Atri, Luciano Monticelli: “Il futuro di questo ospedale si gioca proprio in questi giorni”

“Ci sono preoccupazioni che vanno oltre l’emergenza sanitaria, perché quando si pensa al ‘dopo’, a ciò che sarà una volta tornati alla normalità, non ci si interroga e non si pianifica il destino di questo ospedale, rischiando di metterlo in seria difficoltà”.

È questa la preoccupazione di Luciano Monticelli, consigliere onorario della Regione Abruzzo ed esponente nazionale di Italia Viva, sul San Liberatore di Atri, diventato ‘Covid Hospital’ della Provincia di Teramo, dove ovviamente tutti i servizi precedentemente erogati sono stati al momento sospesi.

“L’emergenza sanitaria – spiega meglio Monticelli – sta ridimensionando o annullando tutte le altre attività, compresi i prelievi ematici. Un ringraziamento doveroso va ovviamente a tutto il personale sanitario, che sta facendo sforzi enormi per arginare il problema, ma naturalmente in una condizione come questa non ci si può non interrogare anche sul futuro riservato a questo ospedale. Soprattutto quando tanti mezzi e tante risorse sono stati spesi negli anni precedenti perché esso diventasse centro di eccellenza”.

 

Il riferimento è al lavoro dell’amministrazione regionale a guida D’Alfonso, quando proprio Monticelli si mise a capo di una strategia tesa a potenziare sotto numerosi punti di vista il nosocomio atriano. “Con il tempo – sottolinea in proposito – siamo riusciti a garantire numeri da record, come, per citare solo un esempio, quanto accaduto nell’Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Ecoendoscopia, sulla quale si è tanto investiti e dove erano numerosissime le prestazioni giornaliere, tanto da fare di Atri un centro di endoscopia di II livello operativo che fungeva da riferimento per tutta la regione e oltre”.

 

Non è tutto. In un solo anno (2017-2018) gli interventi di chirurgia sono aumentati del 14 per cento, le prestazioni ambulatoriali del 12 per centro e i ricoveri ordinari addirittura del 20 per cento. Per non parlare dell’impegno profuso per l’assunzione di medici e infermieri e macchinari di ultima generazione che garantiscono screening approfonditi.

 

“Questi numeri – continua Luciano Monticelli – non vogliono costituire bandiere politiche, ma punti di riferimento che ci permettano semplicemente di capire a quali livelli, prima dell’emergenza sanitaria, si attestava il nosocomio. Per questo chiediamo che, fin da ora, si pianifichi il futuro del San Liberatore, perché questa partita si gioca proprio in questi giorni. La mia unica richiesta – conclude il consigliere onorario – è che vengano fornite garanzie sulla riattivazione di tutti i servizi e reparti, nel timore che, non svolgendo per molto tempo le buone pratiche tipiche di questo centro, il rischio che esse non tornino più ad Atri si faccia purtroppo serio e concreto”.

 

 

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