C’è un disegno politico contro l’ospedale San Liberatore? E’ la domanda che torna a circolare da alcuni giorni.  Voci di corridoio accreditate parlano di un depotenziamento in atto per far scendere il numero delle prestazioni e intervenire successivamente con la chiusura di alcuni servizi strategici per l’intero territorio, che va dalla città ducale alle località interne della Vallata del Fino e tocca, oltre che Silvi e Pineto, anche Città Sant’Angelo e Montesilvano. Comuni, quest’ultimi, che pur non essendo della provincia di Teramo, vedono molti residenti farsi curare nel  nosocomio atriano. Nel 2018 il San Liberatore ha fatto numeri straordinari come abbiamo dettagliatamente descritto nel mese di Aprile 2019 su  la Voce , e quest’anno, da quanto si apprende, ci sarebbe un calo, non per tutte le prestazioni, ma per alcune di esse in particolare. Adesso si teme il peggio, visto che l’obiettivo a stretto giro è la Cardiologia, reparto eccellente con numeri da capogiro registrati nel biennio 2017-2018 con una media di 27600 prestazioni tra ambulatoriali, pronto soccorso e servizi. Il reparto oggi diretto dal dr. Bruno Loffredo, sulla carta dovrebbe avere 5 medici e un direttore. Da tempo ne manca uno, e a questa cronica situazione si aggiunge, a partire dal prossimo primo Gennaio 2020, la riduzione di un’altra figura medica, a seguito del trasferimento chiesto dal camice bianco. In poche parole, salvo rimpiazzo, il numero dei medici scenderebbe a 3 con turni h 24 da garantire, attività ambulatoriale interna , ricoveri(420 nel 2018) con 100 coronografie  effettuate al Mazzini dove per legge il trasporto da Atri deve essere garantito con la presenza di un cardiologo. Oggi nel reparto di cardiologia, il cui afflusso nei mesi estivi raggiunge il record, conta 10 posti letto, tra cui 8 ordinari e 2 in day hospital. Va da sé che la situazione in cui sta per precipitare il reparto, per assenza di personale, non sarà più in sostenibile e quindi a Teramo non vedono l’ora di chiuderlo. A tal proposito alcune forze politiche sarebbero pronte ad intervenire con una interrogazione all’assessora alla salute Nicoletta Verì per scongiurare tale ipotesi. Da ultimo, l’arrivo dei due nuovi primari, in Chirurgia e Ortopedia, è stato salutato favorevolmente da tutta la comunità, ma esiste un problema di non poco conto. Gli anestesisti: categoria fondamentale per poter effettuare qualsiasi tipo di intervento chirurgico, banale o serio che sia. Se ne contano appena 6 e questo fa scendere giù sia gli interventi chirurgici che i ricoveri.Tutti aspetti che a fine anno segnano il destino del San Liberatore, almeno in fatto di numeri. Prestazioni inferiori alle aspettative, visite e ricoveri con segno meno. Il giusto pretesto per depotenziare l’ospedale di una comunità che nel 2018 ha registrato l’accesso al pronto soccorso pari a 30.227 presenze. Adesso la palla passa alla politica e da questa la gente si attende una risposta immediata, concreta e risolutiva. Sostituendo chi va via da subito, senza aspettare le calende greche, facendo concorsi per reparti e ruoli dove manca il personale, anche amministrativo, e senza alcun compromesso di sorta. L’assenza di un consigliere regionale eletto nel territorio dei comuni che gravitano sul san Liberatore si sente e si vede. Un vuoto che sino ad oggi qualcuno a Teramo, prendendosi parole e venendo apostrofata per  “ quella che pensa solo all’Ospedale di Atri” ( vedasi  Maria Mattucci) ha in qualche modo colmato, ma che non può né deve sostituirsi a chi ha una precisa e chiara responsabilità politica e deve darne conto alla gente. Anche a chi non lo ha votato, essendo la salute un bene primario e non una merce di scambio elettorale.

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