Anno giudiziario, Abruzzo, critiche su abolizione abuso d’ufficio, prescrizione e processo telematico

Anno giudiziario, Abruzzo, critiche su abolizione abuso d’ufficio, prescrizione e processo telematico

All’inaugurazione dell’anno giudiziario, a L’Aquila, critiche sono state sollevate dal presidente vicario della Corte di Appello di L’Aquila, Aldo Manfredi, non solo sulla riforma voluta dal ministro Carlo Nordio, ma anche sull’abolizione del reato di abuso d’ufficio, sulla cessazione del corso della prescrizione alla sentenza di primo grado, sull’introduzione del processo civile telematico. Riforme “ondivaghe” le ha definite nella sua relazione il presidente Manfredi. Aspetti tecnici che mostrano una certa sofferenza nella quale operano i magistrati.

“Negli ultimi due anni – ha affermato il presidente Manfredi che tra breve andrà in pensione – ed in tempi recenti diversi sono stati gli interventi, specie in ambito penale, del legislatore, alcuni attuati ed altri in itinere, connotati da un procedere ondivago e a volte contraddittorio su cui vorrei spendere qualche considerazione. Ritengo meritevole di condivisione l’idea del ritorno alla prescrizione sostanziale, perché atto di civiltà giuridica; istituto regolato nell’arco di pochi anni da tre diverse discipline. L’assetto ultimo, che vede la cessazione del corso della prescrizione alla sentenza di primo grado, controbilanciata dall’inusitato istituto della improcedibilità dell’azione penale, pur apparendo utile sul piano della efficienza del sistema, propone rilevanti riserve sul piano generale. La prescrizione è certo istituto di civiltà giuridica, di garanzia dei singoli, non cancellabile in un sistema penale che dovrebbe essere di impronta liberale, anche se certo è al contempo foriero di conseguenze gravi sul piano della inalienabile pretesa di giustizia da parte del consesso sociale e della necessità di una giusta risposta alla commissione dei reati, anche a tutela dei diritti di chi dal reato è stato offeso. Ma questi effetti negativi, di un istituto ineludibile, non si possono ovviare con misure che cancellano o limitano irragionevolmente l’istituto in danno di chi ha diritto a non essere giudicato sine die ed una volta venuto meno l’interesse pubblico all’accertamento del reato per il decorso del tempo, ma celebrando in tempi ragionevoli i processi, mettendo la macchina della giustizia in grado di farlo, con risorse, interventi normativi di velocizzazione, limitazione dell’intervento penale, prevedendo, come era nella legge Orlando e tornerà, a quanto pare, ad essere, meccanismi equilibrati di salvaguardia”.

“Il processo penale – ha ricordato Manfredi – è costruzione della memoria, poiché quello che in esso viene accertato è affidato a chi verrà, è quindi momento sociale in cui la comunità si confronta con l’effettività delle sue regole e sottrae ai singoli il potere di vendetta privata, chiama a raccolta i suoi membri attraverso le istituzioni che essi stessi si sono liberamente dati, anche perché la violazione delle sue leggi, l’offesa ed anche i il dolore siano condivisi e resi così, nella solidarietà, più sopportabili per chi ne è stato vittima”.


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Marino Spada

Direttore Responsabile e Fondatore del Giornale " la Voce del Cerrano"

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