Verso il conclave dopo papa Francesco: numeri, equilibri e sorprese

Verso il  conclave  dopo  papa Francesco: numeri, equilibri e sorprese

di Andrea Spada

Entra nel vivo la settimana in cui si aprirà il tanto atteso conclave previsto per mercoledì 7 maggio, data in cui i cardinali entreranno nella Cappella Sistina e non vi usciranno, se non dopo l’elezione del nuovo pontefice dopo la morte di papa Francesco. La successione al papa argentino venuto dalla fine del mondo avviene in un momento storico per la Chiesa e non sempre considerato adeguatamente anche dai media che rivolgono solo l’attenzione sul toto papabili come se fosse una competizione tra porporati. Nel corso della “sede vacante” , detta così per via del momento di transizione tra la morte del papa e l’elezione del nuovo vescovo di Roma, gli occhi del mondo si voltano verso la Cappella Sistina. Questa volta, però, l’attesa ha un carattere tutto particolare: non solo per il numero dei partecipanti – quasi 135 cardinali elettori – ma per la complessa architettura interna del collegio che sceglierà il successore di Papa Francesco.

Durante gli undici anni del suo pontificato, Jorge Mario Bergoglio ha convocato dieci concistori, creando 149 cardinali. Di questi, 108 sono oggi sotto gli 80 anni, quindi con diritto di voto. Nessun pontefice recente ha formato così massicciamente il collegio elettorale: Giovanni Paolo II, in confronto, aveva tenuto nove concistori in quasi tre decenni.

A questi elettori vanno aggiunti 22 cardinali creati da Benedetto XVI e 5 ancora nominati da Giovanni Paolo II. Le proporzioni, sulla carta, sembrano indicare un conclave già indirizzato a eleggere un papa “bergogliano”. Ma i numeri, come spesso accade, non raccontano tutta la storia.

La varietà di vedute tra i cardinali è profonda. Alcuni dei nomi più critici nei confronti della linea di Francesco provengono proprio da suoi concistori. È il caso del cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller, un teologo di forte impronta conservatrice, che pure ha ricevuto la berretta rossa dalle mani dello stesso Francesco. Al contrario, figure come il filippino Luis Antonio Tagle – simbolo della Chiesa del Sud globale e aperto sostenitore di una Chiesa missionaria – sono stati creati cardinali da Benedetto XVI.

Il collegio cardinalizio si presenta dunque come un mosaico in tre grandi aree: un blocco riformista, fedele alla visione di Francesco, che raccoglie circa 60 voti; una minoranza conservatrice, forte di 25-30 cardinali; e una zona centrale di circa 50 moderati, più difficile da leggere ma decisiva nei giochi d’equilibrio.

In un conclave così numeroso, dove per eleggere il nuovo papa serviranno almeno 90 voti, nessun gruppo potrà farcela da solo. Sarà il centro a fare da kingmaker. E chi vorrà vestire il bianco dovrà necessariamente saper parlare a quella fascia intermedia che cerca una sintesi tra riforma e tradizione.

 


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Marino Spada

Direttore Responsabile e Fondatore del Giornale " la Voce del Cerrano"

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