Atri, polemica tra Felicione e Marcone sul fallimento dell’albergo diffuso. Lanciare una nuova idea di turismo permanente
Si discute in queste ore sull’albergo diffuso, idea buona ma affondata subito per scarsa se non totale assenza di adesioni al progetto da parte dei cittadini che a mio parere forse non hanno nemmeno compreso di cosa si trattasse o, peggio ancora, confidavano sull’acquisto dell’immobile da parte del Comune di Atri o di chissà quale imprenditore cinese di turno, vista la presenza al teatro in cui si fanno immortalare con l’assessore Domenico Felicione. Salvo l’ipotesi, più che mai infausta, che volessero acquistare il teatro comunale. Tornando alla ragione della discussione, riportata a galla dalle affermazioni del consigliere Giammarco Marcone nella sessione di sabato scorso in cui le opposizioni, tranne i pentastellati, hanno fatto un bilancio (pessimo) dell’amministrazione Ferretti a diciotto mesi dal suo insediamento, credo che l’albergo diffuso ad Atri non sarebbe mai decollato, sia perle ragioni testè esposte sia perché i precedenti in materia ci parlano di successi avvenuti nella stragrande maggioranza dei casi in borghi isolati, completamente abbondonati e spopolati, dove l’inglese di turno o cinese che sia, è andato ed ha acquistato l’intero “pacchetto” di fabbricati per farne quello che voleva, dall’albergo diffuso alle case di riposo, come nel caso di Santo Stefano di Sessanio nella provincia aquilana. Casi ben lontani dalla nostra realtà, in cui quello che occorre non è un albergo diffuso, ma una nuova “idea diffusa” di come trasformare il turismo mordi e fuggi in turismo permanente, sfruttando quello che abbiamo e sviluppando nuove forme di accoglienza
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