Giubileo e Natale, l’intervista al Vescovo di Teramo-Atri Monsignor Lorenzo Leuzzi
Eccellenza Reverendissima, qual’è il messaggio principale che desidera rivolgere ai fedeli della diocesi di Teramo-Atri in occasione di questo Natale?
Nella grotta di Betlemme si è realizzato il più grande evento nella e della storia: Dio ha condiviso la nostra condizione umana. Un tale annuncio in passato poteva essere di secondaria importanza. Nel mondo moderno invece è l’evento che può orientare il cammino di ciascuno di noi: verso la vita o verso la morte. L’uomo può essere trasformato in oggetto. Quel Bambino che vedremo nella grotta, tra Maria e Giuseppe, ci ricorda che Lui viene per aiutarci ad evitare di essere travolti e ridotti a oggetti. Lui viene perché ciascuno di noi è qualcuno e non qualcosa.
Quali sono le principali iniziative promosse dalla diocesi per celebrare il Natale e supportare le persone in difficoltà?
La nostra Diocesi nel tempo di preparazione al Santo Natale vive la gioia di venerare il suo patrono, san Berardo, vescovo. E’ un evento che consolida il camminare insieme per essere una comunità nella quale quel Bambino non è semplicemente ricordato, ma accolto e amato. E’ nella comunità che possiamo sperimentare la gioia della sua presenza. Non si tratta di promuovere iniziative natalizie, ma di aprire gli orizzonti del nostro essere comunità per servire tutti coloro che incontriamo nella quotidianità in ogni ambiente di vita. Anche le iniziative di sostegno delle persone in difficoltà non devono mai essere vissute come manifestazione della nostra presenza, ma come promozione di nuovi percorsi di servizio perché nessuno si senta solo. La disponibilità e la creatività sono diffuse nel territorio. Tuttavia, è importante che si sviluppino nuove possibilità di risoluzione delle diverse situazioni di difficoltà. In questa prospettiva si colloca il centro di ascolto per i giovani inaugurato in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù: un servizio per incoraggiare e coinvolgere tutte le realtà educative e culturali della Diocesi. Solo camminando insieme è possibile comprendere i problemi e proporre vie di risoluzione.
In che modo la Chiesa locale può aiutare le famiglie a vivere il Natale in modo più autentico, recuperandone il significato spirituale?
Nelle famiglie la presenza di Gesù Bambino è un invito ad essere partecipi della costruzione della vita familiare. Non si vive in famiglia per necessità, ma per dono. La famiglia è un dono che lo stesso Gesù ha voluto sperimentare e trasmettere a tutti noi. La vera spiritualità familiare è il desiderio e l’impegno di crescere insieme nella diversità delle vocazioni: quella genitoriale e quella filiale. La presenza di Gesù Bambino non deve essere solo un ricordo, occasionale, rinchiuso nel presepe. La Grotta di Betlemme è l’immagine di una comunità familiare gioiosa e aperta al futuro: con quel Bambino è possibile progettare e impegnarsi a crescere e servire. E’ fondamentale, nel tempo natalizio, partecipare alla Santa messa insieme, tutta la famiglia: sarà l’esperienza di un Natale che apre orizzonti nuovi per tutti.
In un momento storico in cui la fede sembra allontanarsi da molti, quale pensa sia il ruolo della Chiesa nella società di oggi?
La Chiesa deve indicare a tutta la società che ciascuno di noi è qualcuno e non qualcosa! I giovani sentono questo desiderio, ma i dinamismi della società tendono a promuovere una cultura oggettuale. Non è facile superare questo dinamismo. La Chiesa deve impegnarsi di più far conoscere che nella notte di Natale Dio è entrato nella storia per dire a tutti che siamo qualcuno. Non è necessario lottare per essere riconosciuti. Lo siamo già. Questo annuncio sarà il fondamento di una società moderna che sa crescere e sviluppare con tutte le potenzialità acquisite nel passato. Ogni persona umana può essere di più, donando i suoi talenti per la costruzione della civiltà dell’amore.
Ci sono progetti futuri o nuovi percorsi pastorali che desidera condividere con i fedeli per l’anno a venire?
Con la celebrazione eucaristica di Domenica 29 dicembre anche la nostra Chiesa inizierà il cammino giubilare animato dalla virtù della “speranza”, che papa Francesco ha indicato a tutta la Chiesa e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Insieme ai momenti di preghiera che si svolgeranno in modo particolare nei santuari mariani la Diocesi è impegnata nella riflessione sul significato della virtù teologale della speranza. “La conoscenza anima della speranza”: questo è il tema che sintetizza il nostro cammino. La virtù teologale della speranza, ha ricordato papa Francesco, coinvolge tutta l’esistenza umana del credente, impegnato nella Chiesa e nella società.
Come tradurre nel nostro tempo il legame tra vita concreta e virtù della speranza? Dalla conoscenza. Nel mondo moderno non si può costruire senza la conoscenza della realtà.
Le iniziative diocesane di preparazione agli eventi giubilari che si svolgeranno a Roma durante l’Anno giubilare saranno animate dal desiderio di promuovere il coinvolgimento di tutte le realtà interessate alla promozione di una nuova cultura della conoscenza, senza la quale non sarà possibile costruire la Chiesa e la società. E’ la via per essere pellegrini di speranza!
Andrea Spada
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