Teramo, avviato il percorso educativo nel carcere di Castrogno dall’associazione Elefante

È stato avviato lo scorso mercoledì 16 giugno, presso la Casa circondariale di Teramo, il percorso psicoeducativo a favore di detenuti per reati di violenza di genere e sex offender, progetto della Cooperativa “L’Elefante”, in partenariato con la Casa Circondariale di Teramo e la Commissione alle pari opportunità del Comune di Atri, finanziato dal Bando intersettoriale per la presentazione di idee progettuali per l’anno 2021 “RICOMINCIO DA (TE)” sul tema della parità di genere e della lotta alla cultura della prevaricazione maschile e al fenomeno della violenza di genere promossa dalla Fondazione Tercas di Teramo.

“La cooperativa L’Elefante è un soggetto attivo nel contrasto alla violenza di genere da molti anni e dal 2018 eroga il servizio “L’Elefante Bianco: percorso di responsabilizzazione per autori di violenza” presso il Comune di Pineto e presso l’Asp2 di Teramo, in Atri, per cui è anche in rete con la Prefettura di Teramo e la Questura.” spiega la Presidente Cristina Marcone e aggiunge: “In seguito al buon lavoro instaurato con l’Ufficio di esecuzione penale esterna di Teramo e la casa circondariale di Castrogno, si è pensato di avviare un percorso mirato interno al carcere con l’obiettivo di prevenire la recidiva per i reati di violenza di genere e di natura sessuale, nel pieno rispetto dell’articolo 16 della Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia con la legge 77/2013,che impegna gli Stati firmatari ad adottare le misure necessarie per istituire o sostenere programmi rivolti agli autori di violenza per incoraggiarli ad adottare comportamenti non violenti nelle relazioni interpersonali, prevenire nuove violenze e modificare i loro comportamentali”.

Il progetto, pioniere in Abruzzo, prevede la strutturazione di gruppi presso la Casa Circondariale di Castrogno a Teramo orientati al sostegno ai detenuti sui temi riguardanti le tematiche relative all’identità di genere e alle relazioni fra uomini e donne, all’affettività e alla mascolinità, e alla riflessione sui propri comportamenti di gestione della rabbia e dell’aggressività nei rapporti interpersonali e interfamiliari (violenza domestica, di genere, assistita). La finalità ultima degli interventi sui detenuti è quella di prevenire la recidiva di nuovi comportamenti violenti nei confronti delle medesime vittime di reato o di potenziali altre.

La pena detentiva dev’essere efficace e dare la possibilità anche ai detenuti di lavorare sui propri agiti violenti, prendere consapevolezza del reato commesso, assumendosene la piena responsabilità. La collaborazione con L’Elefante- spiega la dott.ssa Elisabetta Santolamazza, Responsabile Area Trattamentale presso la Casa circondariale di Castrogno – è un’occasione importante di confronto e di riflessione offerta ai detenuti che entreranno a far parte del percorso al fine di avviare un reale cambiamento. Grazie a questo progetto si crea, inoltre, un ponte con il territorio e i suoi servizi, con il duplice obiettivo di far conoscere agli uomini uno spazio di ascolto specifico, che potranno frequentare anche quando avranno lasciato il carcere, ed entrare a far parte della rete di contrasto alla violenza di genere compiendo una vera opera di prevenzione a 360 gradi”. Dentro e fuori dal carcere le difficoltà per gli operatori, però, non sono poche. “Non tutti riescono a cambiare – spiega il dott. Riccardo Tritella, che lavorerà con i detenuti – dipende molto dalla motivazione, che cerchiamo di individuare durante i primi colloqui. La violenza è un fenomeno trasversale alle classi sociali e culturali e non possiamo considerarla una malattia. Oltre ad offrire protezione alle vittime, è importante dare una restituzione all’uomo che agisce violenza rispetto all’illegittimità del suo comportamento e spingerlo ad assumersi le responsabilità di quella scelta. Crediamo infatti che, per cambiare, l’uomo che agisce violenza debba rendersi conto che si tratta di una scelta che costituisce reato e comprendere che è basata sull’esercizio di potere e controllo”

Il progetto sarà oggetto di valutazione da parte della Cpo di Atri, incaricata di elaborare uno studio sui risultati ottenuti. “Per ogni donna che subisce violenza c’è un uomo che la “agisce” ed è a quegli uomini che ci si rivolge per avviare un reale cambiamento della società civile e contrastare attivamente la violenza di genere – interviene l’avv. Alessia Tracanna, presidente della CPO del Comune di Atri,–Per contrastare la violenza sulle donne, infatti, è fondamentale anche intervenire e coinvolgere gli uomini che agiscono violenza nelle relazioni affettive attraverso dei programmi volti alla responsabilizzazione delle loro azioni. La CPO è lieta di poter supportare il progetto attraverso un elaborato finale sui dati e l’andamento del lavoro svolto”

 

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