Teramo, presentato il libro ” Il Ruzzo” a cura di Marina Di Donato e Siriano Cordoni. Foto e documenti inediti

E’ stato presentato presso l’Archivio di Stato di Teramo, alla presenza della Direttrice Carmela Di Giovannantonio, del Presidente del Rotary Club di Teramo Est, dott. Antonio Lera e degli autori , la dottoressa Marina Josefina e Siriano Cordoni, medico di professione e grande appassionato di ricerche storiche, il libro “ Il Ruzzo- L’acqua di Teramo”, edito dall’Associazione Culturale  “Il Poliorama”  e con la preziosa consulenza di Silvio Di Eleonora. La pubblicazione, 128 pagine, è corredata da fotografie inedite che illustrano, insieme all’esposizione esauriente e chiara degli autori, la storia del Ruzzo, l’acquedotto che da quasi un secolo fornisce l’acqua saluberrina nella città di Teramo e nelle case degli abitanti della provincia. Come si legge nella parte introduttiva del libro, il primo decreto di costituzione di un acquedotto fù quello del 1905 con il quale venne costituito il consorzio tra i comuni di Penne, Loreto Aprutino e Città Sant’Angelo per la costruzione dell’acquedotto del Tavo. Con successivo decreto, spiega Silvia Di Eleonora, del 19 Marzo 1912 , entrarono a farvi parte anche i comuni di Pianella, Cepagatti, Collecorvino e Picciano, mentre nel 1911 fù istituto il Consorzio di Atri, composto dai comuni di Atri, Bisenti, Arsita, Castiglione M. Raimondo, Montefino, Castilenti , Silvi ed Elice. Tali consorzi in data 2 Maggio 1912 furono riuniti sotto la denominazione di Federazione dei Consorzi del Tavo. Nonostante questa molteplicità di acquedotti ne mancava uno più grande,  che unisse la montagna al mare , che dal massiccio del Gran Sasso sarebbe arrivato fino ai paesi della costa adriatica, captando le acque sorgive e pure del torrente Ruzzo, in grado di arrivare in tutte le case della provincia teramana. Il progettista di questa imponente opera, come spiega l’autrice Marina Josefina Di Donato, fù un geometra piemontese, di Biella, Giovanni Bona , titolare di note imprese di costruzioni idrauliche il quale fù chiamato dall’allora sindaco di Isola del Gran sasso, Giovanni De Angelis, che lo incaricò di effettuare un progetto di captazione della sorgente Acquatina. Correva l’anno 1901 e sui monti già si parlava di una grande opera. Poi venne il momento di Alfonso De Albentiis , teramano di nascita con studi ed esperienze professionali in diverse regioni italiane , il quale  elaborò un primo studio di massima che prese poi veste formale nel 1912. L’ingegnere teramano oltre al progetto del Ruzzo elaborò progetti per centrali idroelettriche per conto del comune di Teramo, con studi sulla progettazione di una rete ferroviaria, mai nata m che collegasse il Gran Sasso a l’Aquila e Carsoli. Una lungimirante visione che non trovò il giusto supporto economico e che poteva essere una sorta di tracciato ferroviario abruzzese e laziale come il tratto che collega l’Emila e la Toscana. Immagini e storia di uomini, dai progettisti agli umili esecutori delle opere e della grande opera del secolo, che rivivono con l’autenticità e l’attualità che gli autori hanno saputo esporre  e rendere di grande interesse. Opere grandiose  che hanno fatto la storia di un territorio e di una regione che viveva una depressione economica e commerciale, e dalle quali, leggendo questo libro, bisognerebbe ripartire, Uno stimolo  a guardare oltre, anche sopra il Gran Sasso, il nostro gigante buono che conserva storie e segreti degli uomini, di ieri e di oggi.

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