Reddito di residenza, un aiuto a favore dei comuni che rischiano lo spopolamento e incentivi alle aziende

Reddito di residenza. Potrebbe sembrare una provocazione ma in realtà non lo è. Il reddito di residenza potrebbe aiutare molti comuni che assistono allo spopolamento del territorio, al calo costante degli abitanti e che non hanno più quell’appetibilità di una volta. Vale per i comuni cosiddetti interni, ma anche per quelli come Atri ad esempio che non sono lontani dalla costa, dal mare e dalla grande città, ma che registrano da alcuni a questa parte un costante e sempre cerscente numero di persone che fanno valigia e si spostano altrove. Come stimolare il ritorno o crearne dei nuovi residenti? Appunto, con un “reddito di residenza” che premia con un esenzione fiscale per tre anni chi si registra all’anagrafe della città  dalle tasse comunali, come la Tari, ad esempio o altre imposte sempre carattere locale. La permanenza negli uffici del Comune deve essere vincolata ad almeno un triennio o più anni, salvo la perdita immediata del beneficio. Si tratterebbe non solo di agevolare la stabilizzazione in città di tante famiglie, anche coppie giovani sul cui gruppone pesano le tasse locali, oltre alle addizionali regionali e quelle nazionali, ma di alleviare anche la pressione fiscale a carico di famiglie con figli ancora studenti,  monoreddito e il cui stipendio a volte non è sufficiente per arrivare a fine mese. Non credo che tale esenzione per un periodo breve possa incidere in modo pesante nelle casse del comune, poiché l’evasione della Tari o altre imposte comunali è sempre molto alta, in qualsiasi città italiana e la scure dell’amministrazione fa spesso un buco nell’acqua nella fase della ricerca di tali furbetti. Non è un caso che tra una tassa comunale e una dell’agenzai delle entrate o della riscossione che dir si voglia, come dimostrano i numeri dell’evasione, gli italiani danno una priorità alle cartelle del Fisco nazionale e poi, con il tempo dovuto, a quelle comunali. Questo perché la macchina della riscossione nazionale è temuta maggiormente dall’evasore che teme il fermo amministrativo dell’automobile o il blocco delle somme in conto corrente e persino l’ipoteca sulla casa. L’idea di premiare chi si stabilisce in una città per tre anni, si compensa da un punto di vista economico, con una ricaduta sul prodotto interno locale, con una maggiore crescita dei consumi, una spesa nelle attività commerciali e quindi un reddito pro capite più alto. I comuni che scendono sotto la soglia dei 10 mila abitanti, e Atri rischia fortemente trovandosi a 10.600, perdono molti finanziamenti a livello regionale, non hanno più voce in campo provinciale e sono considerati comuni marginali. Ecco perché non una ma almeno tre ragioni dovrebbero indurre i Sindaci delle comunità  a rischio, ad intervenire immediatamente in questa direzione. Stesso discorso vale per chi intraprende o apre una nuova attività. Zero burocrazia, zero attesa e incentivi di ogni sorta a chi porta una nuova attività ad Atri o a chi ce l’ha e riesce ancora a sopravvivere. Queste sono le linee di azione per salvare il salvabile. Facciamo presto!

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