reparata, complici le condizioni metereologiche maggioline, perché la festa della Santa degli impossibili, segna ad Atri il ritorno della bella stagione, come in altri luoghi, la festa di S. Antonio di Padova: “Quando arriva il Padovano/ puoi togliere il pastrano”.

La Chiesa di S. Spirito, parzialmente restaurata, può diventare Santuario di S. Rita, con decreto vescovile, al pari di altre “repliche” di Cascia, come esistono le “repliche” di Padova. S. Rita, intercedi per noi presso il Signore e, nello spirito delle beatitudini, concedi a tutti noi di essere, non solo pacifici, ma operatori e costruttori di pace.

Santino Verna

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