Un sindaco fuori dal comune, chi è Piergiorgio Ferretti, il mastino atriano
Che sia un sindaco fuori dal comune è cosa certa. Lo è nello stile, nell’aspetto e persino nel modo con il quale si relaziona con il prossimo. Sarà perché i suoi più stretti amici sono i numeri, di cui si fida ciecamente tanto da vincere per due volte le elezioni comunali ed una terza dopo un ricorso dell’opposizione al Consiglio di Stato. È un soggetto fuori dagli schemi tradizionali, non ama le cerimonie dove la fascia tricolore è d’obbligo, e se può farne a meno delega volentieri chi invece non vede l’ora tra i suoi più stretti collaboratori di ostentarla. Preferisce all’apparire il lavoro silenzioso dietro le quinte, all’esibizionismo sfrenato di qualche suo collega la più tranquilla e taciturna attività di programmazione. È uno che punta la preda e non la molla sino alla realizzazione dello scopo. Ne fu testimone il compianto Giandonato Morra, assessore ai trasporti in Regione, il quale dichiarò pubblicamente che l’allora assessore all’istruzione del Comune di Atri Piergiorgio Ferretti alle 8 in punto di ogni santo giorno lo attendeva nell’anticamera del suo ufficio di Pescara per mettere in piedi la mastodontica organizzazione del trasporto pubblico per gli studenti, senza la quale l’obiettivo di portare 1600 studenti in città nel polo scolastico tra i più grandi in Abruzzo non sarebbe mai avvenuto. Fu tacciato da più parti di pensare solo alla scuola, a quell’esercito di giovani che affollavano la mattina le vie della città, ai pullman che intralciavano spesso il traffico. Detto, fatto: da Sindaco ha piazzato un’autostazione in sicurezza per i pendolari della scuola, eliminato il traffico dei mezzi pesanti nelle ore di punta, ed è riuscito persino a spostare il deposito della Tua da Colle Maralto, un trasferimento che si attendeva da anni. Ha portato a termine una lunga battaglia per salvare il Commissariato della Polizia di Stato che faceva gola a Roseto degli Abruzzi, il cui numero di abitanti è di gran lunga superiore a quello di Atri e vanta una posizione strategica sulla costa. Si narra che telefonasse in ore antelucane ovunque, in Abruzzo e a Roma, in Sicilia e persino fuori dalla penisola per trovare la soluzione giusta. I poveri interlocutori dovettero arrendersi al mastino atriano che anche in quella circostanza riuscì a trovare i soldi e la sede per la costruzione del nuovo Commissariato la cui operatività è ormai imminente. Non pago di ciò, ha messo mano alla valorizzazione del centro storico, all’eliminazione della sosta selvaggia e alla rimodulazione del traffico urbano. Inizialmente la cosa ha suscitato non poco clamore: il sindaco è impazzito, è fuori di testa, non è in sé. Legittime osservazioni degli abitanti, abituati a percorrere le strade in una direzione da sempre e, di punto in bianco, dalla sera alla mattina vedersi cambiare la segnaletica. Il tempo di metabolizzare la nuova circolazione stradale ed ecco che Ferretti tira fuori una seconda, poi una terza fase, e quindi una quarta per creare nuovi parcheggi, molti dei quali gratuiti, introdurre spazi di arredo urbano dove prima sostavano abusivamente autovetture e ridare lustro ai quartieri della città. Sarà l’ultima fase, quella appena messa a punto? Non lo sa nessuno, nemmeno chi dirige la Polizia Locale, così come non lo sanno gli assessori. Se non erro siamo alla settima, ma non è escluso che si arrivi alla decima, come i dieci comandamenti di Mosè, ricevuti da Dio per liberare il popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto. Egli ne ha scritti altrettanti per liberarci dal traffico e dalle soste selvagge. Non so se riuscirà a liberare il popolo di Atri dall’opposizione, la cui inerzia è ormai certificata alla luce della assoluta assenza di proposte alternative.
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