In una nota inviata alla stampa, Mario Marchese  del Comitato  Difesa Ospedale di Atri scrive ai membri del Consiglio Regionale  ricordando come in passato abbia  avanzato una ” richiesta già formulata, e cioè:  “far notare alle SSLL” che permane una “INIQUA TASSA” a carico dei cittadini Abruzzesi, in particolare per quelli del ceto medio, perché gli altri, gli esenti, non la pagano, a quelli benestanti gli fanno un baffo, ed è inerente alla quota dovuta di E.10, per le ricette bianche e rosa, che si applicano alle richieste specialistiche, siano esse visite cliniche che per prestazioni strumentali, o analisi cliniche e chimiche.

Orbene, stante la sua natura, la stessa fu messa dal vostro precedente Assessore e Presidenza D’Alfonso-Paolucci, con lo scopo di finanziare l’uscita dal Commissariamento, cosa questa imposta dal loro governo  Nazionale, e creato dal loro governo regionale precedente, o precedenti.

Quindi, appare  necessario e logico, giacché si è detto ormai da mesi, che c’è stata la famosauscita dalla fase di “Commissariamento della Sanità dell’Abruzzo”, e quindi,  appare evidente ed urgente togliere questa “gabella” a carico dei lavoratori e pensionati del ceto medio, che pagano queste ricette, anche quando debbono fare un  solo esame strumentale, di pochi euro (come da laboratorio analisi).

Il privato ne viene avvantaggiato, in quanto che non ti chiede il costo della ricetta base, ma solo il ticket per gli esami fatti, che più delle volte, nel complesso, risulta inferiore  a quelli effettuati presso Ospedali Pubblici.

Ed allora? Cosa si vuole fare, oltre a succhiare sangue al popolo, si continua anche ad avvantaggiare i privati con queste politiche fiscali? Facendo comunque pagare  e sempre al ceto medio, ripeto ancora, ogni cosa?  Ormai direi che basta, non credete?

Compreso il non utilizzare di più le strutture pubbliche per prestazioni strumentali leggere e pesanti,o per prestazioni cliniche o fisiche o di analisi, determinando ed attivando incentivi per il personale dipendente.

 

Quindi,  chiedo formalmente, di vedere questa questione, Egregio Assessore, e provvedere con apposito Decreto, a togliere questa “gabella” a carico dei cittadini abruzzesi, che hanno già abbondantemente pagato la inefficienza e le irresponsabilità delle cattive gestioni della sanità regionale da parte dei  partiti, e delle Giunte e maggioranze diverse, che hanno sgovernato, negli ultimi anni, la nostra amata Regione Abruzzo.

E nel frattempo, se può, (e ritorno su di un problema a me assai caro, e direi non solo a me), riveda il sistema organizzativo dei Punti nascita, coinvolgendo il Presidio Ospedaliero S. Liberatore di Atri a riprendersi il suo ruolo, dato che, non era da chiudere, e questo nell’interesse della stessa ASL di Teramo, nonché, ed anche, per salvaguardare, direi onestamente le realtà operative delle ASL di Pescara ed anche di Chieti, e la loro sicurezza dei Punti Nascita in loro attivi, che sopportano, loro malgrado, quanto di negativo maturato con la chiusura  di quello di Atri, (oltre quelle di Penne e di Ortona), ma in particolare quello di Atri, che avrebbe, come era in passato, un punto di riferimento di un’ampia AREA VASTA, che portava ad un bacino d’utenza di circa 150 mila ab. in Inverno, ed in Estate  a più di un milione.

Area Vasta, già interessata alla questione ed analisi, che coinvolgono i “Comuni della Vallata Fino, Vallata Vomano, da Roseto-Pineto-Silvi ed anche in gran parte Montesilvano e Città S. Angelo e Elice”, la 5° Provincia d’Abruzzo.

Quindi, la sua riapertura, in una intesa riorganizzativa tra le tre ASL, e cioè: Teramo-Pescara e Chieti, potrebbe ridare ad Atri quello che le è statoimprovvidamente ed ingiustificatamente “ , tolto da una cattiva gestione politica della sanità nella Regione Abruzzo, oltre che assicurare  con questa nuova riorganizzazione,  maggiore sicurezza alle mamme ed ai bambini.

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