Cento anni fa nasceva Giovanni Paolo II, il Papa che amava l’Abruzzo e che fece visita ad Atri e al Santuario di San Gabriele

Cento anni fa, il 18 maggio 1920, nasceva Karol Wojtyla, al secolo Giovanni Paolo II°, il Papa tra i più longevi nella storia della Chiesa. Il suo pontificato, iniziato il 16 ottobre 1978, alle ore 17,15 e terminato il 2 Aprile alle ore 21,37 è durato per ventisei anni, cinque mesi e diciassette giorni. “ Se mi sbaglio, mi corrigerete” è una delle frasi più note del 263° successore di Pietro, pronunciata in occasione della sua elezione dopo la morte di Papa Luciani.  Giovanni Paolo II°, diventato Santo il 27 Aprile 2014, s’innamorò presto dell’Abruzzo, dove si recava sin da quando era giovane Vescovo di Cracovia, presente a Roma in occasione del Concilio Vaticano II voluto da Papa Giovanni XXIII.  Correva l’anno 1965 e Karol si recò a Celano (AQ) per documentarsi su Tommaso da Celano, il più noto e attendibile dei biografi di San Francesco d’Assisi.  Si calcola che tra visite ufficiali e informali accertate, San Giovanni Paolo II° sia venuto nella nostra regione almeno quarantuno volte, tra cui trentacinque in modo “riservato” e accertato e sei in forma pubblica. Una frequenza impressionante, ma non è azzardato pensare che possano essere molte di più quelle private, come sostiene il vaticanista Fabio Zavattaro (Tg1) secondo il quale le montagne abruzzesi erano la meta preferita del Santo Padre, non appena aveva qualche ora di tempo.  Tra le visite ufficiali ricordiamo quella avvenuta il 30 giugno 1985, la cui tappa era frazionata tra Atri, Isola del Gran Sasso e Teramo.  Nella città Ducale, come raccontano le cronache di Giovanni Verna, giornalista Rai e direttore del giornale Diocesano “L’araldo Abruzzese” il Papa è stato accolto dal Vescovo di Teramo-Atri Mons. Abele Conigli che gli ha dato il primo saluto.  Sulla bianca jeep il Papa e il Vescovo hanno percorso Viale del Risorgimento, Viale Umberto I e via Roma, tra la folla plaudente. All’altezza della Madonnina (di fronte all’ingresso del Museo Capitolare) il Papa è sceso e ha percorso duecento metri a piedi prima di salire sul palco in Piazza Duomo. Nella cattedrale, intanto, dalle sei del mattino i cinquecento e più malati organizzati dall’Unitalsi, erano confluiti ordinatamente con l’aiuto di un esercito di barellieri e di damine. In quel momento la Cattedrale, dedicata all’Assunta, era un vero e proprio Santuario Mariano che esaltava la Fede dei presenti. Senza preoccuparsi del tempo che scorreva inesorabilmente, Giovanni Paolo II si è intrattenuto con i malati, li ha abbracciati, ha parlato con loro, li ha benedetti. Infine il suo discorso sul valore della sofferenza che “ è un momento della storia della salvezza”. Il suo viaggio proseguì verso il Santuario di San Gabriele, proclamato Santo cento anni fa da Benedetto XV, dove ad accoglierlo c’erano migliaia di fedeli e soprattutto tantissimi giovani.  Dal quel 1985 sono trascorsi trentacinque anni, e quel discorso sembra così attuale, non solo per la nostra comunità ma per il globo intero, vista la grave pandemia che sta investendo milioni di persone. Una sofferenza trasversale, senza confini e distinzioni di ceto, sesso, colore della pelle o appartenenza politica.  In queste immagini, concesse alla nostra redazione dal maestro fotografo Giuseppe Tracanna, possiamo rivivere quella giornata indimenticabile nella quale Giovanni Paolo II fece visita ad Atri, città che oggi può considerarsi luogo di memoria e di fede in cui il Santo, nostro contemporaneo, ha lasciato un segno di speranza e di amore senza fine. Le immagini inedite e mai pubblicate prima, sono un’autentica testimonianza di gioia, di calore di grande devozione verso quel Papa che nel suo lungo pontificato ha unito ciò che era diviso e rotto ogni confine tra i popoli. Al suo funerale, oltre ad un milione di fedeli e ai potenti della Terra, a Piazza San Pietro, si contavano sette tra re e regine, quarantasei presidenti, diciassette primi ministri e rappresentanti di religioni da ogni parte del mondo. Lo vogliamo ricordare con le parole del decano del Collegio cardinalizio, Joseph Ratzinger mentre pronunciava l’omelia della messa esequiale: “Possiamo essere sicuri che il nostro amato Papa sta adesso alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice. Sì, ci benedica Santo Padre…”

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