Canoni comunali, Pineto taglia i costi mentre Atri è ferma con i contratti di locazione di molti anni fa a prezzi di favore.

Canoni comunali, Pineto taglia i costi mentre Atri è ferma con i contratti di locazione di molti anni fa a prezzi di favore.

E’ con il segno positivo il bilancio del comune di Pineto relativamente alla dotazione del patrimonio immobiliare con una radicale  inversione rispetto agli anni passati dopo alcuni tagli nelle voci passive. I dati disponibili attinti sul sito istituzionale dell’Ente, riferiti all’anno 2021, uno dei pochi aggiornati a dire il vero, ci raccontano una verità contabile che premia l’amministrazione comunale guidata da Robert Verrocchio.  Un conto positivo  di oltre ventimila euro dai canoni attivi rispetto alle somme sborsate per pagare i canoni passivi. Entrando nel merito tra le voci che portano soldi alle casse di via Milano, c’è il terreno locato all’operatore telefonico Telecom Italia dal quale percepisce 9.087.96 euro l’anno, mentre dalla Caserma dei Carabinieri di nuova costruzione ne incassa 35.119,08 annualmente per mezzo del Ministero dell’Interno. Altri terreni di proprietà comunale fruttano 9 mila euro da una non meglio specificata società denominata Ck Network Italia mentre dal Rai Way che si occupa dell’alta frequenza della televisione di Stato appena 103 euro. Sempre dai terreni, vero fiore all’occhiello dell’economia pinetese, le postazioni collinare dove sono piazzate le antenne della compagnia telefonica Telecom Italia, portano in cassa oltre 11 mila euro che sommati ai 9 della precedente postazione fanno la bellezza di ventimila euro, un terzo dell’intero bottino dagli affitti che è di ben 64.560 euro, somma di tutto rispetto. Nelle voci passive, come dicevamo, c’è stato, rispetto alle precedenti annualità un considerevole taglio e i privati ed enti pubblici che incassano dal comune sono pochi. In testa per entità dell’importo c’è n testa per entità dell’importo c’è una società del posto, la Framasil srl  che ha locato al comune dei locali commerciali del complesso residenziale denominato Poseidon da destinare in parte al centro anziani e in parte a social market, quest’ultimo attivo nell’aiuto alle famiglie bisognose del territorio. Dal bilancio comunale al locatore vengono destinati 23.424 euro l’anno, la bellezza di quasi duemila euro al mese mentre alla società Metroplis s.p.a. il comune corrisponde 10376 euro l’anno per la rimessa e area parcheggio nella località villa ardente, frazione di Pineto. Altri costi di locazione sono ascrivibili per terreni adibiti a discarica dei rifiuto solidi urbani di proprietà della società agricola Cenani Florindi Mario al quale versa annualmente 5706 euro. Infine al comune di Roseto degli Abruzzi la locazione in quota parte dell’ufficio di collocamento ammonta ad euro 5146 annuo per un totale complessivo di spesa per canoni pari a 44.653,60. Altra situazione per i beni patrimoniali del comune di Atri i cui dati sono fermi al 2018 e presentano uno stato di cose molto pesante sulle casse del Palazzo Acquaviva.  Chiuso da tempo, per  il bar del Teatro si fatica a trovare un nuovo gestore anche perché il comune non ha ancora ben chiaro cosa intende fare. Inizialmente si paventava l’ipotesi di un affidamento diretto alla Rurabilandia, poi sfumata, e da quanto è dato sapere il sindaco Piergiorgio Ferretti avrebbe in mente di rilanciare un nuovo bando nei primi mesi del 2023, con canoni più accessibili ma sempre con molti paletti che potrebbero allontanare l’interesse di eventuali commercianti del settore.  Diversi immobili sono andati all’asta ma l’interesse è stato circoscritto solo per alcuni di essi, come l’ex mercato coperto di viale Risorgimento e i locali della palestra sottostante. Nessuna manifestazione verso l’immobile dell’ex carcere dove si trovano alcuni appartamenti né alcuna volontà politica di rivedere i canoni miseri dii alloggi che sono fermi a quarant’anni fa. Un divario tra la locazione fatta tra privati e quella in essere tra il comune e i fortunati inquilini che finisce per pregiudicare anche quel poco che c’è ancora nel mercato immobiliare della città Ducale. Andiamo per ordine. Partiamo da un locale commerciale sito in Corso Elio Adriano, non specificato né col numero civico né con altra indicazione facilmente identificativa. Presumiamo si tratti di un bar, ma questo è solo per deduzione. Il locale in parola, paga un canone annuo alle casse del comune pari a 3846,36 che diviso per 12 mesi corrisponde a 320 euro al mese. Modica cifra che non corrisponde al valore del bene e ai costi sostenuti da altre attività pagate ai privati nella stessa zona. Nella frazione di Fontanelle , la locale attività di Farmacia privata versa alle casse comunali appena 936 euro l’anno, somma davvero ridicola per un’attività fiorente come quella dello speziale della frazione.  L’Agenzia delle Entrate, diretta emanazione del Ministero delle Finanze, per l’imponente edificio in via Mattucci,  corrisponde 19.200 euro annui, mentre il bocciodromo di via Odazi ne versa appena 619 di euro.  Anche per Poste Italiane, azienda quotata in borsa e in mano ai privati,  i nostri amministratori benefattori hanno  un occhio di riguardo. Per gli uffici di Fontanelle e di  Casoli, Poste Italiane S.p.A.  paga 4562 euro l’anno, meno di 400 euro al mese per due sedi. Pochino, visto che non è più un ente pubblico ma un impresa nel vero senso della parola che ha come obiettivo non il servizio ma il profitto. Stessa cosa per le compagnie telefoniche, che hanno scelto Atri per la sua posizione strategica che domina la costa adriatica, per piazzare le antenne dei cellulari in diversi punti della città. Tim, Vodafone e altri esborsano 28 mila euro l’anno per le 4 postazioni di Colle Maralto, dietro il cimitero, e 20 mila per la centrale posizione della torre campanaria  del Comune, di cui in passato si era parlato di una delocalizzazione mai avvenuta. Non è un bel vedere quelle antenne sopra l’orologio del comune che spuntano nel pieno del centro storico e sopra un edificio che è censito tra i più antichi della nostra regione. Introiti per 48 mila euro annui dai giganti della telefonia che hanno utili impressionanti e che potrebbero pagare molto di più, anche in ragione dei rischi connessi alla salute della gente. Dalle abitazioni private le casse del comune prendono ancora meno, nonostante siano in pieno centro e in posizioni di tutto rispetto. Nella palazzina di Via Umberto I , a ridosso della Villa Comunale, il canone per gli occupanti non supera i mille euro l’anno, con un picco, si fa per dire, di 1200 euro , meno di 100 euro al mese. Un privilegio le cui ragioni sono sconosciute a molti  visto che una volta erano riservate solo ai dipendenti del comune. Come l’abitazione di Piazza Duchi d’Acquaviva , il cui canone è fermo a 842,64 euro l’anno.  Canoni vecchi e che nessuno ha avuto il coraggio politico di adeguare almeno al fitto piu’ basso che paga una famiglia  monoreddito, non inferiore ai 350/400 euro al mese.  Quindicimila euro l’anno ne paga  la Prefettura per la Caserma dei Carabinieri di viale Risorgimento e trentamila il ministero della Pubblica Istruzione per la scuola di via Finocchi. I dati che abbiamo riassunto ci mostrano quanta poca attenzione ci sia stata e ci sia nel rivalutare il patrimonio immobiliare del Comune, solo per non perdere consensi elettorali. Una strategia a favore di pochi e a danno della maggioranza dei contribuenti che si vedono recapitare ogni anno salatissime cartelle esattoriali pera rifiuti e tasse di ogni sorta. Non può andare così.

Lavocedelcerrano

Direttore Responsabile e Fondatore del Giornale " la Voce del Cerrano"

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