San Liberatore, i consiglieri Marcone e Basilico replicano a Di Gianvittorio: “nell’ala vecchia esistono vari reparti operativi. Meglio una nuova sede Covid19”

Le dichiarazioni del consigliere regionale della Lega, Toni Di Gianvittorio in ordine alla divisione della struttura ospedaliera del San Liberatore, apparse sulla stampa, hanno suscitato la reazione delle forze politiche di Abruzzo Civico e Atri Civica. I consiglieri comunali, Paolo Basilico e Giammarco Marcone scrivono:” nel  comunicato, il Consigliere Regionale, riporta che “ era fortemente convinto che la scelta di Atri quale Ospedale Covid sarebbe stata la scelta più adatta per far fronte alla grave situazione che ha colpito il nostro territorio”  e che lo stesso “ visti i numeri ormai residuali, pongono ora la questione sulla “Fase2”  dei presidi Covid. Non è una questione solo locale ma è Nazionale ed Atri, ancora una volta, potrebbe essere un esempio e un laboratorio anche in questo senso anche come esempio nazionale di riconversione”.

Aggiunge, inoltre, che il S. Liberatore ha una caratteristica peculiare, cioè due grandi aree distinte: quella definita “Vecchia” e quella definita “Nuova”.

Al Consigliere Di Gianvittorio,  prosegue il comunicato-nel riconoscergli l’apprezzamento che egli rivolge al nostro nosocomio e al lavoro che Medici, infermieri e operatori tutti stanno svolgendo dall’inizio di questa epidemia, vogliamo però porre alcune domande in relazione all’eventualità del trasferimento del reparto Covid nella parte “Vecchia” del nosocomio e di conseguenza separarla, come è giusto che sia per evitare contagi, distintamente da quella “Nuova”.

Nella parte “Vecchia” oggi sono presenti: al piano terra, il blocco di Radiologia, il Centro Trasfusionale e la Farmacia; al primo piano, i reparti di Pediatria, Elettroencefalografia e il Centro Prelievi; al secondo piano, i reparti di Cardiologia e Psichiatria; al terzo piano, i reparti di Medicina Generale e Lungodegenza; al quarto piano, il reparto di Diabetologia.

Dove verrebbero trasferiti?

Vista che questa situazione perdurerà, sicuramente, per un lungo periodo, perché non pensare a una struttura al di fuori del nosocomio, interamente ed esclusivamente dedicata al Covid ? Come già accaduto per Pescara, Teramo, Giulianova e L’Aquila ?

 

Perché non prendere in considerazione la struttura sita a Villa Ferretti, ovvero la sede del Centro Ex GEI Spiga di proprietà della Regione Abruzzo, o l’ex Istituto Ricciconti che dista 100 metri circa dal S. Liberatore, con ricollocazione di coloro che attualmente fruiscono di tali strutture.

Pensiamo che potrebbero essere delle soluzioni importanti che invitiamo a prendere in considerazione.

Concludiamo, ponendo nuovamente al Sindaco di Atri alcune domande postegli nelle settimane scorse e che, ad oggi, non hanno ancora avuto risposta:

<<  Sapeva che il nostro Presidio era individuato come Covid Hospital? Si è fatto spiegare le motivazioni di questa determinazione così penalizzante rispetto ai presidi “preservati”, visto che non le conosce nessuno? Ha fatto osservazioni / obiezioni (tra l’altro è anche Autorità Sanitaria Locale) come ha fatto qualcun altro per altri Presidi espressamente preservati, senza tacere che il Sindaco di Teramo si è fatto ben sanificare il “suo” ospedale? Ha avuto garanzie (non chiacchiere e bla bla per favore) e quali, posto che si prepara la cosiddetta fase due di cui si ignora la durata e nella quale, pare, che quel che è stato creato Covid resterà Covid (insomma i sanatori di un tempo), con buona pace della insipida retorica che circola ?.  >>

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