Da Gennaio aumentano gli stipendi dei sindaci e assessori. Ecco chi ci guadagna di più
Non più tardi di qualche settimana fa è appara la notizia che un carabiniere si è candidato in un piccolo comune del nostro Paese alla carica di primo cittadino. Non è la prima volta che accade e in alcuni casi si è fatta molta fatica a trovarne uno che si proponesse alle elezioni, specie nei paesini del sud dove la criminalità la fa da padrona. Al di là della scelta del maresciallo, prossimo alla pensione, il cui spirito di servizio è certamente da elogiare, non possiamo non ricordare come dal prossimo anno, gennaio 2024, chi ricopre la carica di sindaco avrà dei vantaggi economici non di poco conto. E non solo lui. La legge ha esteso l’aumento dell’indennità anche al vice sindaco, assessori e consiglieri comunali, sia pure con le dovute differenze. La nuova norma in vigore dal 2021, con cui è stato approvato il bilancio dello stato per il 2022, ha aumentato le indennità di carica per i sindaci dei comuni delle regioni a statuto ordinario (6.565 su 7.903); e per trascinamento, aumenteranno anche i compensi degli altri amministratori comunali.
L’aumento è stato votato anche dalle forze politiche che sulla protesta contro i costi della politica e i privilegi della “casta” hanno costruito le loro fortune elettorali. Evidentemente, il Parlamento ha ritenuto opportuno aggiornare i compensi degli amministratori degli enti locali stabiliti nel 2000, ridotti del 10 per cento nel 2006 e aumentati per i soli comuni fino a 3 mila abitanti nel 2019.
Alcuni aspetti meritano di essere sottolineati: rispetto alla precedente, la nuova mappa delle indennità accentua le differenze tra comuni che potrebbero richiedere ai loro amministratori un impegno simile; l’aumento dei compensi per i sindaci lascia irrisolto il problema della frammentazione in una miriade di piccoli e minuscoli comuni, che difficilmente riescono a offrire servizi soddisfacenti ai loro cittadini. Il maggiore onere finanziario degli incrementi è interamente coperto dal bilancio statale. L’indennità aumenta qualsiasi sia la dimensione dei comuni. Resta comunque agganciata al numero di abitanti, che era il criterio prevalente del vecchio schema, ma la rilevanza istituzionale della singola amministrazione acquisisce peso. Infatti, le retribuzioni dei primi cittadini sono calcolate in percentuale dell’indennità percepita dai sindaci delle città metropolitane, che da gennaio 2024 sarà è equiparata al compenso massimo dei presidenti delle regioni: 13.800 euro lordi al mese. A partire dal 2024 i sindaci delle città metropolitane riceveranno dunque un compenso quasi doppio rispetto alla cifra percepita fino al 2021, ma, in percentuale, non si tratta dell’incremento più rilevante. Le nuove indennità premiano principalmente gli amministratori dei capoluoghi di provincia, in particolare quelli piccoli. Il compenso dei sindaci dei diciotto capoluoghi con meno di 50mila abitanti – tre dei quali non arrivano a 30mila – fa un bel salto in alto: cresce di circa 6 mila euro al mese, una volta e mezzo in più dell’importo di partenza. Per un comune non capoluogo di 50 mila abitanti l’aumento si ferma a molto meno della metà. Ma davvero amministrare il capoluogo Isernia (21mila abitanti, indennità di 9.600 euro al mese, +160 per cento) richiede al suo sindaco un impegno tanto più gravoso di quello necessario per amministrare il non capoluogo Assisi (28 mila abitanti, indennità 4.140 euro, +48 per cento) da giustificare una così ampia differenza di indennità? Con quelli dei sindaci aumentano della stessa percentuale anche i compensi dei vicesindaci, degli assessori e dei consiglieri comunali. Le nuove indennità migliorano la condizione economica dei sindaci anche nelle cittadine di provincia di media dimensione e nei piccoli paesi. Questi livelli retributivi possono incentivare la partecipazione alle elezioni per la carica di sindaco anche di persone con un buon livello di competenze e con redditi medio-alti, ai quali dovrebbero rinunciare per dedicarsi a tempo pieno ad amministrare le loro comunità (i pensionati e i lavoratori dipendenti percepiscono metà indennità se continuano il loro lavoro).
Il legislatore ha dunque creato il presupposto economico per un innalzamento della qualità dei vertici politici dei comuni. Però, non è intervenuto sulla frammentazione della rete amministrativa del nostro paese. Nelle sole regioni a statuto ordinario, 65 comuni hanno meno di cento abitanti, 882 meno di cinquecento; oltre la metà dei comuni conta meno di tremila abitanti. Per arrivare alla popolazione dell’unico comune non capoluogo di provincia con più di 100 mila abitanti (Giugliano in Campania), occorre sommare quella dei 565 comuni più piccoli, il più grande dei quali ha 359 abitanti. In queste comunità, i 2.200 euro dell’indennità mensile possono essere una cifra non disprezzabile: nel 2020, i ventinove abitanti di Monterone hanno dichiarato un reddito medio di circa 12 mila euro, e i cento di Castelnuovo di Ceva 17 mila.
Per i cittadini, però, cambia poco, dato che resta immutata la qualità e la quantità dei servizi di cui possono usufruire. Venendo a casa nostra, nel comune di Atri, il cui numero di abitanti è appena superiore a diecimila unità, da Gennaio 2024 il sindaco Piergiorgio Ferretti avrebbe diritto ad una indennità pari a 4140 euro lordi che però si riduce del 50% e diventa di 2070 euro lordi circa in quanto ha scelto dal primo mandato di non mettersi in aspettativa continuando a lavorare come docente nel polo liceale Illuminati della città Ducale. Tale scelta porta le casse del Comune a risparmiare sia la metà del compenso che i contributi con una riduzione considerevole in termini economici. Al vice sindaco Domenico Felicione, alla luce della riforma della legge in parola, sulla carta spetterebbe il 55% dello stipendio lordo del sindaco, ovvero circa 2277 euro che si riduce a poco più di 1200 euro lordi perché anche Felicione ha optato per non lasciare il lavoro che svolge in una nota azienda privata del territorio provinciale. Agli assessori comunali va in tasca meno della metà (il 45%) dei 4140 euro lordi sempre che non abbiano un lavoro da dipendente, mentre se sono liberi professionisti o con partita iva ricevono il compenso previsto. Una rideterminazione economica che non è passata inosservata all’opinione pubblica, anche se resta il tema della qualità dell’impegno e della presenza nell’Ente per il quale sono stati eletti.
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