Sartoria Dei Duchi, intervista a Gianfranco De Matteis, ex direttore generale della Brioni
Gianfranco De Matteis, ex direttore generale della Brioni, tra i marchi più conosciuti al mondo nel campo dell’abbigliamento da uomo, è attualmente il consulente tecnico e commerciale della Sartoria Dei Duchi con sede ad Atri. Dopo 42 anni trascorsi ai vertici dell’azienda di Penne, De Matteis ha scelto di supportare, grazie alla sua esperienza e alla rete di conoscenze nel campo della moda, l’idea dell’imprenditore Piero Pavone di realizzare una sartoria artigianale in grado di produrre abiti di alta moda.
Quest’anno ricorrono 80 anni dalla fondazione della Brioni. Quale è il suo ricordo personale?
Nel dicembre del 1968 entrai in Brioni, il cui nome a quel tempo era Roman Style, in quanto il primo negozio con laboratorio sartoriale era stato aperto a Roma da un sarto di Penne, Nazareno Fonticoli, nell’immediato dopo guerra in via Barberini, e in seguito anche a Firenze, New York sino ad arrivare a 62 negozi in tutto il Mondo. A partire dagli anni 80 mi sono occupato della ristrutturazione e dell’ampliamento dello stabilimento di Penne che all’epoca contava 500 dipendenti circa. La produzione era di circa 200 capi al giorno realizzati tutti artigianalmente con cicli di 150 fasi per realizzare una giacca. Un ritmo elevato di lavoro con degli alti e bassi specie nelle stagioni.
Qual è stato il punto più critico della produzione?
Nel bel mezzo della stagione di tangentopoli, tra il 1992 e il 1993 ci fu un calo del fatturato intorno al 15% circa, con una ripercussione sulle vendite nelle principale boutique da parte dei clienti che spendevano oltre un milione di lire per una giacca arrivando a un milione e mezzo per un completo. Questo perché il nostro mercato era rivolto ad un segmento molto alto di clientela. Nel 1996 ci fu una grande ripresa di domanda con un rimbalzo del 40%.
Quale era il Paese in cui l’azienda vendeva di più?
Negli Stati Uniti avevamo circa un terzo della richiesta della produzione seguito dalla Germania per il mercato europeo che compensava anche le crisi stagionali e fisiologiche, ai quali si aggiunse in seguito quello sovietico che incideva notevolmente sul fatturato che era arrivato a 180 miliardi di lire annuo.
La forte espansione nel mercato internazionale richiedeva un numero elevato di dipendenti. Come avveniva la formazione?
Eravamo arrivati a oltre mille confezionisti e c’era bisogno di far conoscere il mestiere ai nuovi arrivati. Fondai nel 1986 una scuola interna di sartoria dove venivano formati 18/20 ragazzi ogni anno dai 14 anni in su che seguivano la produzione e l’insegnamento da due maestri, uno di Collecorvino e l’altro di Penne. Da questa scuola sono usciti dei bravi sarti tra cui D’Annunzio e D’Agostino che oggi collaborano con la Sartoria Dei Duchi.
Come ha conosciuto Piero Pavone, fondatore della Sartoria Dei Duchi?
L’incontro con Piero è avvenuto grazie alla segnalazione del D’Annunzio che mi ha parlato dell’investimento dell’imprenditore atriano in questa sartoria artigianale e della necessità di una figura di un esperto nel settore per l’ampliamento del mercato. Il mio compito è quello di sviluppare la sartoria nella produzione per conto di brand della moda di altissimo livello e stiamo preparando una collezione da portare al Pitti di Firenze il prossimo gennaio. Una vetrina internazionale dove passano i buyer più importanti.
E’ possibile immaginare una scuola sartoriale all’intero della Sartoria dei Duchi?
E’ un obiettivo che ci siamo dati, quello di formare giovani che vogliono intraprendere questo percorso, un passo importante che faremo dopo aver fatto crescere la produzione dell’azienda che lavora molto bene e garantisce un prodotto di altissima qualità destinato ad un target sempre più esigente al quale ci rivogliamo.
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