L’ultimo discorso in pubblico Aldo Moro lo tenne ad Atri. Era il 24 Luglio 1977, una giornata  d’estate, un giorno dove la maggior parte degli italiani  si era riversata già nelle spiagge o nelle montagne per godersi le vacanze. Lui venne  ad Atri, in occasione della Festa dell’Amicizia e scelse di pronunciare un discorso che aveva già il sapore di un “testamento” . Una visita, come ricorderà lui stesso nel suo intervento, richiesta  “ dall’amico Remo Gaspari, degno rappresentante politico della terra d’Abruzzo, con il quale ho lavorato insieme con assoluta e reciproca fiducia per tanti anni e che ora svolge un lavoro estremamente efficace presso la Direzione Nazionale della Democrazia Cristiana Lo statista democristiano viveva una stagione difficile, come si legge nella pubblicazione edita 20 anni dopo dal Gruppo dei Popolari del Consiglio Regionale Abruzzo, sottolineando l’ascesa del Partito Comunista che nelle elezioni del 20 Giugno del 1976 aveva quasi raggiunto la DC. Una situazione, ricordava Aldo Moro “ che noi come democratici , sappiamo che la democrazia si fonda sull’alternativa e non abbiamo mai immaginato, nella nostra trentennale esperienza, che non potesse esservi, ad un certo momento, un’alternativa democratica alla Democrazia Cristiana” Parole espresse nella lunga riflessione fatta nella centralissima  piazza Duomo, davanti a moltissime persone e tantissimi giovani, ai quali Aldo Moro riservava sempre una particolare attenzione. Uno sguardo speciale che gli derivava, oltre dalla carica ricoperta e dalle precedenti esperienze di governo, dalla cattedra che aveva all’Università ”La Sapienza “di Roma, luogo d’ incontro e confronto con i tanti giovani. Quel 24 Luglio 1977, Moro arrivò ad Atri e venne accolto all’uscita del casello autostradale di Atri-Pineto, dal Sindaco della città ducale , Saverio Italiani e dall’allora segretario della DC atriana, Vittorio Castagna. Con un nodo alla gola e un pensiero commosso, l’ex primo cittadino Saverio Italiani ricorda quel giorno e quell’incontro con il leader della Democrazia Cristiana, come “ la sana e buona politica, gli ideali che erano legati al lavoro quotidiano sul territorio in favore della gente, e il successo delle Feste dell’Amicizia, che ad Atri si ripetevano puntualmente ogni anno, con ospiti d’eccezione, come il segretario nazionale  della DC  Benigno Zaccagnini” Una giornata unica e speciale quella di Moro ad Atri, sia per lo spessore dell’ospite che per il discorso politico che ebbe una grande risonanza a livello nazionale, presagendo di fatto l’apertura ad un esecutivo di unità nazionale, ribattezzato come “compromesso storico”. L’ex sindaco Saverio Italiani,  in occasione del quarantesimo anniversario del 16 Marzo 1978, giorno in cui fu rapito dalle Brigate Rosse Moro e uccisi i cinque uomini della sua scorta, dichiara che “oggi è difficile provare emozioni positive nella scena politica italiana. Esse si manifestano quasi sempre in negativo,  specie con la politica, anche locale, che produce invidia, odio e non il sentimento dell’amicizia” Quel sentimento tanto caro a Moro, il quale concludeva il suo intervento  quel giorno ad Atri ribandendo l’importanza di una Dc unita, forte e garanzia del Paese, affermando inoltre “ mi pare che sia  la Festa dell’Amicizia l’occasione per il vostro invito: restiamo amici, restiamo vicini, restiamo solidali, con la nostra forza non diminuita e, se possibile , crescente”.  Quelle parole risuonarono nelle mura della piazza gremita di gente, di ogni sesso e religione, di ogni età e appartenenza politica. Quelle parole furono “riprese” dai telegiornali e dalla stampa italiana e internazionale, e la nostra città ebbe per un giorno, la prima pagina, il primo piano sull’informazione nazionale. Atri ha avuto in quel 24 Luglio 1977 un giorno che rimarrà scolpito nella vita dei suoi cittadini, un giorno che sarà per sempre “ testimone” di un tempo, di un uomo che pur essendo stato ucciso 55 giorni dopo il sequestro, a quarant’anni da quel giovedì 16 Marzo 1978, resta ancora un segno di grande presenza e di grande luce nel cuore e nella mente degli atriani.

 (3)MORO IN COMUNE

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