Editoriale. L’agenda del nuovo anno con le principali priorità, dal lavoro alla sanità.
L’anno che volge al termine ci consegna come sempre un elenco di cose fatte e di quelle che sono riamaste sulla carta. Nell’agenda della nuova amministrazione comunale, dopo le elezioni di maggio, su cui continua a pendere un ricorso ai magistrati amministrativi di secondo grado, avendo il primo (il Tar) rimandato al mittente l’istanza per l’annullamento della consultazione, ci sono molti punti all’ordine del giorno, tra cui alcuni non posticipabili e di grande attualità. La recente approvazione in consiglio regionale del riordino della rete ospedaliera, oggetto di strumentalizzazioni politiche in vista delle regionali del 2024, ripropone il solito scenario. Da una parte il centro sinistra che accusa il centro destra, e di conseguenza i rappresentanti locali come la consigliera leghista Federica Rompicapo di aver votato il provvedimento che comporterebbe un declassamento del presidio atriano e dall’altra la rassicurazione che nulla sarà tolto al San Liberatore, come ha dichiarato il sindaco Ferretti “.il Direttore Generale della Asl Teramo, il Direttore Sanitario, l’Assessore Regionale alla salute ed il dott. Cosenza hanno già ribadito con fermezza nei molteplici incontri avuti con il sottoscritto e, in ultimo, nell’audizione in V Commissione Consiliare che nel prossimo atto aziendale verrà confermata la UOSD di Oculistica presso il San Liberatore”. Dov’è la verità? Lo vedremo tra non molto e capiremo chi utilizza la sanità per scopi elettorali e chi ne ha davvero a cuore le sorti. Vogliamo credere alle promesse fatte dai dirigenti della Asl teramana anche se qualche perplessità la nutriamo, atteso quanto accaduto nella fase successiva alla pandemia. Sia il direttore sanitario Brucchi che il direttore generale Di Giosia, dichiararono pubblicamente ai nostri microfoni che i reparti sacrificati alla chiusura ed accorpati, come la cardiologia per citarne uno, sarebbero tornati pienamente operativi. Cosa ancora non avvenuta, come del resto è facilmente verificabile. Vogliamo sperare che l’imminente chiamata alle urne di marzo serva a riportare al San Liberatore quelle che erano le attività operative prima della riconversione ad ospedale Covid. La politica, quando vuole, è capace di questo e molto altro. Serve per l’appunto una visione complessiva dell’emergenza che non può e non deve ricadere solo sul territorio comunale. Quando si parla di ospedale sarebbe bene che tutti i comuni dell’area interessata si schierassero ad una immediata riqualificazione della struttura sanitaria. Cosa che non si vede e che lascia molto indifferenti i vari sindaci dei comuni che usufruiscono dei servizi del San Liberatore. E’ questo ci preoccupa. Altro tema di grande e stringente attualità, di cui ci siamo occupati anche in passato, è il lavoro. Non è mistero che la domanda crescente di una occupazione non trovi risposta e che poco o nulla possono fare i nostri amministratori se non creare le condizioni perché ci sia un futuro per i nostri giovani. La ricetta in tasca non ce l’ha nessuno, specie in un momento storico contrassegnato da grandi mutamenti sociali ed economici. Tuttavia il ruolo di chi governa, anche in ambito locale, è quello di fare rete, condividere con altri Enti, anche fuori regione, le esigenze della propria comunità. Un lavoro fatto di relazioni e quotidiane attività volte ad una ricerca di una soluzione, non sempre a portata di mano, ma non per questo impossibile. Altro argomento balzato alle cronache in queste ultime settimane è la violenza sulle donne. Un’emergenza in crescita, non sempre denunciata, come spiega nell’intervista al nostro giornale il Procuratore della Repubblica di Teramo Ettore Picardi. Resistenze, ritrattamenti ed esitazioni che producono, con il passare del tempo, vere e proprie tragedie. In tale direzione occorrerebbe una maggiore attenzione da parte degli uffici pubblici, una sensibilità ancora maggiore verso dinamiche della comunità che solo un amministratore locale conosce meglio di ogni altro. Le panchine rosse, le iniziative culturali e i dibattiti sul tema vanno bene, ma serve altro. Occorre individuare e segnalare sacche di resistenza, situazioni problematiche che solo un centro di ascolto protetto e salvaguardato può svolgere. Sappiamo che le risorse sono poche e che nelle casse comunali, nonostante il tema sia ampiamente discusso sui giornali, i fondi disponibili per il sociale non sono sufficienti. Anche in questo caso è necessaria un’azione condivisa con i privati, con le aziende e con tutti gli uffici pubblici del territorio, al fine di racimolare più soldi possibili per dare vita a più azioni che vadano oltre la forma e diventino sostanza. Donne coraggiose, mamme combattive, persone con una grande dignità che trovano il coraggio di denunciare ce ne sono tante, ma altrettante ne esistono silenziose e sofferenti, la cui esistenza non può essere abbandonata al peggio.
Scopri di più da la Voce del Cerrano
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

