Vent’anni fa la morte di Emilio Mattucci, padre dello Statuto Regionale e primo Presidente dell’Assemblea dell’Emiciclo

A cento anni dalla nascita, venti dalla morte e cinquanta dalla ricorrenza della costituzione dell’Assemblea  Regionale d’Abruzzo, di cui egli fu primo Presidente, ricordiamo la figura di Emilio Mattucci, un uomo al servizio della comunità abruzzese. Prima di arrivare nello scranno più alto dell’Emiciclo, di cui successivamente divenne anche assessore e presidente della Giunta, è stato più volte sindaco  negli anni più critici per la sua Atri, con molte famiglie prive di un lavoro e di un sostegno economico certo.  Un noto giornalista scrisse di essere rimasto colpito in occasione di una intervista quando Mattucci pur essendo schierato politicamente non esitò a sottolineare come la sua azione “fosse al servizio di tutti , anche di coloro che militano nel campo avverso, non fosse altro per senso dello Stato e visione degli interessi generali“  Anche da pensionato il suo impegno e la passione per la politica non si interruppe tanto da curare una rubrica sul quotidiano abruzzese “Il Centro” il cui titolo era “Schiaccianoci”. Alla domanda sul perché di tale nome del taccuino, il Presidente Mattucci rispose: “Quando ero alla guida della Regione usavo tenere nel cassetto della scrivania lo schiaccianoci, il noto attrezzo da cucina, il quale veniva mostrato a chi facesse richieste non legittime o non consone, accompagnando il gesto con una minaccia che suonava così: “Te li schiaccio”  In un libro da lui pubblicato, mi è rimasto impresso questo passo. “E’ arcinoto che nel nostro Paese, e solo in esso, i confronti politici fra i Partiti, e tra le stesse persone protagoniste, non hanno mai accettato e attuato schemi rispettosi della verità. La democrazia, che pure resta il meglio in assoluto per il governo del popolo, non è riuscita a risolvere l’essenziale problema- che ancora oggi è all’attenzione del Parlamento-di dare alle competizioni politiche una specie di unità di misura di comportamento, né tantomeno regole di civiltà, specialmente a difesa della dignità delle persone, quasi sempre strumentalmente chiamate in causa” Queste parole, ancora oggi di grandissima attualità, con la scomparsa dei Partiti politici tradizionali e l’arrivo del “populismo” con l’uso strumentale delle persone, mettendole una contro l’altra, sui temi come immigrazione, Europa etc., sono del 1996 e vergate nell’introduzione del suo libro autobiografico da Emilio Mattucci,  dal titolo “ Una sfida temeraria-memorie di pace in guerra”. Nel suo libro l’autore  ripercorre le tappe della sua vita, partendo dalla sua umile origine in una famiglia molto povera, superando l’esame di maturità come autodidatta e impegnandosi la prima volta in politica da consigliere di minoranza nel 1951 al Comune di Atri, anno in cui diventa anche Prefetto Commissario dell’Ospedale San  Liberatore. Nel 1956 è eletto Sindaco di Atri con oltre 3mila preferenze, per poi diventare Presidente della Provincia di Teramo nel 1965. Altri tempi certamente, quando le campagne elettorali si svolgevano nelle piazze gremite da gente di ogni ceto sociale, colore politico e soprattutto da avversari che parlavano prima o dopo l’intervento dell’oratore di turno. Al riguardo Emilio Mattucci ricorda un aneddoto avvenuto a Campli durante una campagna elettorale, una delle tante negli anni che vanno dal 1950 al 1970, nella quale un Senatore della Sinistra, che era stato fondatore nel 1919 di un fascio di combattimento, ebbe ad additarlo come “fascista”. Mattucci quando prese la parola dal palco rispose al parlamentare ricordandogli che quando egli era nei fasci di combattimento, lui non era ancora in fasce e che perciò non aveva titolo per meschine requisitorie”. Nato nel 1920, l’ambiente che lo circondava, era caratterizzato da molte famiglie povere, anzi poverissime, come la sua, che a stenti riusciva a mettere sulla tavola qualcosa da mangiare a causa della sopravvenuta crisi economica del 1929. Non dimenticherà mai questa sua condizione anche quando più tardi sarà Assessore regionale e darà vita a una legge, quella che porta il suo nome, creata per stimolare l’occupazione e opportunità di lavoro.  In questo racconto autobiografico che ancora oggi resta di grande valore e attualità il Prof. Emilio Mattucci, come lo chiamavano i suoi elettori e i suoi colleghi, vuole fare chiarezza sulle ombre che lo hanno accompagnato nella sua lunga e validissima carriera politica. Ombre che lo inseguivano e di cui sentiva il peso ma che, come scrive lui stesso “nella focosa mischia politica ogni spiegazione diventa sospetta di vantaggi personali.  L’ombra che i suoi avversari e denigratori utilizzavano contro di lui era quella di essere stato fascista della Repubblica di Salò, senza però riuscire nello scopo atteso che ogni volta il suo consenso elettorale cresceva in quanto giudicato non per quello che era stato ma per quello che faceva. Non raccolse mai tali provocazioni e rimase in silenzio, sapendo per l’appunto che la strumentalizzazione restava fine a se stessa, e che il suo lavoro portava leggi e regolamenti per il bene della collettività. Un volume da leggere, anche a distanza di molti anni, per comprendere meglio chi era Emilio Mattucci, cosa è stata la sua vita, il suo impegno nella politica dal primo all’ultimo giorno. Quello che ha fatto Emilio Mattucci per Atri e per i suoi cittadini lo tocchiamo con mano ogni giorno e lo vediamo tutte le volte che ci arrabbiamo per il depotenziamento dell’Ospedale, per la soppressione del Tribunale, per gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, dell’Inps, delle Scuole, del Commissariato e di altri servizi di cui Atri è stata città di riferimento. Oggi che il Presidente e amato Sindaco di questa città non c’è più, facciamo fatica a immaginare un suo degno successore, grato della fiducia che nel tempo gli elettori gli hanno dato, ben lontano dai tanti inquinamenti che hanno turbato la vita pubblica e che qualcuno s’illude di avere rimosso con “mani pulite”. Dal prossimo numero pubblicheremo i suoi articoli apparsi sul quotidiano “ Il Centro” nella rubrica Schiaccianoci il valore culturale è assolutamente attuale.

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