“La Rivolta del Contado” ristampato il libro di Giovanni Verna che narra i tumulti nella città di Atri nel 1906

Confesso che ignoravo l’esistenza della pubblicazione che Giovanni Verna nel lontano 1962 aveva scritto su “La Rivolta del Contado- I Tumulti di Atri del 15 Febbraio 1906)  e,  come me, credo gran parte dei nostri lettori. La coincidenza della presentazione del volume, aggiornato e rivisto con la preziosa collaborazione del Prof. Nino Bindi, ha voluto che venissi a conoscenza e toccassi con  mano, oltre che leggerne il racconto, puntuale  e attinto da fonti certe, questa pubblicazione stampata dall’allora tipografia Quinto Zanni nel mese di Febbraio del 1962. A mia discolpa gioca solo il fatto che ero  ancora nel grembo di mai madre  e che con il passare degli anni ne avessi sentito raccontarla, ora in un modo ora in un altro da tizio e caio, ma sempre con versioni la cui attendibilità non era verificabile. Mi riferisco alla famosa e storica rivalità, per non dire altro, tra la frazione di Casoli e la città di Atri, la cui vicenda ora non solo mi appare chiara, ma anche importante per capire cosa mosse una tale rivolta. Questo grazie alla lettura del volume di Giovanni Verna che ne descrive la ricostruzione temporale con i dettagli e la ricostruzione storica degna del nome. Informazioni provenienti da Archivi e Biblioteche, nonché dalle carte della Magistratura che indagò sui fatti ed emise sentenze, mi hanno dato un quadro della situazione non solo affidabile, ma precisa e puntuale, come del resto si è sempre riconosciuto al grande giornalista autore del libro. Egli stesso, poco più che ventenne, fù mosso dalla voglia di sapere, di indagare sulla Rivolta del Contado, e come scrive nella introduzione “ abbiamo quindi volutamente  rifuggito dall’aneddotica davvero ricca in merito ai tumulti dei Atri del 15 Febbraio 1906 , affidandoci ai documenti ineccepibili   attinti da fonti certe”. Ma cosa generò tale rivolta del popolo proveniente, in numero di circa tremila unità, dalle varie frazioni e da Mutignano? Alla base di tale sommossa sembra che ci fosse la “tassa sul bestiame” , aumentata qualche giorno prima nel corso di una seduta del Consiglio Comunale. Tale aumento, leggendo le cronache riportate nel libro, era stato adottato dalla Giunta guidata dall’Avv. Ambrogio Arlini, al fine di dare alla città di Atri nuovi servizi, come illuminazione pubblica, costruzione di scuole,  anche nelle frazioni, ed altre iniziative per rendere più accogliente la città ducale.  La Giunta Arlini fu eletta nel 1905, al suo interno vi erano stimati concittadini che presero atto di una necessaria evoluzione del programma amministrativo che portasse Atri al centro del territorio rispetto ai comuni limitrofi dandole una struttura moderna e funzionale. Nonostante i suoi 14.000 abitanti, Atri non era dotata di un ufficio anagrafe, di un tecnico e di molte altre figure necessarie alla crescita della comunità. Un intervento che ebbe la collaborazione finanziaria anche della locale  Cassa di Risparmio grazie alla quale il programma di riordino e l’innovazione dei servizi, anche verso le fazioni, ebbe un impulso considerevole. Tutto questo presupponeva, come si legge nel libro, date le scarse risorse comunali di appena cento mila lire, di accrescere le entrate mediante una rivisitazione graduale dei tributi locali sostituendo l’imposta diretta alle forme di imposte indirette e istituendo un imposta di famiglia con carattere progressivo e con l’esenzione del carico di imposta dei modesti e piccoli redditi. Tra queste l’aumento , giudicato notevole dai contadini, dell’aliquota per i bovini ed equini di lire 6.32, per i muli e gli asini di lire 5.88, per i suini di lire 3, per gli ovini di lire 0.38.  Tali aumenti furono i soli a scatenare la rivolta del contado? Secondo l’attenta analisi di Verna le cause furono quattro, tra cui l’esistenza di una decisa opposizione alla Giunta Arlini in seno al Consiglio Comunale, il fatto che vi fossero alcune opere che dovevano essere fatte  con precedenza assoluta  rispetto ad altre, la situazione del disagio della classe agricola e per finire il fatto che l’aumento della tassa sul bestiame andava a totale discapito dei contadini. Su questi disagi alcune forze politiche, tra cui i Socialisti, fecero leva sulla condizione di sofferenza dei contadini e come recita la sentenza del Tribunale di Teramo del 7 Settembre del 1906 “ alcuni padroni , con eccessivo rigore , esigono dai loro coloni che “le uova siano di una determinata grandezza per misurare la quale si servono di un apposito anello di ferro”.

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