Emergenza sanitaria, Marchese propone di requisire strutture sanitarie private in convezione

Una proposta insolita ma efficace quella del Comitato Difesa Ospedale a firma di Mario Marchese che chiede, vista l’emergenza sanitaria in corso, se non sia il caso di requisire personale e strutture, quest’ultime già in convezione con il servizio sanitario nazionale.  Nell’appello Marchese scrive °se non si intenda  provvedere, in caso di necessità urgente ed impellente, come ci  aspetta  nel p.v. a causa della Pandemia Covid 19, che dilaga  nelle varie strutture Ospedaliere pubbliche, e nelle varie ASL d’Abruzzo, (oltre che a livello Nazionale), stante, appunto la scarsezza, la deficiente presenza sul territorio, sia negli Ospedali che in Convenzione diretta con il SSN di tante figure professionali mediche di cui sopra  (vedi anche Pediatri);

°se non si intenda  con questa situazione,  andare alla loro “PRECETTAZIONE” , sia di queste categorie, per necessità e salute pubblica, stante che ancora esercitano la loro professione, ripeto in “libera professione personale”, con studi privati, oppure in convenzione con il SSN tramite l’indiretta loro opera  concessa a Cliniche private, Laboratori, e Centri polispecialistici presenti nel territorio regionale, etc.

°Non so, se questo è  un atto amministrativo PERCORRIBILE, come strategia, o di “DIRITTO  COSTITUZIONALE”dalle massime cariche Politiche Sanitarie, locali e Regionali. Ma stante la realtà in cui ci si trova, e sicuramente ci troveremo da oggi in avanti, sempre peggio, almeno per  altri e prossimi 5-6 mesi, o fino alla presenza sul mercato del Vaccino anti Covid 19, questa ipotesi, è già da mettere in piedi, cioè: prima la “VOLONTARIETA”, e poi la “PRECETTAZIONE” delle figure specialistiche necessarie allo scopo per la tutela della salute pubblica.

 

Ovviamente, debbono essere loro garantite idonei compensi pro giornate degni della loro professione ed esentasse, al fine di far recuperare loro l’eventuale danno subito se hanno partite IVA in atto, e se sono in attività. E se, sono invece in pensione solamente, invitarli, previo idoneità fisica all’attività di professionista a cui sono dedicati, avere idonei compensi, e presso le strutture pubbliche di recente uscita dal pensionamento.

 

Ovviamente RIPETO agli stessi, che,  dovrebbero essere adottati  nelle “ASL ed Ospedali a loro contigui”, dove i medesimi hanno già operato, hanno avuto un rapporto di lavoro, al fine di facilitarne il loro reinserimento nel modo migliore possibile nelle attività professionali di riferimento.

 

Inoltre, provvedere, ulteriormente con idonei finanziamenti, ad incentivare il lavoro di tutti gli Operatori in servizio: Medici, Tecnici, Infermieri Professionali, addetti alle varie strutture operative in questo periodo Covid19, ed anche in Ospedali non Covid 19. (Sarebbe il minimo che si possa fare da parte delle strutture pubbliche e della politica, davanti a questi percorsi impositivi e di volontarietà).

 

Sono certo che già si stia  pensando a questo, così, tenendo, eventualmente,  i Medici Militari, in “estrema riserva”, per le situazioni di estremo disagio sia territoriale, oppure la dove essi appaiono necessari in mancanza acclarata di una qualsiasi possibile alternativa professionale e di figure specialistiche.

 

In ULTIMO, e non per ULTIMO, studiare, invece che bloccare  prendere in ESAME la possibilità di PRECETTARE, REQUISIRE, strutture e Cliniche PRIVATE, con il relativo personale, per attività di Covid, tutto Covid 19, in territori strategici della nostra Regione: “nel Teramano, nel Pescarese, nel Chietino, nell’Aquilano, la dove abbondano tali realtà, e lasciare gli Ospedali Pubblici a fare tutto l’altro lavoro e di assistenza di diagnosi e di cura e  di attività chirurgiche.

 

Ce ne sono molte, moltissime, e tutte possibilmente idonei allo scopo.

 

Non possiamo andare di nuovo a chiudere, così come è stato fatto, nell’ambito  di alcune ASL, Ospedali interi, e creare poi, anche, e di converso, patologie  ed acutizzazioni delle medesime, per mancanza di continuità di accertamenti sanitari sui cittadini di riferimento territoriale a livello pubblico. Mi riferisco agli Screening non fatti, accertamenti di rito periodici non eseguiti, a patologie dismetaboliche non controllati, alle paure di tanti a frequentare Ospedali pubblici, per paure di contagi, stante in loco, espressioni di tutto Covid, o di parziale Covid… etc. etc. come avviene in ATRI.

 

Insomma, qualche strada per affrontare al meglio questi problemi ci sono, basta decidersi, credo, (rispettando sempre il diritto individuale che sia  ciò possibile costituzionalmente), poi, oltre non saprei, e non mi sento di consigliare da cittadino come sono, direi qualunque..

 

L’aver riaperto Atri, il S. Liberatore in COVID 19 , anche se parzialmente, ma siamo già a oltre i 50 pazienti ricoverati, e nel prossimo futuro, anche la possibilità di coinvolgerlo nella Terapia Intensiva ed Semi intensiva, lo spazio è corto, facilmente superabile dagli avvenimenti, e saremmo al TUTTO COVID del S. Liberatore, così come nel Marzo scorso:(Vero caro Di Giosia, vero carissimi Sindaci di Teramo, di Giulianova, di Alba Adriatica, di S. Omero, vero OOSS mediche e non mediche?).

 

“Poi, ho sentito, ho letto, che l’ASL di Teramo abbia “barattato” posti letto del Covid 19 di Pescara, per riservarli all’ASL Teramo, in cambio, si legge, di “prestazioni infermieristiche e professionali  da dare a Pescara, da parte dell’ASL di Teramo”.

 

Mi sembra un gesto amministrativo, inusuale, non dovuto, improponibile.

Atri, come altre realtà, avrebbe potuto e dovrebbe usufruire di quelle prestazioni in quanto che, è una struttura costruita con finanziamenti pubblici per i malati abruzzesi, a prescindere dalla loro provenienza, “ed il baratto”,  la “riserva di posti”, è la cosa che più non si doveva fare, almeno se è vera questa faccenda, ma pare di si. Cordialmente,

                                                                         Mario Marchese

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