Da Bologna a Pescara , un filo comune lega la danza ottocentesca tra cultura ed eventi
di Andrea Spada
C’è stato un tempo in cui il ballo non era un semplice passatempo, ma uno dei linguaggi fondamentali della vita sociale europea. Nell’Ottocento, saper danzare significava sapersi muovere nel mondo: nei salotti, nei teatri, nelle sale da ballo si intrecciavano relazioni, educazione, identità. Quadriglie, valzer, polke e mazurke non erano soltanto coreografie, ma forme di comunicazione collettiva, capaci di trasmettere stile, disciplina e senso della comunità. È da questa visione che nasce, nel 1991 a Bologna, la Società di Danza, fondata da Fabio Mòlica con un progetto allora controcorrente: recuperare e restituire alla contemporaneità le danze di tradizione ottocentesca come vero patrimonio culturale. Non una rievocazione folkloristica, ma un lavoro di studio, ricerca e trasmissione, capace di unire rigore filologico e pratica sociale. Alla base dell’esperienza c’è infatti un’idea precisa: la danza come chiave di lettura della storia. Attraverso lo studio dei manuali dell’epoca, delle notazioni coreografiche e delle fonti storiche, quelle danze vengono ricostruite non solo nei passi, ma nello stile, nella postura, nel loro significato profondo. Tornano così a essere ciò che erano nell’Ottocento: uno spazio di educazione, relazione e cultura condivisa. Nel tempo, questo progetto si è diffuso in molte città italiane, dando vita a una rete di associazioni che condividono lo stesso metodo e la stessa visione. Tra queste, anche Pescara, dove opera un’associazione affiliata alla Federazione nazionale, impegnata a portare avanti sul territorio abruzzese proprio l’eredità culturale del progetto di Fabio Mòlica. Qui la danza storica non è proposta come semplice attività ricreativa, ma come percorso culturale. Attraverso corsi, balli e momenti di apertura al pubblico, l’associazione pescarese lavora per diffondere una pratica che unisce studio, disciplina e socialità, offrendo alla città un luogo in cui il passato diventa strumento di conoscenza del presente. In un tempo in cui la cultura è spesso legata all’evento rapido e all’intrattenimento, la Società di Danza e la sua realtà pescarese scelgono invece la via della continuità: quella di un patrimonio che si trasmette passo dopo passo, dimostrando che anche un valzer può essere, ancora oggi, un atto di cultura.
Scopri di più da la Voce del Cerrano
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

