Vita da clausura. Immagini inedite ed esclusive sulla vita delle suore del Monastero di Santa Chiara di Atri

Da più parti in questi giorni si è levata la voce sulla nostra limitata libertà di movimento, specie nella prima fase dell’emergenza sanitaria. Qualcuno si è sentito nella condizione di trovarsi agli arresti domiciliari, altri al quarantuno bis, in isolamento, e altri ancora in clausura. Non per scelta evidentemente, ma per causa di forza maggiore. Eppure, in clausura, quella vera, ci sono ancora delle suore, come quelle dell’antico Monastero di Santa Chiara, nel pieno centro storico della città Ducale.  Nella via che porta l’omonimo nome, sin da ragazzo transitavo e talvolta mi soffermavo dinanzi a quell’imponente e impenetrabile portone, colpito dalle invalicabili grate che intravedevo dall’esterno come se si trattasse di un carcere. Non di rado andavo a chiedere degli avanzi di ostie che esse prontamente, dopo aver suonato il campanello della badia, mi facevano avere sulla ruota girevole. Dall’altra parte scrutavo, senza riuscire nell’identificazione della monaca, l’immagine oscurata, il profilo di una di esse. Sempre gentili e con garbo, mi salutavano, dandomi la benedizione. Oggi sono poche quelle riamaste all’interno dell’abbazia, anche per la mancanza delle vocazioni, diffusa nell’ambito clericale in via generale. Eppure dentro quelle fitte grate, esse conducono una vita semplice, austera, accompagnando la preghiera con dei canti angelici che talvolta si possono udire dall’esterno o dall’annessa Chiesa della Santa.  Le spose di Cristo in questi giorni così difficili hanno pregato per tutti noi, per le nostre sicurezze che sono svanite all’improvviso, di fronte al male invisibile all’origine di molti decessi. La vita scorre come ogni giorno tra le mura dell’antico e storico convento, dove le anacorete , il cui voto alla povertà, obbedienza e castità è solenne e allo stesso tempo all’origine della “chiamata” alla vita claustrale. Le foto pubblicate, grazie alla collaborazione di Giuseppe Tracanna, eccezionalmente autorizzato a fare ingresso nel Monastero, dove si trova la tomba del domestico del Santo Padre, Monsignore Aurelio Tracanna, zio del maestro fotografo, rappresentano uno spaccato delle numerose attività che esse conducono all’interno. Dalla coltivazione e cura dell’orto alla realizzazione di dolci, dalle magistrali qualità nel cucire alle altre sapienti creazioni artigianali che nel mondo esterno sono scomparse. Nella solitudine umana e nella comunione con Dio, continuano incessantemente a chiedere per ognuno di noi, per la nostra famiglia e i nostri cari, la grazia divina. Facciamolo anche noi, per loro, tra gli agi e le comodità delle nostre case, ben lontane dalle ristrettezze materiali della loro vita, il cui valore spirituale è superiore a ogni cosa tangibile.

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