San Liberatore, il Covid non ferma le prestazioni ambulatoriali.

Mal comune e mezzo gaudio. Ammesso che di gaudio si possa parlare, se non per placare quella che era sino a qualche giorno fa la disputa tra Ferretti e Costantini sull’Ospedale Covid che nessuno dei due voleva in casa. E che invece, loro malgrado, si sono ritrovati per forza di cosa e di casi, un Covid Hospital a causa di un   aumento esponenziale  dei contagi che ha  costretto i piani alti di via Circonvallazione Ragusa di Teramo  a chiedere ausilio alle strutture di Atri e Giulianova. Quest’ultima già in via di totale occupazione dei malati nell’ala Ovest, terzo e quinto piano del  presidio, le cui attività chirurgiche, al pari del San Liberatore e di tutte le strutture sanitarie del territorio regionale sono state sospese salvo carattere di assoluta ed inderogabile urgenza. Allo stato, da quanto ci risulta, nella giornata di oggi, si è svolta una riunione all’interno della struttura sanitaria di Viale Risorgimento, presieduta dal direttore del San Liberatore, dottor Marino Iommarini, alla quale avrebbero partecipato numerosi medici e infermieri, per porre in essere una strategia di organizzazione sui reparti investiti dalla patologia virale, la quale conta, ad oggi, almeno ottanta pazienti. Lo spostamento degli ospiti di Pediatra e Cardiologia, oltre all’accorpamento di altri reparti, sarebbe una soluzione per evitare di occupare la cosiddetta ala nuova della struttura sanitaria e prestare le cure ai malati nell’ala vecchia. Allo stesso tempo, con un criterio di ottimizzazione del personale e del suo impiego, sarebbe stata trovata la quadra su come conciliare la presente situazione emergenziale e la prosecuzione delle prestazioni ambulatoriali. Quest’ultime garantite da medici e infermieri non coinvolti nella lotta all’epidemia in corso. Su questo fronte nessuno si è risparmiato e anche le figure non sanitarie si sono dette a disposizione per aiutare la macchina poderosa ma organizzata del presidio di Atri. Anche tra i cittadini è aumentata la consapevolezza della scelta, sia pure forzata. Dove dovrebbero portare i poveri malati?- sussurra una signora in attesa al Cup (centro unico prenotazioni). Sono in attesa di una visita oculistica e speravo che a Novembre l’avrei fatta, spiega ad un amico seduto al suo fianco. Ma la guerra è guerra, e la ritirata, è segno di vigliaccheria.

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