“Tutto in fretta” il libro di Paolo Mastri che svela segreti e misteri degli anni di piombo, con il fallito attentato alla Stazione Ferroviaria di Silvi Marina(1974)

Mancano meno di otto ore al rapimento di Aldo Moro e all’uccisione dei cinque uomini della sua scorta quando il sostituto procuratore della Repubblica Massimiliano Prati viene ucciso sotto casa dell’amante Silvana Di Labio, vedova del costruttore più in vista della città. Testimone oculare del delitto è Roberto Tintori, il sarto della Pescara bene, da due mesi ingaggiato come informatore del Sisde sotto la pressione di un ricatto. Sul caso indaga il capitano Luise, il capo centro del servizio segreto interno, fino a quel momento alle prese con le indagini su un misterioso assalto all’armeria della Polizia ferroviaria, dietro il quale si intuisce l’ombra di Riccardo Venturi, l’imprendibile terrorista nero implicato nella stagione delle stragi sui treni, custode del bottino della rapina del secolo.

Il filo invisibile che lega gli avvenimenti di quel marzo 1978 arriva fino al peccato originale della città protagonista del più formidabile miracolo economico del dopoguerra e all’ultimo dei suoi segreti: un ricchissimo affare, forse il più ricco di tutti, che sta prendendo forma all’ombra di un patto folle in grado di minare la sicurezza nazionale più di terrorismo e trame golpiste.
La verità nascosta in quattro cassette di sicurezza sembra essere a un passo, ma, nei cinquantacinque giorni seguenti, fino a quel tragico 9 maggio, l’impazzimento politico e istituzionale provocato dai registi occulti del caso Moro ostacola il lavoro del capitano Luise.

In “Tutto così in fretta” la storia di Pescara nel suo pieno boom economico e la storia politica della Nazione si intrecciano, tra trame occulte e dietrologie degli anni di piombo, tra finzione narrativa e strategia del terrore. Paolo Mastri, attingendo dai documenti della commissione bicamerale d’inchiesta sul rapimento e l’omicidio di Aldo Moro, si confronta con quei cinquantacinque giorni che cambiarono la storia d’Italia, quegli anni di piombo in cui l’Italia repubblicana, in cui tutti, persero l’innocenza.

.Capo della redazione di Pescara de “Il Messaggero”, scrittore, autore e conduttore di programmi televisivi, Paolo Mastri – che da oltre trent’anni si occupa dei principali fatti della cronaca giudiziaria, economica e politica dell’Abruzzo – esordisce nella narrativa con un romanzo dal ritmo serrato ambientato nella Pescara di fine anni Settanta. E’  nato a L’Aquila nel 1962. Per “Il Messaggero” ha firmato inchieste sugli intrecci tra politica e affari e sugli interessi della grande criminalità, dal narcotraffico all’ecobusiness, al riciclaggio di denaro nell’economia pulita. Ha collaborato con “La Stampa” e la Rai. Ha già pubblicato “3.32 L’AQUILA – Gli allarmi inascoltati” e “Il Quinto Abruzzo”, per i quali ha raccolto riconoscimenti ai Premi Majella, Histonium, Lamerica, Nassiriya, Città di Cattolica, Giuseppe Giusti. Ha ricevuto inoltre il Premio giornalistico Polidoro e il Premio Monte Strega.

stralcio relativo al fallito attentato alla stazione di silvi marina (29 gennaio 1974)


……. L’anno in cui la notte della Repubblica divenne più fosca

cominciò il 29 di gennaio lungo i binari scintillanti di

brina della stazione di Silvi Marina. Un battesimo del fuoco

destinato a suggellare l’alleanza tra gli ascolani e la cellula

milanese dei Nuclei armati rivoluzionari. La carica di

esplosivo, otto chili di gelignite pigiati a forza dentro un

fustino del detersivo Dixan, collegati a due detonatori a

miccia e piazzati al centro esatto della massicciata, doveva

esplodere al passaggio della Freccia del Levante, l’espresso

notturno per Bari partito alle 23 dalla stazione di Milano

centrale. Tutto studiato nei dettagli, orari, lunghezza della

miccia, disposizione dell’ordigno – detonatori miccia fustino

–, piano di fuga degli attentatori, due milanesi e due

giovani neofascisti di Ascoli.

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Cuore in gola, arterie pulsanti, adrenalina pompata a

mille, il silenzio della notte improvvisamente rotto dal

rombo cupo di centinaia di tonnellate di acciaio. Ma il rombo,

porca troia!, arrivava da sud, preceduto dalla sagoma

tozza di un locomotore E428. Erano le 2.35 e sulla linea a

binario unico il treno merci, partito fuori orario dalla stazione

di Pescara, aveva percorso i primi 13 chilometri del

suo viaggio imprevisto verso Ancona quando il macchinista

avvertì il botto che fece sobbalzare la cabina. Il convoglio

carico di sale aveva appena affrontato la lunga curva

parabolica dopo il passaggio a livello di contrada Piomba,

a meno di quattro chilometri dalla stazione di Silvi Marina.

D’improvviso, dentro la garitta dell’ufficio movimento,

in corrispondenza di quel punto la traccia di lucine rosse

sul piano schematico si arrestò di colpo. Giorgio Borsini,

il capostazione di turno, non ebbe il tempo di darsi una

spiegazione, il telefono riservato lo precedette.

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