L’Aquila, 49enne muore schiacciato dal muletto nell’azienda in cui lavorava
Ancora una vittima sul lavoro in Abruzzo. A perdere la vita è stato Marco Rocchini, operaio aquilano di 49 anni, morto nello stabilimento Hca della zona industriale di Bazzano, all’Aquila. L’uomo, sceso dal muletto, rimasto acceso, sarebbe rimasto schiacciato dal carrello elevatore che lo avrebbe spinto contro una bobina. La dinamica dell’incidente è ancora in fase di accertamento. I carabinieri hanno sequestrato il muletto e una parte del capannone. La Procura dell’Aquila ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e presunte violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Disposta anche l’autopsia. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 dell’ospedale San Salvatore, che non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell’operaio. Presenti anche gli ispettori della Asl.
In una nota congiunta, Cgil e Fiom, Fim e Cisl, Uil e Uilm dell’Aquila si sono stretti “attorno al dolore dei suoi cari”, sottolineando però che “alla vicinanza si unisce una rabbia profonda”. “Confidiamo nel lavoro degli inquirenti perché si faccia chiarezza al più presto sulle cause della tragedia. Intanto, però, dobbiamo constatare, ancora una volta, che non ci sono decreti che tengano di fronte alla realtà brutale dei fatti. La normativa esiste, tuttavia appare impotente se non viene accompagnata da una volontà politica ed economica reale di cambiare le cose. Per fermare questa scia di sangue non servono nuove promesse, ma fatti concreti: controlli capillari, cultura della sicurezza e formazione. È necessario un potenziamento immediato degli organi ispettivi perché senza una vigilanza costante e sanzioni severe, le norme rimangono suggerimenti ignorati. Inoltre serve formazione vera, specifica e aggiornata per ogni lavoratrice e lavoratore, finanziata seriamente e non lasciata al risparmio. Non è più tollerabile limitarsi al lutto mentre il dibattito pubblico si perde in sterili tecnicismi”.
Il segretario generale della Uil Abruzzo, Michele Lombardo: “E’ l’ennesima sconfitta di un sistema che non tutela la vita e l’incolumità dei lavoratori. La Uil è da sempre impegnata in prima linea, innanzitutto con la campagna ‘Zero morti sul lavoro’ che ha l’obiettivo di sensibilizzare sul tema e di raggiungere obiettivi concreti per l’azzeramento di episodi di questo genere. Perché ogni lavoratore ha diritto a tornare a casa sano e salvo, e ogni perdita rappresenta una sconfitta per l’intera società. E’ necessario – aggiunge – rafforzare i controlli, investire nella sicurezza e promuovere una cultura del lavoro che metta al centro la vita e la dignità delle persone”. Marcello Vivarelli, segretario regionale Fesica-Confsal Abruzzo: “Una tragedia avvenuta a pochi giorni dal Primo Maggio che non può essere considerata una fatalità. La strage continua. Ogni morte sul lavoro indica che prevenzione e controlli non sono sufficienti. Servono verifiche costanti, formazione reale e responsabilità precise lungo tutta la catena. Non bastano più dichiarazioni dopo le tragedie. La sicurezza deve essere una priorità concreta, non un obbligo solo formale. Alla famiglia del lavoratore va il nostro cordoglio. L’obiettivo deve essere uno: evitare che episodi come questo si ripetano, altrimenti la retorica continuerà a restare tale”.
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