Il San Liberatore perde un altro fiore all’occhiello della buona sanità.  Dal 1° Agosto il Dr. Renato Di Marco sarà trasferito al Mazzini di Teramo e con lui anche la senologia di Atri che ha salvato molte donne affette dal tumore alla mammella. Come la mamma che ci scrisse alcuni mesi fa raccontandoci della scoperta, avvenuta giocando con la figlia, di un tumore al seno e la corsa a Milano per una visita specialistica e per l’intervento. Nella città lombarda  la signora rimase delusa della scarsa attenzione, per non dire di peggio, con la quale fu trattata, “come un numero e non come una persona” scrisse la donna. Tanto da decidere di tornarsene ad Atri e farsi operare dal senologo Di Marco e dall’equipe della chirurgia del San Liberatore che gli asportarono il male. “Ho subito una mastectomia con ricostruzione, so che provero’ dolore ma sono fiduciosa.  Dopo un’ora dall’intervento, sale in camera il Dott. Di Marco, e’ provato ma soddisfatto, muscolo íntegro e seno perfetto, mi sembra piu’ bello di prima.  Sono  passati 15 giorni  e non ho mai avuto dolore, mi guardo allo specchio e vedo un’opera d’arte” Con queste le parole la donna sottoposta all’intervento ringraziava i medici e tutta la struttura del San Liberatore, dimostratasi all’altezza del difficile compito e smentita la scarsa fiducia che in un primo momento il marito nutriva per il nosocomio atriano. Allora perché trasferire la senologia  a Teramo? A quanto si dice nei corridoi di palazzo,  sembrerebbe che alla base della scelta del Direttore Generale della Asl, ci sia una direttiva regionale che prevede che i reparti  che non raggiungono un numero di interventi tali da mettere in sicurezza i pazienti vanno chiusi. Peccato però che questa regola valga solo per Atri, che comunque di interventi ne fa almeno 50 ogni anno. Sono pochi ribatterà qualcuno. E allora perché Avezzano dove la senologia ha gli stessi numeri di Atri la tengono accorpata con l’Aquila per non farla chiudere? Così come Ortona con Lanciano. Eppure la direttiva è regionale, non provinciale, e quindi la senologia di Atri va salvata con l’accorpamento a quella di Teramo. Sarebbe auspicabile che i vari Comitati in difesa dell’ospedale  alzassero immediatamente degli scudi a difesa della senologia. Per non dire dell’amministrazione comunale, la quale ha il sacrosanto dovere, insieme a tutti comuni in cui il San Liberatore svolge funzione di riferimento ospedaliero,  di mettersi  a lavoro , da subito, per scongiurare tale trasferimento del senologo. “Dopo quasi dieci anni- ha detto il Dr. Di Marco da noi sentito– lascio con dispiacere il San Liberatore dove arrivai all’indomani del terremoto del 2009 a all’Aquila , ma continuerò a visitare in ambulatorio dell’Ospedale di Atri  i pazienti almeno due volte a settimana insieme al collega Saracani”

Annunci