giacomo mattucciCaro Giacomo ti voglio ricordare al mare, nel pieno della vitalità, mentre giocavi a calcio sulla spiaggia con i tuoi amici, sotto un sole cocente e una temperatura africana. Ti osservavo, seduto su  una panchina, ammirando le tue gesta calcistiche, le cui qualità sono indiscusse tanto da portarti, giovanissimo, fuori dalle mura del nostro calcio e farti approdare in club più importanti. Ti conoscevo solo di vista, e non potrebbe essere diversamente considerando  la differenza di età tra me e te. Di Giacomo a casa parlavano i miei figli, come un ragazzo modello, esemplare, corretto, che insieme a loro, quando eri più piccolo, avevi condiviso le partitelle di calcio sul campo in cemento antistante i campi da tennis. Già allora tutti volevano averti in squadra, sapendo di poter contare sulle tue qualità, calcistiche e di compagno ,  che non giocava solo per sé stesso ma per la squadra intera. Anche qui, ai primi passi con il pallone, dimostravi  di essere altruista e non egoista. Passare la palla agli altri voleva dire sentirsi un pezzo della squadra, non il solo, il più forte, infischiandosene degli altri. La vita ti ha donato un talento che va oltre l’aspetto anagrafico. La tua stupenda famiglia, il tuo fratellino  a cui volevi molto bene, e la “prova”, la sofferenza con la quale   un ragazzo appena diciottenne si ritrova a dover fare i conti. Quanti tra i  tuoi coetanei si sarebbero arresi? Quanti amici avrebbero mollato tutto e si sarebbero isolati e rinchiusi , rinunciando alla vita, al sole che ammiravi aprendo gli occhi al mattino e al tramonto che ti accompagnava quando rientravi casa? Ma tu non ti sei tirato  mai indietro, sapevi che ogni istante, ogni piccolo istante era una “vita” per te e per le persone che avevi accanto. Il tragico destino ha voluto che fosse un Sabato Santo quello che ti strappava alla tua famiglia, alle persone care, a tutti coloro che ti vogliono bene. Un giorno che ha un valore speciale, quello del silenzio, della meditazione e della riconciliazione per molti uomini che sulla terra sono in guerra, per coloro che nella Pasqua dovrebbero ritrovare se stessi prima ancora che gli altri. La coincidenza non è casuale, nulla nella nostra vita accade per caso, così come nella nostra dipartita dalla terra. Il dolore di una mamma è straziante, quella di un padre indescrivibile, irrazionale. La morte di un figlio è  contro natura, contro ogni logica per la quale noi tutti vorremmo sempre che fossimo noi genitori a lasciare i nostri figli sulla terra e non il contrario. Il tuo addio è avvenuto un Sabato Santo e la Pasqua è stato il giorno nel quale ogni persona che ti ha conosciuto e voluto bene, che ti ha visto o stretto la mano, che ti ha intravisto (come me) o ha sentito parlare di te, si è commosso, si è unito al dolore della tua famiglia. Il giorno del Lunedì dell’Angelo, ti abbiamo dato l’ultimo saluto e accompagnato nel tuo ultimo viaggio. Non un viaggio qualsiasi, come tanti che hai fatto per sottoporti alle cure , ma un silenzioso e commosso viaggio per salutarti come si saluta un Angelo. Con lo sguardo rivolto al cielo, sapendo che non sarai mai solo, che da lassù potrai seguirci e vigilare su di noi, sulle nostre giornate vissute di corsa, nell’indifferenza dell’uno e dell’altro, nell’egoismo che attanaglia l’uomo. Un Lunedì di Pasqua, giorno della resurrezione, sei volato in cielo. Come si conviene a un vero Angelo! Ciao Giacomo.

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