«Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo». Sono le parole conclusive dell’ultima lettera indirizzata da Aldo Moro alla moglie, Eleonora Chiavarelli, che sarà recapitata il 5 maggio 1978, quattro giorni prima dell’uccisione dello statista democristiano. Parole struggenti e cariche di tensione drammatica, che esprimono lo stato d’animo di Moro, ormai rassegnato alla morte e pieno di attenzioni e di affetto nei confronti dei suoi familiari. Parole pronunciate dopo quasi due mesi di reclusione nell’appartamento di via Montalcini 8 a Roma, il «carcere del popolo» (come i brigatisti erano soliti definire la prigione di Moro), dove lo statista pugliese era stato sottoposto a un lungo interrogatorio e a una sorta di processo, culminato nella sua uccisione la mattina del 9 maggio 1978.

Oggi, a quarant’anni di distanza da quei tragici avvenimenti, le parole di Moro sembrano risuonare come un profetico monito, indirizzato non solo alla classe politica del nostro Paese ma a tutti i cittadini italiani. Le sue idee, i suoi principi, i suoi valori etici e civili conservano una straordinaria attualità, possono fungere da punti di riferimento essenziali anche nella nostra epoca, in cui sembrano mancare uomini politici con disegni ambiziosi e di largo respiro, basati su una solida preparazione culturale e su una forte coscienza morale e civile.

Al fine di ricordare la figura e le idee dello statista democristiano, la Fondazione Bertrando e Silvio Spaventa ha organizzato un’interessante iniziativa sabato 16 giugno a Bomba (CH), presso la Sala Consiliare del Comune. Dopo i saluti del Sindaco di Bomba Donato Di Santo, sarà Raffaele Bonanni, Presidente della Fondazione Bertrando e Silvio Spaventa, a prendere la parola e a tracciare un profilo di Moro, il cui ultimo discorso tenuto in Abruzzo risale al 24 luglio 1977, in occasione della Festa dell’Amicizia di Atri. Infine, sarà Rocco D’Alfonso, Responsabile Cultura dell’Ufficio di Presidenza della Regione Abruzzo, a ripercorrere l’itinerario culturale e politico di Moro, dalla presidenza della Federazione Universitaria Cattolica, nel periodo compreso tra il 1939 e il 1942, sino agli anni della «solidarietà nazionale» e al tragico epilogo del rapimento e dell’uccisione. Sarà anche l’occasione per onorare un uomo di Stato che ha perseguito tenacemente il suo progetto politico fino alla sua drammatica fine.MORO ARRIVO ATRI

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