Atri, lettera aperta di Francesco Anello sui lavori di restauro al Teatro Comunale

Dopo aver letto qualche giorno fa sugli organi di stampa una nota del comune di Atri nella quale si annunciava l’inizio dei lavori presso il Teatro Comunale per l’efficientamento energetico e la sicurezza, e dopo aver appreso dalle parole del sindaco Ferretti che questo è il primo di una serie di lavori che riguarderanno non solo l’aspetto puramente tecnico ma anche quello squisitamente artistico come: il rifacimento del palcoscenico, la tinteggiatura di tutti i settori e il miglioramento dell’esterno, mi sono detto che forse si poteva cogliere l’occasione per dare un contributo di idee e buttare giù alcuni suggerimenti finalizzati all’ulteriore abbellimento del nostro Teatro, a dimostrazione del fatto che, non solo gli amministratori, ma anche noi cittadini abbiamo a cuore il decoro e la bellezza di questo monumento patrimonio di tutti quelli che lo amano e lo rispettano.
Come sappiamo l’architetto Francesco Consorti, per la realizzazione della parte esterna, si ispirò alla Scala di Milano, il massimo Teatro dell’ottocento. Questa semplice ma felice intuizione gli permise di ottenere, con le dovute proporzioni, una delle facciate teatrali neo-classiche più belle e rappresentative dell’intero centro sud, incastonata perfettamente in una piazza già dominata dalla magnificenza della Basilica Cattedrale.
Tuttavia nell’ultimo restauro effettuato si è deciso di lasciare l’intera facciata a mattoni a vista togliendo l’intonaco. Questa scelta, a mio avviso inopportuna, ha creato una sola soluzione cromatica che appiattisce il tutto, come possiamo vedere dalla foto allegata, penalizzando i festoni, le lesene, le cornici che si omogeneizzano con la parete e perdono il loro vigore decorativo.
“La presenza, poi, dei famosi ombrelloni bordo piscina, come si può notare, conferisce allo stabile un aspetto da albergo termale vinicolo per la cura dell’astemia che, molto probabilmente, l’ingegner Mezzucelli, nella stesura del progetto originale, non aveva considerato.”
Pertanto, battute a parte, provo ad elencare quelle che sono le mie proposte:
Esterno
1) Togliere i due lampioni che impallano l’ordine inferiore della facciata;
2) Rifare la gradinata con materiale consono tipo marmo-pietra bianca per ridare luce e solennità all’ingresso;
3) Smaltare, o meglio, satinare i portoni e le finestre del balcone color testa di moro e sostituire i vetri color ambra buccia d’arancio delle raggiere con vetri trasparenti contornati da un sobrio bordino bianco;
4) Intonacare l’ordine superiore: color giallo ocra i riquadri e le nicchie; color bianco avorio le lesene ioniche e i cornicioni, in modo da restituire ai fregi il loro splendore e ravvivare l’ordine inferiore del bugnato piatto per ottenere la tridimensionalità cromatica di tutta la facciata;
5) Inserire nelle nicchie statue, come era previsto nel progetto iniziale, che raffigurano le muse delle arti: Melpomene, Euterpe, Tersicore, Calliope, oppure, scelta meno scontata, le divinità che rappresentano i 4 elementi della natura: Gea, Teti, Efesto, Ariel;
6) Studiare una illuminazione più efficace del tipo: a pioggia per l’ordine inferiore, di ribalta per l’ordine superiore, interessando anche il frontone grecizzante triangolare.
Interno
1) Cambiare le porte dei palchi con portoncini decorati richiamandosi a quelle originali;
2) Togliere la carta da “pane” vinaccio presente nei palchi e sostituirla con un damascato rosso in rilievo come Dio comanda;
3) Abbellire le pareti dei corridoi e delle scalinate con carta da parati damascata bianco e oro in rilievo.
Lungi da me l’intenzione di voler fare l’esperto in architettura o in arte muraria e arredamento artistico, per carità, le mie valutazioni sono dettate solo da un po’ di esperienza e dall’amore che nutro verso il nostro Teatro dove sono “nato e vissuto”.
Naturalmente tante altre cose si possono aggiungere e sono convinto che altri cittadini avranno idee diverse e migliori delle mie. Del resto i cittadini hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nelle sorti del Teatro tanto da esserne nominati soci fondatori dalla “Società del Teatro” che si occupò di reperire le risorse economiche necessarie alla sua realizzazione.
I fondi per affrontare le spese in questione si possono ottenere in vari modi: attraverso sponsorizzazioni, progetti europei ecc. e, visto che dovranno arrivare tanti soldi dall’Unione Europea, penso che questo sia il momento giusto per approfittarne.
Anche perché, i cittadini passano, gli amministratori passano, mentre le opere restano e se sono fatte bene entrano di diritto nella storia, in modo che i posteri ne possano godere, come ci hanno insegnato i nostri antenati e i nostri padri.

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