Non sono la persona più indicata per fare il “tifo” all’ex Sindaco di Atri, Gabriele Astolfi, un decennio alla guida di un comune nel quale è successo ciò che ogni primo cittadino vorrebbe evitare che accadesse: terremoti, nevicate copiose, alluvioni, isolamento totale per mancanza di energia elettrica, assenza di collegamenti telefonici e stato di emergenza assoluto. Una serie di catastrofiche coincidenze in un decennio che credo nessun predecessore ricordi e che l’attuale sindaco Ferretti spera di evitare. Ma ala di là di questi eventi naturali, ciò che mi preme evidenziare in questa riflessione è quanto accaduto all’indomani dalla mancata elezione, per un pugno di voti, al Consiglio Regionale. Non sono bastati oltre 4000 voti a portarlo nell’Emiciclo, non solo per la vittoria schiacciante della Lega, alleato di coalizione, ma per alcune strane combinazioni (chiamiamole così) all’interno di Forza Italia, nel cui partito sono prevalsi interessi nell’area Pescara –Chieti a discapito di quella di Teramo. E così, quello che doveva arrivare per Astolfi, una surroga, che in parole povere significa nominarlo consigliere con una modifica allo statuto, promessa subito dopo le elezioni da tutti i partiti della sua squadra, via via , col passare del tempo è si è rivelata una promessa  di Pinocchio.  Non se ne parla più e nemmeno il diretto interessato ci crede ancora, rassegandosi alla sorte che non è dalla sua parte. Ma leggendo quando accade ogni giorno, ci viene da pensare, e non solo per la comunità atriana, cosa sarebbe successo se un territorio così vasto, che va da Pineto a Silvi, toccando Roseto e Giulianova, oltre che i comuni della Val Fino, avessero eletto un consigliere regionale. Avremmo sentito parlare di Ospedale unico a Teramo e conseguente depotenziamento di quello di Atri e Giulianova? Avremmo assistito ad una simile sceneggiata in fatto di Discarica nella quale, a tutti i costi, la commissaria in carica, voluta da Luciano D’Alfosno, continua ad ostinarsi nel volere l’ampliamento del sito nonostante ben tre dinieghi dagli uffici regionali e una montagna di osservazioni dagli interessati, privati cittadini ed enti che in quell’area hanno beni mobili e immobili? Per quanto il personaggio abbia i suoi difetti, e sfido a trovarne uno che non li abbia, Astolfi in fondo dice quello che pensa. Sa che non è simpatico a molti, sa che il suo agire mette in ombra i suoi collaboratori più stretti, sa che è un decisionista e non ascolta i pareri degli altri. Ma sa anche il fatto suo, e in politica non è roba di poco conto. Non coprendo come mai abbia accettato di fare il becchino ad un morto come Forza Italia, avendo dato la sua disponibilità a diventare coordinatore provinciale del partito che non c’è più. O forse si, almeno ci provo. Quando tutti sono spariti lui è rimasto li, con una sana forma di masochismo, dando anima e corpo a chi non lo meritava. Ora si parla di un incarico, forse alla guida dell’ACA (azienda comprensoriale acquedottistica) le cui casse fanno acqua da ogni parte o forse alla guida dell’ATER, le case popolari della provincia di Teramo. Staremo a vedere, ma una cosa è certa. In tutta questa storia c’è un’umiliazione, da parte di chi oggi guida la Regione, verso una collettività che ha espresso oltre quattromila voti e che sembrano essere diventati “vuoti a perdere”. Non c’è un consigliere  regionale, di maggioranza o di opposizione che sia, eletto da Atri sino a Giulianova e non ricordo un fatto simile negli ultimi vent’anni.  E’ un caso, o forse una coincidenza, ma i fatti ci daranno una risposta.

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