Emergenza Coronavirus, la dottoressa Maria Mattucci accusata di essersi ritirata “nell’eremo di Atri”

Avete visto per caso la Mattucci? Si, la dottoressa Maria Mattucci, direttrice sanitaria della Asl di Teramo. La cercano in televisione e sui messaggi privati  che si scambiano alcuni signori della sanità di Teramo e Giulianova. Ho appreso della sua presunta scomparsa attraverso un telegiornale di un’emittente privata che asseriva” dov’è la dottoressa Maria Mattucci, direttrice sanitaria?” E continuava” c’e’ chi ci ha messo la faccia in questa lotta contro il coronavirus, come ad esempio il direttore generale Maurizio Di Giosia, ma lui è manager e non un medico, deve organizzare l’azienda in tutte le sue sfaccettature…..”  Chi deve dare una risposta ai medici e ai sindaci, ovvero la direttrice sanitaria Maria Mattucci, che fine ha fatto?  Il valoroso collega, forse ingaggiato dall’asse Teramo Giulianova, accusa la Mattucci di “essersi ritirata nell’eremo di Atri, senza profferire una parola, ai medici e ai sindaci….” Stando sempre alle notizie del giornalista, l’accusata( in contumacia) sarebbe colpevole del contagio avvenuto tra i medici del Mazzini, senza sapere che proprio al manager della Asl spetta il compito di procurare mascherine e camici, oltre all’occorrente per questa pandemia, e da quanto ci è dato sapere, tutto ciò sarebbe stato introvabile per alcune settimane. Ora si cerca la Mattucci facendo finta di non sapere dove si trova. Sicuramente non in un “eremo di Atri” come afferma il cronista nel servizio , poiché per eremo si intende “ luogo solitario dove una persona si ritira appartata”(Vocabolario Treccani). La ricercata  è in servizio, su disposizione dell’Unità di Crisi della ASL, all’interno della quale siede anche il manager Di Giosia, al San Liberatore di Atri, divenuto ospedale Covid 19 .  Qui si trova come coordinatrice dell’attività di soccorso e cura dei malati, insieme ai colleghi e infermieri che a dispetto di quanti parlano, fanno i fatti e in silenzio per giunta. Non è in un eremo, non si è ritirata a vita appartata, ma è in prima linea, giorno dopo giorno, a fare il suo dovere, cioè quello che le è stato chiesto: salvare più vite possibili. E lo fa grazie ad una perfetta organizzazione, con l’ausilio anche del primo cittadino di Atri, Piergiorgio Ferretti, che sta dando esempio di come si gestisce un ospedale riconvertito dall’oggi al domani. Ma evidentemente tutto questo non va giù a chi la cerca. Costoro forse speravano di fare del San Liberatore il lazzaretto della provincia di Teramo e invece il suo buon nome rimbalza sui media , dai giornali alle televisioni e sulla rete, con testimonianze dei pazienti che ringraziano dal letto del nosocomio il personale medico e non.  Quando sarà tutto finito, e speriamo presto, forse nell’eremo ci andrà qualcun’altro , a riflettere su ciò che dice e come lo dice.

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