Pino Perfetti, l’uomo impegnato nel sociale e fondatore di Italia Nostra di Atri

Venerdì 21 agosto 2020, concludeva la giornata terrena, presso l’ospedale-civile “S. Liberatore” di Atri dove era stato ricoverato qualche giorno prima, Pino Perfetti, tra i fondatori della locale sezione di “Italia Nostra”, ora con Giorgio Bassani eponimo.

Aveva 87 anni. Nato ad Atri, all’ombra della Chiesa di S.Agostino, da Enrico e Isabella Di Febbo, il papà era falegname, proveniente da una famiglia di artigiani-artisti. I Perfetti, originari della Toscana, si erano stabiliti a Chieti e ad Elice. Il ramo di Elice era arrivato ad Atri, dove era stata aperta una legatoria con intenti artistici. Lo zio Tobia, diplomato al Conservatorio di Pesaro, fu organista della Cattedrale di Atri prima dell’arrivo di Antonio Di Jorio. Dopo una tournèe in vari Paesi d’Europa con Italiano Tuzi, si trasferì in Brasile dove fu per lungo tempo valoroso insegnante.

Pino trascorse la fanciullezza nel centro storico di Atri e giovanissimo entrò nella GIAC, a livello interparrocchiale e parrocchiale, sempre con riferimento alla Parrocchia di S. Maria. Partecipava ogni domenica alla Messa sociale nella Chiesa di S. Pietro, demolita nel 1957. Quando l’AC chiuse i battenti nella città degli Acquaviva, Pinuccio (com’era affettuosamente chiamato) ne continuò lo spirito con gli amici della prima ora.

Conobbe la spiritualità dell’unità del Movimento dei Focolari e una delle mete divenne Assisi. Attratto dal carisma di S. Francesco, negli anni del rinnovamento conciliare conobbe la Pro Civitate Christiana, uno dei pochi luoghi in Italia dove si poteva tranquillamente parlare di riforme nella Chiesa. Con la Cittadella, viaggiò in vari Paesi del mondo.

Impiegato presso l’ospedale di Atri, appena entrato in funzione il vecchio stabile del rione S. Antonio, Pino conquistò la simpatia del personale medico, paramedico, ausiliario e impiegatizio, degli ammalati e dei parenti, per la professionalità, la generosità e la discrezione. Collocato in pensione, nel 1995, ha potuto godere per diversi anni del meritato riposo, nonostante i limiti fisici, ma con tantissima grinta.

Amante dell’arte e delle cose belle, entrò nell’Archeoclub e nell’amatissima Italia Nostra. La casa in Vico Troli divenne il salotto culturale, dove tanti amici trascorrevano il pomeriggio, tra una bibita e due biscotti della leggendaria scatola circolare di latta. Si adoperò per la ristampa di un volume ottocentesco delle antiche monete di Atri e per tante battaglie ambientali.

La soluzione avviata a Perugia nel 1983, suggerì a Pino l’idea di ascensori e scale mobili per il collegamento tra la periferia, o meglio l’eventuale parcheggio presso i reperti del teatro romano e il centro storico. In questi ultimi anni, chiedeva la possibilità di scivoli in profilato, come presso la Cattedrale di Teramo, per le Chiese atriane di S. Chiara, S. Nicola e S. Giovanni.

Innamorato di Atri, Pino più volte ha parlato della restituzione, anche simbolica, di una striscia di spiaggia, da parte del comune di Pineto. Atri ha dato il nome all’Adriatico, e quindi deve avere un lembo di costa, come altre due città, il cui territorio comunale non comprende il mare: Recanati e Orvieto. La patria di Leopardi ha la sua spiaggia con il comune limitrofo di Porto Recanati, Orvieto ha lo sbocco marino virtualmente con la non vicina Orbetello, ovvero la piccola Orvieto.

Pinuccio teorizzava una festa del mare, all’inizio dell’estate, per coinvolgere autorità, cittadini e turisti, con la rievocazione della trimillenaria storia di Atri. La festa, esemplata su quella dell’Ascensione a Venezia e sullo Sposalizio del mare di Cervia, avrebbe avuto come colonna sonora i canti popolari sul mare, in primis “Mare nostre”.

Armato di cinepresa e macchinetta fotografica, Pinuccio ha documentato tanti momenti di vita ecclesiale e culturale, come la visita del Card. Ugo Poletti, nel 1973, su invito del Dott. Salvatore Di Matteo, nella città di Atri, cara al porporato di Omegna, perché per pochi anni fu Ausiliare del grande Vescovo Gilla Vincenzo Gremigni, tanto legato alla città degli Acquaviva. Nella Chiesa di S. Francesco, ogni anno, durante la novena e la solennità dell’Immacolata, “per Christum redempta, per Franciscum defensa”, con il microfono collocato sull’altar maggiore, captava il “Tota Pulchra” di P. Alessandro Borroni, eseguito dalla schola-cantorum, formata da valentissime voci virili. Un anno riprese anche la predica dell’allora Arcidiacono Mons. Aurelio Tracanna, giunto in S. Francesco come in tutte le città del mondo, dove il Vescovo lasciava la Cattedrale e incontrava i figli del Santo Poverello, nella prima festa mariana dell’anno.

Pinuccio era uomo di grande fede. Quasi ogni giorno, si recava, con il sole o la pioggia, nella Chiesa di S. Chiara, durante la passeggiata per i vicoli di Atri. La domenica andava a Messa in Cattedrale e il suo posto era sempre, presso la semicolonna vicino alla porta mediana della navata destra.

Pochi giorni prima dell’Immacolata, nel 2019, un incidente domestico lo costrinse, per quasi un mese, al soggiorno presso una residenza assistita a Silvi Marina. Poco prima della pandemia sembrava ristabilito. Aveva problemi al nervo ottico, e l’amico Nino Bindi gli leggeva le ultime novità culturali o gli articoli di giornale. Sul divano del salotto, c’erano “Il Centro”, “La Voce”, “Rivista abruzzese” e altri occasionali periodici. Trovavi sempre il sottofondo musicale, dalla discoteca a sinistra della poltrona o dalla radio. Pino oltre ad essere pittore della domenica, con la predilezione di paesaggi (alcune tele adornano la casa di Vico Troli e le dimore degli amici), si dilettava nell’arte ceciliana. Accanto al salotto, aveva la tastiera elettronica ed eseguiva non di rado “Yesterday” dei Beatles.

Le esequie sono state celebrate in Cattedrale. Era ancora aperta, idealmente ancora per otto ore, la Porta Santa, quest’anno con programma limitato per il coronavirus. Accanto all’altar maggiore, la statua dell’Assunta. Pino era presente tutti gli anni al rito della Porta Santa e ne auspicava la valorizzazione. Siamo tutti vicini ai nipoti e ai pronipoti, nel ricordo di questo grande atriano, con il nome del Santo provvido custode della Santa Famiglia di Nazareth e di tutte le famiglie di ieri, di oggi, di domani.

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