Medicina del territorio, medici contrari alle case di comunità. Parla Romina De Prophetis
Stato di agitazione dei medici di medicina generale a livello nazionale e regionale a causa del mancato accordo integrativo tra la Regione Abruzzo e le rappresentanze sindacali sull’organizzazione delle cure primarie verso i pazienti da medici di base, pediatri di libera scelta e dagli specialisti ambulatoriali come ad esempio la sostituzione dei medici in caso di assenza o per prestazioni in forma associativa tra i camici bianchi. La convenzione, come è comunemente definito il rapporto di lavoro tra il medico di famiglia e la Regione Abruzzo non offre alcuna tutela per i medici di libera professione, spiega la dottoressa Romina De Prophetis di Pineto, la quale sottolinea l’assenza di garanzie in caso di malattie sotto forma previdenziale non potendo sospendere l’attività a favore degli utenti “Il mancato rinnovo dell’accordo integrativo, aggiunge la dottoressa De Prophetis, impedisce di aggiornare concretamente il sistema della medicina territoriale attraverso strumenti come le aggregazioni funzionali territoriali e le unità complesse di cure primarie. In questo modo diventa impossibile rispondere in maniera adeguata ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e affetta da patologie croniche. La carenza di medici di medicina generale è ormai sempre più grave ed è aggravata dai pensionamenti, dalla mancata programmazione e da una professione sempre meno attrattiva per le nuove generazioni. Non meno preoccupante è il fatto, aggiunge la dottoressa, sarà la nostra attività nelle case di Comunità costruite con i fondi del PNRR dove dovremo recarci almeno una volta a settimana per turnazioni di sei ore lasciando l’ambulatorio chiuso con ripercussioni per i nostri pazienti. Una situazione che sta già lasciando senza medico di famiglia numerosi cittadini, soprattutto nelle aree interne e montane. I medici di famiglia stanno progressivamente perdendo la propria funzione clinica e di presa in carico del paziente per trasformarsi in un presidio prevalentemente burocratico. Ogni giorno aumentano adempimenti amministrativi e incombenze che sottraggono tempo alla cura dei pazienti, rimarca la De Prophetis. Sul tema delle Case di Comunità non è ancora chiaro quale sia il compenso economico previsto per le nostre attività professionali oltre a delle perplessità sui mini presidi sanitari nei quali mancano soprattutto medici specialisti come cardiologi, ginecologi ed altri ai quali dovrebbero sopperire i medici della medicina generale. . Dover ritagliare delle ore dal nostro ambulatorio non fa bene all’assistenza verso i nostri pazienti che rappresentano non solo delle persone da seguire e curare, ma un’attività alla base del rapporto tra il medico e il paziente del quale conosciamo non solo l’aspetto clinico e sanitario ma la condizione personale e familiare contestualizzandola nel percorso di medicina, sottolinea la dottoressa di Pineto, la quale rincara la dose affermando che l’ingresso nella Casa di Comunità ci pone in una condizione deprofessionale rilegandoci a strumenti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi delle strutture che si andranno a costruire, come vaccinazioni e determinare il compenso in funzione dei risultati. Dopo la pandemia-ricorda la De Prophetis- il nostro lavoro ha perso attrattività scoraggiando nuovi medici per la mole delle attività che esulano dall’aspetto medico e sempre più oneroso dall’enorme attività burocratica. Per rendere l’idea il nostro rapporto in convezione con il sevizio sanitario nazionale è basato sulla libera professione mentre il ministro della salute vorrebbe sottoporci alle dipendenze del SSN con conseguente decisione dall’alto sull’attività sanitaria e clinica obbligandoci di fatto ad esercitare la professione nelle sedi indicate dal Ministero. Inoltre è bene chiarire la differenza tra Case di Comunità e Ospedali di comunità. Le prime sono dei presidi sanitari territoriali, gli Ospedali di Comunità sono invece delle strutture finalizzate alle degenze dei pazienti cronici con l’obiettivo di alleggerire l’ospedale tradizionale dalla sempre più crescente presenza di malati cronici senza incidere nella struttura ospedaliera con la conseguente maggiore disponibilità di posti letti e reparti allo scopo deputati. La nostra battaglia proseguirà al solo fine di garantire ai cittadini la presenza nei comuni, piccoli o grandi che siano, dei medici di famiglia, un punto di riferimento essenziale per ogni comunità, chiosa la dottoressa De Prophetis, auspicando che l’utenza possa comprendere sempre di più che le manifestazioni in essere dei medici non sia per un motivo economico ma per una giusta valorizzazione del ruolo da sempre svolto dal medico di base.
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