Coronavirus, il Sindaco Ferretti alla Asl di Teramo: trovare un’altro ospedale. Il San Liberatore ha già dato

Mercoledì scorso, nella ASL di Teramo, si è discusso, tra l’altro, di individuare quale presidio Covid, oltre quello di Teramo, anche un ospedale periferico. Ciò a seguito della pandemia in corso che richiede ulteriori posti letto, essendo quelli di Teramo ormai in dirittura di arrivo. All’incontro, questa volta, sono stati invitati tutti i sindaci del comitato ristretto. La scelta non può ricadere nuovamente su Atri e sarebbe auspicabile una rotazione che altrimenti difficilmente popolazione, utenti e operatori del presidio capirebbero alla luce del fatto che una vasta zona geografica, che va dalla montagna al mare, resterebbe priva dei servizi sanitari per la seconda volta in pochi mesi. Ciò senza contare che il presidio di Atri è quello che offre il maggior numero di prestazioni specialistiche e ambulatoriali, dopo quello del capoluogo”. Così il Sindaco di Atri, Piergiorgio Ferretti, interviene nel merito della problematica legata alla necessità di individuare strutture idonee per affrontare l’emergenza da Covid-19 in risposta alle affermazioni del consigliere Paolo Basilico.

 

Quello di Atri – prosegue Ferretti – è il presidio ospedaliero, tra quelli periferici, che, a prescindere dall’emergenza, è in grado di offrire le maggiori risposte alle altre patologie la cui cura è stata per tanto tempo bloccata con l’ovvia conseguenza che una sua trasformazione in presidio Covid provocherebbe un ulteriore ampliamento delle liste di attesa rispetto alla scelta di un altro presidio. Non ci resta che attendere l’esito dell’odierna riunione dell’unità di crisi in cui si dovrebbe decidere il presidio da destinare a ospedale Covid, consapevoli che ciascuno dei tre presidi della provincia ha le giuste professionalità per rispondere all’emergenza sanitaria in corso e sperando che sia la più rispettosa per l’intera collettività della nostra provincia, ugualmente dignitosa per gli operatori sanitari, la più congeniale per rispondere alle esigenze degli utenti colpiti dal Covid o da altre patologie e, soprattutto, tecnica piuttosto che  politica. Va inoltre detto che è paradossale che dopo aver speso svariati milioni di euro per adeguare gli ospedali pandemici della regione, oggi si debba ricorrere a quelli periferici che non hanno le caratteristiche richieste per un presidio pandemico”. 

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