Rigopiano, oggi il terzo anniversario della tragedia che portò via 29 persone, tra ospiti e dipendenti della struttura

“ Ci dicono che la vita va avanti e che bisogna reagire. Da quel maledetto 18 Gennaio la nostra non è più vita, ma sopravvivenza …” E’ un passo della lettera aperta inviata dalle mamme delle 29 vittime di Rigopiano, località che prima di quella data conoscevano solo in pochi, ovvero gli sfortunati ragazzi che vi sono morti e vi lavoravano e chi invece ci si trovava in vacanza. E’ una lettera di una mamma ad un figlio, o una figlia, ma anche una lettera di un fratello, di una sorella o di una figlia ai genitori. E’ un testamento attuale, che ripercorre le fasi tragiche di tre anni fa, l’impotenza e l’incompetenza di chi doveva e poteva intervenire e la giustizia, quella processuale,  che sta cercando di capire perché non è stato fatto tutto il possibile per salvare loro la vita. A questa lunga storia di aule nei tribunali, tra stralci, prescrizioni e testimoni , si aggiunge  la verità storica e personale, ben diversa nei tempi e nelle forme rispetto a quella di un palazzo di giustizia. E’ una verità che si è fermata alle 16.49 di quel giorno, quando sotto quelle macerie del Resort c’era chi poco prima aveva chiesto aiuto, sperava nella mano tesa di qualcuno, pregava nel silenzio di un tramonto che avrebbe spento ogni luce, specie tra le famiglie, ancora ignare della tragedia che si era consumata. Loro non sapevano nulla, seguivano in televisione le notizie che rimbalzavano da un capo all’altro del Centro Italia scosso dal terremoto. Il resto è noto, come sono note le infinite e stucchevoli polemiche, a volte anche strumentalizzate politicamente, ora da una parte ora dall’altra. Niente e nessuno potrà colmare un vuoto così grande, nemmeno una sentenza di condanna, la cui espiazione per quanto dolorosa, non sarà mai come quella patita e ancora presente nelle case dei famigliari delle vittime. Si, la pena espiata, eventualmente, libera il colpevole da ogni debito verso la giustizia, mentre l’assenza di un caro tra le mura domestiche non sarà ripagata da alcuna azione risarcitoria o compensativa. La vita non ha prezzo, e non c’è prezzo al mondo per ridare la vita a chi l’ha persa e alle famiglie delle vittime, anche queste “morte” quel giorno di tre anni fa. La loro “sopravvivenza” come hanno scritto le mamme, è di fatto azzerata da quel dolore al quale tentano di resistere solo nella speranza di riabbracciarli nel mondo della “verità” in cui la giustizia divina restituisce quello che nella vita terrena è stata tolta.

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