Il Generale Luigi Robusto insignito di Croce d’Oro e Grande Ufficiale della Repubblica

Avvolto nel silenzio, tra le campagne della terra molisana, dove ha scelto di vivere dopo ben dieci lustri trascorsi nella Benemerita, servendo orgogliosamente il suo amato Paese, al quale ha donato se stesso senza riserva e rimpianti, Luigi Robusto ci risponde al telefono. E’ già all’opera dalle prime ore dell’alba in questa veste inedita di pensionato, senza avvertirne il peso, atteso che le cose da fare sono molte, anche se il nemico non abita dentro i palazzi del potere della mafia, combattuta sino a qualche mese fa, ma nel tempo che passa il cui arresto è impresa ardua se non impossibile. Oggi è la Festa della Repubblica, il giorno in cui nella Capitale, prima dell’emergenza pandemica, sfilavano le forze armate, simbolo della resistenza e della scelta repubblicana voluta dagli italiani nel 1946. La notizia del conferimento della Croce d’Oro, la più importante onorificenza dell’Arma dei Carabinieri, non gli è stata ancora ufficialmente notificata e apprende di esserne titolato dalle numerose telefonate di congratulazioni che riceve.  A cercarlo sono in molti, da Sanremo a Milano, dalla gente comune agli ufficiali dei carabinieri in servizio, passando per la città in cui è nato nel 1954, Atri, e di cui è cittadino onorario dal 2019. E’ stato proprio il Sindaco della città Ducale, Piergiorgio Ferretti, a darne comunicazione ufficiale sul sito del Municipio, con la pubblicazione del decreto firmato dal Ministro della Difesa in data 13 maggio, nel quale si legge, tra le motivazioni alla base della concessione del prestigioso riconoscimento: <<l’ufficiale generale ha sempre costituito limpido esempio e sprone per il personale dipendente, assicurando soluzioni organizzative brillanti e di rara efficacia<< E ancora: << con la sua infaticabile e preziosa opera di comando e di pensiero ha contribuito al progresso dell’Istituzione, esaltandone spiccatamente il lustro e il decoro nell’ambito delle Forze Armate e della Nazione<< Ci dice di essere molto emozionato per le tante testimonianze di affetto e stima che sta ricevendo in queste ora da tutta Italia e di conservare ancora quel senso di sobrietà e umiltà ai quali ha ispirato la sua vita, militare e privata, sempre lontano dai riflettori e vicino alla gente.  Nella contrada in cui vive oggi, lo chiamano semplicemente Luigi, il vicino di casa che da poco è arrivato in quel fabbricato rurale che visitava nei rari giorni in cui si concedeva qualche attimo di riposo. La campagna è un luogo di condivisione e di grande  umanità , ci si ritrova spesso accanto ad  un albero per scambiare quattro parole con il contadino che torna dalla mietitura o dall’allevamento del proprio bestiame,  ed è ignaro del suo interlocutore, il quale, proprio oggi, può vantare, oltre alla Croce d’Oro la nomina di Grande Ufficiale della Repubblica, il cui titolo gli è stato concesso nel Gennaio del 2019, senza che ne facesse alcuna menzione pubblica.  Lo abbiamo scoperto noi, curiosando tra i titolati, a dire il vero pochi, che in questo Paese hanno avuto una simile concessione, riconosciuta come la più importante in assoluto. Titoli di cui Luigi Robusto non avverte la necessità di mettere in mostra, convinto quale è che il segno distintivo di un uomo passa attraverso quello che egli rappresenta nella comunità in cui vive, opera e lavora, con il bagaglio che si porta dietro, dentro il quale resta custodito per sempre il suo passato. <<Tutto ciò che resta di noi è solo quello che è stato scritto<< . Una massima di Tirone, segretario di Marco Tullio Cicerone, di cui il Generale di Corpo d’Armata dei Carabinieri, Luigi Robusto è autentico testimone, dal 1969, anno in cui mise piede nella Scuola Militare della Nunziatella di Napoli sino al giorno in cui, il 16 Gennaio 2020 ha appeso la sua uniforme nell’armadio. Solo essa, perché gli alamari li ha cuciti sulla pelle, come amava ripetere il compianto Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

 

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