In queste settimane sui giornali nazionali e locali primeggiano le notizie dei bulli, o più semplicemente dei prepotenti, cretini, ottusi e idioti che dopo aver scatenato la propria frustrazione o rabbia con i professori e coetanei, conquistano visibilità e “notorietà” per le boiate di cui sono resi responsabili. Talvolta, e solo raramente, qualche professore li bacchetta, li boccia o li fa sospendere dal dirigente scolastico. Molto più frequentemente invece si assiste ad una “resa” inconsapevolmente dannosa e sopratutto “autorizzativa” per il prossimo bullo della situazione. Succede spesso che la resa del docente sia per evitare ripercussioni o peggio ancora ritorsioni da parte dei genitori. Quei genitori irresponsabili, stupidi e bulli più dei figli, che piuttosto che mollare un ceffone al pargolo, se ne infischiano e vanno dritti in aula a mostrare anche loro “frustrazione, impotenza e rabbia” verso la società e, direi verso il figlio. L’impotenza nel saper fare il genitore, questo “mestiere” che non si impara da nessuna parte, che non ha programmi in tv da seguire per diventare tali, o peggio ancora format per essere protagonisti. Non c’è grande fratello che possa insegnare a fare il genitore o isola dei famosi che spieghi come sopravvivere a tale ruolo. Nemmeno una nota sul giornale, nessun programma che aiuti chi ogni giorno ci prova ,suo malgrado, ad essere migliore del giorno prima, a dare l’esempio. Ecco, l’esempio per l’appunto. Una  parola fuori luogo, un termine “scaduto” nel nulla di una società che di esempi ha bisogno, dal basso all’alto, da chi deve darlo come amministratore di un piccolo o grande comune a chi invece lo deve fare tra le mura di casa. Se il bullismo è la piaga della società, il menefreghismo non è da meno, specie quando questa si manifesta nei genitori, impegnati a fare selfie e mostrarsi sui social sempre più in forma, in attesa della “prova costume”. Una prova inutile a confronto di quella della vita. La propria e quella dei figli.BULLISMO

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