Atri, Sinistra Italiana al Sindaco: sul bilancio e il Giudice di Pace due pesi e due misure

Atri, Sinistra Italiana al Sindaco: sul bilancio e il Giudice di Pace due pesi e due misure

Il Sindaco di Atri deve chiarire cosa è accaduto al Giudice di Pace. Non con allusioni, non attraverso messaggi subliminali contenuti nelle delibere e affidati a determinata stampa, ma mettendo a disposizione dei cittadini, per quanto consentito dagli atti e dagli eventuali procedimenti in corso, i fatti. La deliberazione di Giunta n. 165 del 7 agosto parla di un’ispezione del Ministero della Giustizia che avrebbe rilevato «rilevanti criticità concernenti l’organizzazione e la gestione» dell’Ufficio del Giudice di Pace. La stessa Giunta ritiene necessario affidare un incarico legale per valutare «possibili profili di responsabilità», individuare le iniziative più opportune per la tutela dell’Ente e assicurare l’eventuale assistenza e rappresentanza nelle controversie che dovessero insorgere. È proprio qui che nasce la domanda politica, semplice e inevitabile: che cosa ha rilevato concretamente l’Ispettorato?

L’Ispettorato Generale del Ministero della Giustizia sottopone a controllo gli uffici giudiziari per verificare che i servizi procedano secondo le leggi, i regolamenti e le istruzioni vigenti. Tra le diverse tipologie previste rientra l’ispezione ordinaria, che viene effettuata, di norma, con cadenza triennale; esistono poi l’ispezione straordinaria, quella mirata e l’inchiesta amministrativa, che rispondono a presupposti e finalità differenti. E qui c’è un punto che va chiarito anche per evitare equivoci: se, come risulta dal programma annuale dell’Ispettorato, quella di Atri è un’ispezione ordinaria programmata, non siamo di fronte, per ciò solo, a un’ispezione straordinaria o a un’inchiesta disposta per una specifica irregolarità.

Saranno gli atti ispettivi a dirci quali criticità siano state effettivamente riscontrate, quale sia la loro natura, a chi siano riferibili e quali conseguenze possano derivarne. Per questo non accettiamo che siano i cittadini a dover ricostruire la vicenda attraverso mezze frasi, formule burocratiche e riferimenti a possibili responsabilità. Chi deve spiegare è il sindaco. E deve farlo anche su un’altra questione fondamentale: quale sarebbe, al netto delle eventuali responsabilità individuali, la responsabilità dell’Ente?

La storia dell’Ufficio del Giudice di Pace di Atri non può essere separata dal quadro normativo che ne ha consentito il mantenimento. La legge n. 374 del 21 novembre 1991 ha istituito gli Uffici del Giudice di Pace; successivamente il decreto legislativo n. 156 del 7 settembre 2012 ha profondamente ridisegnato la geografia di questi uffici, prevedendo la soppressione di numerose sedi e, per gli enti locali interessati, la possibilità di chiederne il mantenimento assumendone i relativi oneri di funzionamento. Dunque, la questione non può essere ridotta alla ricerca preventiva di un singolo «colpevole».

Prima vengono i fatti. Poi gli atti. Poi, eventualmente, le responsabilità. Altrimenti si rischia di riproporre un copione già visto: costruire prima il colpevole e cercare poi le ragioni che dovrebbero sostenerne la colpa. Noi non intendiamo partecipare a questo gioco. Gli atti diranno chi ha fatto cosa, quali siano state le criticità, quali competenze spettassero ai diversi soggetti e se esistano effettivamente responsabilità individuali o dell’Ente. Ma, nel frattempo, una cosa il Sindaco deve dirla con chiarezza: il Giudice di Pace di Atri rischia qualcosa? Rischia di perdere personale, funzionalità, competenze o, peggio ancora, la permanenza della sede?

E se non corre alcun rischio, perché la Giunta parla di «rilevanti criticità», di «possibili responsabilità» e di eventuali contenziosi senza spiegare ai cittadini a cosa si riferisca? Il Giudice di Pace è un presidio fondamentale di giustizia di prossimità. Non è una questione interna al palazzo comunale. Riguarda cittadini, famiglie, professionisti e imprese.

Per questo Sinistra Italiana Atri rinnova la richiesta al Sindaco di riferire pubblicamente e senza ambiguità sulle risultanze dell’ispezione, nei limiti imposti dagli eventuali procedimenti in corso. Non chiediamo anticipazioni sulle responsabilità. Chiediamo di conoscere i fatti.

C’è poi un’altra questione che non possiamo ignorare. Perché sui fatti che riguardano l’Amministrazione comunale sembra emergere, troppo spesso, una doppia morale?

Da una parte, quando una vicenda coinvolge persone politicamente o amministrativamente vicine, assistiamo alla difesa più determinata, alla ricerca di attenuanti, alla necessità di attendere gli atti e di non anticipare giudizi. Dall’altra, quando a essere coinvolti sono soggetti percepiti come lontani o politicamente avversi, il tono cambia e la ricerca delle responsabilità diventa improvvisamente una priorità.  Questo non è un criterio accettabile per chi amministra una comunità.

Gli stessi criteri devono valere sempre. Se l’Amministrazione ritiene necessario affidare a un professionista esterno un incarico altamente specialistico per approfondire le risultanze di un’ispezione, valutare possibili profili di responsabilità, individuare le iniziative più opportune per tutelare l’Ente e assisterlo nelle eventuali controversie, allora chiediamo al Sindaco di applicare lo stesso principio anche quando il problema riguarda la situazione finanziaria del Comune che, ricordiamo, conta quasi tredici milioni di euro di disavanzo accertato. La domanda è semplice: perché non affidare a un soggetto indipendente e qualificato, un vero audit sulla situazione finanziaria dell’Ente? Un organismo o professionista indipendente dovrebbe poter ricostruire, con metodo tecnico e documentale: come si sia arrivati alla situazione finanziaria attuale, quali siano le cause che hanno determinato il disavanzo, quali decisioni amministrative e finanziarie abbiano inciso sulla sua formazione, quali siano le responsabilità, politiche, amministrative e gestionali, ciascuna per quanto di competenza, quali siano le prospettive reali per il bilancio comunale e per i cittadini. A tal proposito, noi siamo disponibili ad organizzare una raccolta fondi per finanziare tale studio, in maniera da non appesantire ulteriormente le disastrate casse comunali.

Perché la trasparenza non può essere una scelta discrezionale.  Non può essere massima quando riguarda gli altri e minima quando riguarda chi amministra. Deve valere sempre. C’è infine una differenza che non possiamo non rilevare. La vicenda del disavanzo di Campli ha assunto una rilevanza politica ben oltre i confini comunali, arrivando al dibattito provinciale e regionale, con una presa di posizione anche del PD provinciale e regionale. Quella di Atri, nonostante la dimensione del problema, è rimasta invece confinata all’alveo della politica locale. La sola eccezione è stata quella di Sinistra Italiana, che ha sollevato pubblicamente la questione e presentato esposti sulla situazione finanziaria dell’Ente.

È una differenza che dice molto sull’isolamento politico nel quale è stata lasciata Atri.


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Marino Spada

Direttore Responsabile e Fondatore del Giornale " la Voce del Cerrano"

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