Atri, al San Liberatore la cardiologia al collasso. Appena due medici e due infermieri

Un reparto a mezzo servizio. E’ quello che succede nella Cardiologia di Atri, dove, a seguito dell’emergenza iniziale pandemica, nel mese di Marzo, la struttura è stata costretta, per esigenze di spazio, a seguito della conversione in Ospedale Covid 19 del San Liberatore, a ospitare la rianimazione, il cui posto è stato adibito alla struttura epidemica.  Da allora la situazione è rimasta la stessa, con difficoltà di convivenza per entrambe le attività sanitarie. Se al reparto di rianimazione sono arrivati nel frattempo i tanto ricercati anestesisti, al fine di poter operare nelle sale chirurgiche, il personale della cardiologia può fare affidamento su appena due medici, oltre al dirigente, il dott. Bruno Loffredo. La cui equipe medica, oltre che occuparsi dei ricoverati, deve garantire una quantità di prestazioni ambulatoriali di rilievo, oltre al Pronto Soccorso e al trasporto di pazienti nella struttura del Mazzini di Teramo in caso di infarti e patologie cardiache croniche. Le prestazioni ambulatoriali  erogate nel 2018 dal Reparto di Cardiologia sono state 26.168 contro le 26.018 dell’anno precedente, segno tangibile di un servizio che, nonostante la chiusura dell’UTIC, continua a funzionare in modo straordinario  e con soddisfazione dei pazienti i provenienti dall’ampio bacino dei comuni che si rivolgono al San Liberatore. Nonostante l’evidente difficoltà di coesistere dei due servizi, ad oggi, nulla è cambiato e i numerosi appelli sono caduti nel vuoto. Una signora della Val Fino, pur complimentandosi con lo staff medico e infermieristico della Cardiologia, dove è ricoverato suo padre, lamenta il fatto della scarsa disponibilità del personale, impegnato su più fronti. Così come le visite programmate, le quali, se non hanno carattere di assoluta urgenza, causa arretrato per la pandemia, vengono rinviate a data da destinarsi. Una lunga lista di attesa che riguarda anche altri reparti, come ad esempio quello dello screening per la prevenzione dei tumori della mammella e dell’utero. Nel frattempo un altro infermiere è stato spostato dal reparto di cardiologia e trasferito in Medicina-Lungo Degenza, lasciando il reparto le cui prestazioni sono ambulatoriali a sole due unità, con gravi ripercussioni sull’attività quotidiana. Situazione al collasso che meriterebbe una maggiore e approfondita attenzione da parte dei dirigenti della Asl di Teramo.

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