Atri, molti fedeli nella Chiesa di Santa Rita sin dalle prime ore della giornata. Ecco i cinque luoghi ritiani nel Mondo

di Santino Verna

La festa di S. Rita, quest’anno segnata dal coronavirus, è occasione per parlare dei cinque luoghi ritiani, da Nord a Sud, ubicati in un’area geografica che testimonia il culto universale della monaca agostiniana, vissuta tra il XIV e il XV secolo, in un borgo dell’Italia appenninica.

E sono luoghi legati, direttamente o indirettamente, ad Atri, dove S. Rita è venerata, nella Chiesa di S. Spirito, dal XVIII secolo, quindi prima della canonizzazione, per volere degli Agostiniani Scalzi, rientrati nella Chiesa di Capo d’Atri, dopo la non breve permanenza dei Minimi di S. Francesco di Paola. Nell’imminenza della canonizzazione, la devozione fu accentuata dall’impegno di Antonino Gatti, priore della Congrega del Suffragio. Il 24 maggio 1900, Leone XIII, proclamava Santa, la “perla preziosa dell’Umbria” e l’anno seguente donava ad Atri, il breve dell’indulgenza, rinnovato nel 2003, da S. Giovanni Paolo II, su richiesta dell’indimenticabile Arcivescovo Mons. Vincenzo D’Addario.

Partendo da Parigi, il Santuario ritiano della capitale francese è a Fontaney-aux-Roses, dove dal 1960 operano gli Oblati di Maria Vergine, congregazione simile ai Salesiani, fondata dal Ven. Pio Bruno Lanteri, piemontese come Don Bosco. P. Secondo Richiardone, pure lui subalpino, portò il culto di S. Rita a Parigi attraverso il pensionato universitario, esemplato su quello di Pisa. La costruzione del Santuario si avverò soltanto nel 1992, quando venne inaugurato dall’allora Arcivescovo di Spoleto-Norcia Antonio Ambrosanio, amico del Cardinal Martini, anche se la consacrazione fu affidata al Vescovo locale. Gli Oblati di Maria Vergine, per un breve periodo, dopo il secondo conflitto mondiale, operarono in Atri, presso il Convitto Vescovile dell’ex-Seminario. Ebbero la rettoria dell’oratorio della Trinità e promossero il culto di S. Rocco. In estate avevano il cinema all’aperto e per gli atriani fu un’ondata di novità nello stile del Vangelo.

Altro Santuario ritiano, quello di Nizza, sempre di questi Oblati. Presenti nella città un tempo italiana, sin dal  1844, i religiosi custodivano il Santuario dell’Annunziata. Nel 1934 alla Chiesa fu donata una statua di S. Rita e i devoti accorrevano numerosi per venerare la Santa degli impossibili. Nizza ha in comune con Atri, la protettrice, S. Reparata. In questi ultimi tempi, il legame con la città degli Acquaviva si è rafforzato, perché Console Generale della città è stato l’atriano Domenico Vecchioni, nato in un palazzo all’ombra della Chiesa di S. Francesco. Il dottor Vecchioni ha compiuto la carriera diplomatica in Europa e in America Latina, ed è anche un affermato storico. Ricordiamo soltanto la biografia di Evita.

Cuore del culto di S. Rita, è la Basilica di Cascia, eretto all’indomani dell’ultima guerra mondiale, per interessamento della Beata Maria Teresa Fasce. La Chiesa originaria era insufficiente per l’accoglienza dei pellegrini, e il nuovo Santuario si è rivelato, per un occhio attento, un gioiello di arte contemporanea, dove è passato l’estro di Luigi Montanarini, allievo di Felice Carena. Il casuale incontro con Maurice Denis, promotore del rinnovo dell’arte sacra contemporanea, presso gli Uffizi, fu molto importante nella formazione artistica. Nel vasto territorio comunale di Cascia, esiste la frazione di Atri. Il legame più grande è la formazione di Andrea Delitio, il più grande pittore del tardogotico in Abruzzo. L’artista marsicano seguì la lezione degli Sparapane, nel territorio di Cascia e approdò nella Cattedrale atriana, con il bagaglio del Medioevo ormai aperto al Rinascimento.

Atri può essere definita la seconda patria di S. Rita, perché anche da fuori regione, accorrono pellegrini, soprattutto nel giorno della festa. Un tempo le compagnie salmodianti, soprattutto dall’entroterra, a Sud del Vomano, giungevano a piedi. Il programma religioso prevede la presenza del predicatore, a volte proprio un agostiniano, e la processione presieduta quasi sempre dal Vescovo diocesano. Nel 2000, centenario della canonizzazione, la presidenza dei Secondi Vespri fu affidata al Card. Vincenzo Fagiolo, Presidente emerito della Commissione disciplinare della Curia romana e Diacono di S. Teodoro. Era stato Arcivescovo di Chieti-Vasto e l’impatto con la religiosità popolare lo aveva profondamente segnato. Il programma ricreativo, organizzato dal dinamico comitato con in testa il Cav. Antonio Concetti, offre eventi musicali, culturali e sportivi. Per una settantina di ore, Atri, vestita a festa, sembra una cittadina pugliese, con il sole meno forte, e con tanto calore umano.

L’altra seconda patria di S. Rita, è Conversano, dove per intercessione della Santa degli impossibili, nel 1877 avvenne la guarigione da un terribile morbo, dell’anziano sarto Cosimo Pellegrini. L’evento fu determinante per il processo di canonizzazione. Un iter molto lento, se pensiamo che Rita concluse la giornata terrena nel 1457, e la beatificazione arrivò soltanto nel 1626. Conversano, avendo avuto il dominio degli Acquaviva d’Aragona, una delle dinastie più potenti dell’Italia meridionale, è legata alla città dei calanchi. Quando con Isabella Strozzi, sorella di Ridolfo, nel 1757 si estinsero i duchi d’Atri, gli Acquaviva continuarono la stirpe, nel ramo cadetto dei conti di Conversano.

In questo itinerario Ritiano, come abbiamo il cammino di Santiago e quello Micaelico, dobbiamo mettere tutte le chiese agostiniane (con o senza i frati o le monache), perché l’Ordine di S. Agostino, ha sempre provveduto a collocare un simulacro di S. Rita, tra le navate della chiesa o in un’apposita cappella. Un po’ come i Francescani con S. Antonio. Due testimoni della fede molto vicini, perché S. Antonio prima di indossare il saio minoritico fu agostiniano a Coimbra, mentre S. Rita fu colpita profondamente nello spirito dalla predica di un francescano. Anche per questo un passaggio importante del processo di beatificazione si tenne nella Chiesa di S. Francesco a Cascia. Se Assisi è la casa madre dei Francescani, Cascia lo è degli Agostiniani. L’Umbria, in quanto terra del Vicario di Cristo, è patria di famiglie religiose e di uomini di Dio, perché nella fedeltà e nell’obbedienza alla Chiesa, prolungamento della presenza del Signore Gesù in mezzo a noi, ritrova la sua identità. E’ una terra, dove, per dirla con uno scrittore contemporaneo, “il Cielo si tocca più da vicino”.

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