Atri, Sinistra Indipendente: “lapide fascista non ancora rimossa nel palazzo Ducale “

Atri, Sinistra Indipendente: “lapide fascista non ancora rimossa nel palazzo Ducale “

Ritorno sulla questione, stante che, nonostante prese di posizioni del nostro Circolo, peraltro segnalati tempestivamente all’ANPI Provinciale, Regionale e Nazionale, nonchè a tutti i partiti di Atri, la stessa, ormai fa parte dei “decori lapidei” del Palazzo di Città. Non forsanche- scrive Mario Marchese- che la stessa  esprime  una volontà di NON cancellazione del passato, di cosa abbia significato 20 anni di dittatura, di sofferenze, di mancanza di libertà per il popolo Italiano, nonché 4 anni di guerre, con morti e distruzioni, compreso verso cittadini di Atri. La fine della guerra, la pace, la Costituzione Italiana, da tutti accettata, andava ad esprimere con certezza che nessun riferimento al fascismo poteva e doveva essere riposto da parte di  partiti, associazioni, e tanto meno SIMBOLISMI o frasi. Ma Atri dimentica tutto questo, e nel  Settembre del 2021 pone a bella mostra cio che era rimasto negli scantinati del palazzo degli Acquaviva per 70 anni e passa. A parte qualche protesta, tutto passa in questa città addormentata da 15 anni di centro destra, e se dovesse continuare così, le alternative, daranno ancora altri 5 anni  a loro, ed andremmo al ventennio, di non antica memoria.. Considerazioni queste direi oggettive ed obbiettive sulla realtà politica atriana, stante anche ciò che è stato propugnato a suo danno, ed a danno del S. Liberatore di Atri da governi regionali diversi, oggi del centro destra, e da gestioni dell’ASL teramana sempre coerenti a destra, ad una volontà gestionale della stessa sempre contro la Città di Atri, che solo il sottoscritto, allora da Sindaco, cercai di contrastare, anche con profitto e risultati (vedi Eredità Rosati, vedi Museo Archeologico De Albentiis-Tascini e finanziamenti per il suo allestimento, due entità finanziarie da parte della Fondazione Tercas, vedi  Scuole superiori, finanziamenti per la sistemazione del Liceo-Ginnasio (legge 30), vedi allora difficile, Università ad Atri, vedi Tribunale ed Uffici del Giudice di Pace, vedi Uffici Inps ed Inail, vedi il permanere dell’Agenzia delle Entrate e della PPSS, vedi OOPP in Atri e Frazioni).

Insomma, se non  cacciavo le unghie anche in questo modo, che mi è costato allora incomprensioni e prese di posizioni negative da parte del partito in cui militavo, ovviamente pagato a caro prezzo negli anni successivi. Insomma, assistere oggi a questo “silenzio – assenso” di tutto ciò, mi riempie di tristezza. e di impotenza, essendo ormai fuori dalla politica attiva, se non quella di opinione, o civica. Ma detto anche questo per gli “smemorati di professione”, nel ritornare sull’argomento, sicuramente non dovrebbe essere quelli che lo hanno voluto quel ripristino del passato in quella sede, ma altri, che dovrebbero rispondere quotidianamente per averlo permesso, stante la loro presenza presso il Palazzo Ducale, di Città, nella maggiore Assise rappresentativa che è il Consiglio Comunale. Che hanno partiti dietro che li sostengono a vari livelli istituzionali e rappresentativi. Personalmente  rappresento solo un Circolo, direi Culturale e di sinistra, nulla di più, e che non ha mai chiesto nulla per le sue attività, ad amministrazioni di sorta per la sua attività, come hanno fatto altre, quasi tutte in questa città. Ben per loro. Con la presente, quindi, rinnovo  ai Partiti di Atri, ai Consiglieri Comunali,  alle Associazioni antifasciste, di far rimuovere quel residuo lapideo dalla Chiostra del Palazzo di Città, che in quella sede, rappresenta tutta la città, e personalmente non mi rappresenta, quindi che sia rimossa, così come anche richiesto dall’Anpi Provinciale, dal Prefetto di Teramo (?), da qualche libello di partiti presenti in Consiglio Comunale, poi lasciato nel dimenticatoio, così come tutto in questa città, che ripeto essere  “anestetizzata” da un fiorente ed indimenticabile centro destra da 15 anni a questa parte (sic!). Che è stato ridotto da Città importante  in Provincia ed in Regione, ad un paesino al di sotto dei 10.ooo ab, quasi sicuramente le apporterà delle conseguenze in termini di servizi oggi ancora presenti in città. L’Ospedale S. Liberatore, ne è un’avvisaglia.

Lavocedelcerrano

Direttore Responsabile e Fondatore del Giornale " la Voce del Cerrano"

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