Una moneta “parallela” da affiancare all’Euro. Dopo l’Aquila anche Atri potrebbe sperimentarne l’utilizzo?

L’ultimo in ordine di tempo è stato il Sindaco del Comune dell’Aquila,  Pierluigi Biondi, lo scorso 10 Gennaio, il quale con una  delibera emanata insieme alla Giunta, ha deciso di introdurre nel capoluogo di regione e nelle frazioni, in via sperimentale, una sorte di circuito valutario complementare . Una moneta da affiancare a quella ufficiale, l’Euro per l’appunto, il cui circuito di attività e operatività resta comunque confinata all’interno delle mura locali. Sul tema molti giuristi si sono pronunciati, tra questi alcuni autori di pubblicazioni importanti i quali hanno affermato: in fin dei conti , il ripristino parziale della sovranità monetaria può passare anche attraverso ciascun singolo comune , del resto siamo o no la Patria dei Comuni?  Anche un altro illustre giurista si espresse nel 2017 in tema di moneta parallela, il Prof. Stefano Sylos Labini : “Anche perché –scriveva il giurista – in questo momento al governo nazionale siedono due forze politiche che da sempre si dicono d’accordo con forme e iniziative di monete parallele a livello locale. L’iniziativa del sindaco Biondi,  aggiunge un altro  esperto, esponente della coalizione di centro-destra, non è la sola. In Sardegna, ad esempio, è di gran successo l’esperimento del Sardex, che comunque non è una iniziativa comunale ma privata, seppur con un bacino di utenza su base volontaria abbastanza ampio”.  Dal punto di vista giuridico- afferma il giurista- la moneta complementare a livello locale è compatibile sia con i Trattati europei che con la legge italiana. L’articolo 128 del Tfue, il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, si limita a dare corso legale alle banconote in euro battute dalle banche centrali di ciascuno Stato su autorizzazione della Bce, per cui sono le uniche banconote che possono circolare in eurozona. Ma la moneta complementare non è, dal punto di vista giuridico, una vera e propria moneta”. “È semplicemente uno strumento di pagamento – precisa quindi – Né i Trattati Ue né la legge nazionale impediscono che due o più cittadini, su base volontaria e in accordo tra loro, decidano di pagare lo scambio di beni e/o servizi attraverso forme di pagamento alternative alla moneta legale. È come se il panettiere, in cambio di un chilo di pane, accetti dal barista due caffè e un cornetto. La moneta complementare-conclude il noto giurista- funziona allo stesso modo: io accetto di venderti un bene che costa tre euro in cambio di tre biglie alle quali abbiano comunemente, concordemente e volontariamente deciso di attribuire il valore di un euro cadauna. Punto. Potrebbe essere un’idea percorribile anche nella nostra città, visto che Atri non è da meno all’Aquila e ha una sua moneta preromana?   Come dire, domani prendo il caffè o faccio la spesa dal negoziante e pago con una moneta atriana. Sembra un’impresa ma in realtà non lo è affatto come dimostrano i molti comuni italiani in cui è stato adottato in via sperimentale e potrebbe anche diventare un buon biglietto da visita per i turisti, come souvenir da portarsi quale ricordo per la visita alla città ducale, Le nostre monete  pesano, e molto, ma potremmo, con l’aiuto del Comune che dovrà farsene portavoce, lanciare l’iniziativa. Sarebbe bello poter dire : ti pago con una Semioncia ( la moneta più piccola ) per la spesa minore o con l’Asse se invece facciamo una spesa maggiore. Un accordo tra chi la riceve e chi la consegna che ha trovato già molti seguaci, un modo come un altro per non cancellare la prestigiosa storia della nostra città e del suo passato . Anche perché a Londra, tanto per citarne una, sono conservate le nostre antiche monete , e da una Brexit potremmo passare ad una Atrexit.

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