Atri, lettera aperta di un cittadino sugli alberi in piazza Acquaviva
Pubblichiamo di seguito un lettera aperta di Francesco Bindi
“Quando, quasi due anni, fa rientrai nel dibattito politico locale attraverso la costituzione dell’associazione “Officina Atriana”, introdussi subito due proposte: l’eradicazione delle quattordici piantacce che ingombrano e stroppiano piazza Acquaviva e la proposizione al Vescovo dell’istituzione di una scuola per esorcisti nella sede dell’ex seminario.
Entrambe le idee vennero recepite come bizzarre, ma la prima trovò una tiepida accoglienza. Tale tepore si trasmise a tutto il campo largo di Prospettiva Atri al quale Officina partecipa attivamente. Il risultato fu che la proposta di togliere le piante dalla Piazza non fu inserita nel programma del centrosinistra atriano. Figuriamoci la scuola per esorcisti!
Eppure non ci sarebbe bisogno di alcuna discussione: le piazze storiche di tutto il mondo non hanno alberi che coprono le facciate dei loro palazzi. Facciamo un giro su youtube cercando “piazze italiane” o “piazze del mondo” e ce ne rendiamo immediatamente conto.
La questione quindi non è “alberi sì/alberi no”, ma quando cancellare la loro vergognosa presenza lì, che fa a pugni con i cartelli “Atri città d’arte” o la reiterata dizione “Atri città della cultura”. Di quale arte e di quale cultura si ciancia se poi presenti la tua cinquecentesca sede municipale coperta alla visuale da orrende enormi piantacce, più adatte all’accoglienza di scimmie che di visitatori umani?
Ho sentito alcune obiezioni dei clorolatri (parola da me inventata dal greco cloros=verde e latrìa=adorazione):
1) Il bilancio carbonico negativo: si tolgono 14 alberi che sottraggono anidride carbonica all’aria.
Giusto: basta piantarne un numero pari, doppio, triplo altrove e il bilancio si rimette o si migliora.
2) Eh, ma il fresco l’ombra…
Esistono i grandi ombrelloni amovibili e modulabili con il vantaggio di essere pure orientabili secondo l’eclittica solare.
3) Ma ci sono sempre state.
Certo, quando non si aveva alcuna coscienza urbanistica e si abbattevano opere come l’Arco del Monsignore per farci passare camion e pullman e fintanto che non vi sono stati amministratori in grado di provvedere.
Ma il Sindaco l’ha capito e vuole porre rimedio a quella bruttura ed ha in questo tutto il mio appoggio, come ce l’ha (anche fattivamente) nei lavori di limitazione delle cime delle piante a livello della balaustra del Belvedere Vomano e di quello della Villa Comunale che rendono quei luoghi semplicemente dei Nonvederi.
Ora scrivo in modo che ci sia in questa vicenda almeno un segno di chi l’ha lanciata e, in caso di realizzazione, non tutto il merito vada all’Amministrazione il cui Sindaco, che all’inizio pure mi derideva, si sta convertendo persino sulla scuola per esorcisti…
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